Anche quest’anno il liceo Sandro Pertini di Ladispoli ha partecipato a diverse iniziative presenti sul territorio, fra queste a manifestazioni per gridare il proprio dissenso contro la violenza sulle donne. Oltre alle molteplici attività nate all’interno del progetto Erasmus per sensibilizzare la cittadinanza sulla questione, l’Istituto ha ritenuto importante far partecipare anche una piccola delegazione di giornalisti alla presentazione del libro “Nora. Il silenzio deve tacere” scritto da Amalia Bonagura, tenutasi l’8 settembre presso la Biblioteca comunale “Peppino Impastato”.

“Tutto è iniziato quando mi hanno chiesto di scrivere alcune battute per uno spettacolo teatrale che avesse come tema centrale la violenza femminile.” – dice l’autrice all’apertura del dibattito- “Dopo poco mi sono resa conto che solo con l‘immaginazione non riuscivo a rendere abbastanza reale ciò che volevo mettere in scena; quindi ho iniziato a documentarmi e grazie al mio lavoro, ho potuto approfondire numerosi aspetti riguardanti questa tematica. Infatti io faccio parte della dirigenza della sezione anticrimine della Polizia dello Stato e consultare gli archivi, che contenevano una quantità non indifferente di denunce sporte o per prevenzione o per violenza subita, si è rivelato di grande aiuto ai fini dell’argomento”- prosegue la scrittrice con voce ferma e sostenuta – “Grazie a queste fonti ho potuto apprendere che il femminicidio non è un omicidio come tutti gli altri, ma ha una fenomenologia ben specifica: il più delle volte l’uomo, sentendo che viene intaccata la sua superiorità,  reagisce con l’intento di imporre la propria supremazia su qualcosa che crede suo, la donna. Mentre scrivevo del personaggio di Nora, la protagonista dello spettacolo teatrale, mi sono accorta di aver creato un piccolo romanzo, dove tutte le voci di quelle donne soffocate confluivano nella sua persona. In molti, dopo la pubblicazione del libro, mi hanno chiesto perché abbia deciso di ambientare la vicenda proprio nella media- alta borghesia romana. La risposta è semplice: il mondo dei femminicidi si sta estendendo a macchia d’olio anche nelle classi più altolocate della società e questo fenomeno riguarda dunque tutta la popolazione, non solo i ceti più bassi”.

A prendere la parola è stato poi Alfredo Bonagura, fratello di Amalia, nonché giudice penale. Il suo intervento si è aperto mettendo a confronto la propria esperienza lavorativa con la vicenda narrata nel libro: infatti non di rado si è ritrovato ad applicare misure cautelari nei confronti di uomini che compievano presunti atti di violenza nei confronti delle loro compagne. “Quando Amalia mi ha chiesto di leggere il suo scritto, pensavo di essere pronto e invece non lo ero affatto. La storia di Nora è la storia di tutte le storie, al suo interno sono racchiuse tutte le vite delle donne vittime di femminicidio. Se dovessi definire il personaggio di Nora ecco, lo paragonerei ad una falce, che taglia tutto e che ti lascia nudo di fronte al mondo, perché riesce a dare voce a tutte quelle poverette che hanno patito le sue stesse sofferenze, gettando inquietudine nell’animo di ciascuno di noi ”. E con queste frasi ha concluso il suo discorso, lasciando la platea attonita. La parola è poi passata all’assessore alle politiche sociali, Lucia Cordeschi.

La delegata del Comune ha raccontato di aver lavorato per un centro anti violenza “nella casa della salute” della nostra città. L’obiettivo di questi luoghi non è solo quello di ridare vita a tutte coloro che l’hanno persa, subendo atroci maltrattamenti, ma anche quello di autoeducarle per evitare che tutto questo possa ancora avvenire.

Vogliamo dunque ribadire il nostro No alla Violenza attraverso una frase che abbiamo trovato particolarmente significativa, contenuta nel libro: “Scrivo perché se dovesse succedermi qualcosa, non voglio il silenzio”.

2 pensiero su “Nora. Il silenzio deve tacere.”
  1. Grazie, Martina per il tuo interessante ed accurato articolo, l’ho apprezzato davvero più di qualsiasi altra recensione che è stata scritta sul mio libro. Il valore aggiunto del tuo articolo sta nel fatto che è scritto da una studentessa di diciassette anni che dimostra grande sensibilità e impegno. Brava, Martina!

    1. Non pensavo che l’eco del mio articolo potesse giungere fino alla scrittrice dell’opera: sono davvero lusingata. Grazie al suo libro ho potuto apprendere molto su un argomento che ai giorni d’oggi è, purtroppo, sempre in prima pagina. A presto!

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