Una ricostruzione dettagliata della storia del comune di Ladispoli, dalla fondazione del porto etrusco di Alsium fino alle ultime elezioni comunali. È il cammino tracciato nel libro Ladispoli. Un lungo viaggio nel tempo. Il volume si articola in due parti: la storia della città, curata da Amico Gandini (ex sindaco, che ha risposto alle nostre domande), e la raccolta e analisi di documenti (come piante urbanistiche, atti comunali e mappe) ad opera di Nardino D’Alessio e Marco di Marzio. La presentazione dell’opera si è svolta il 14 dicembre 2017 nella sala Consiliare del Comune di Ladispoli, ed è stata presieduta da Daniele Leodori, presidente del Consiglio Regionale del Lazio,  dal senatore Bruno Astorre e dall’attuale sindaco Alessandro Grando.

Il reale sviluppo di Ladispoli avviene solamente nel tardo ‘800, ma questo tratto di litorale ha una storia lunga e millenaria che affonda le sue radici nella civiltà etrusca, sviluppatasi già dall’VIII secolo a.C. nella vicina città di Kysra (l’odierna Cerveteri), centro politico e commerciale di grande importanza nell’Etruria meridionale. Presso l’attuale Palo, Kysra fondò il porto di Alsium che sopravvisse alla madrepatria (Kysra etrusca, sottomessa a Roma, col nome latino di Caere si avviò ad una lunga decadenza) che in età repubblicana divenne luogo di villeggiatura di ricchi romani (celebre è la Villa attribuita a Pompeo Magno presso Marina di San Nicola).

Passarono i secoli e il potere di Roma, minato da insanabile instabilità politica, fu travolto dalle invasioni di popolazioni barbare come i Vandali che nel 455 sbarcarono a Porto (Fiumicino) e saccheggiarono l’Urbe. Vent’anni dopo, l’Impero d’Occidente crollerà e gli Ostrogoti domineranno l’Italia (sono stati rinvenuti, nelle vicinanze dell’odierno cimitero di Ladispoli, monili e altri oggetti risalenti a quel periodo). Nei secoli successivi il Papato, con la Donazione di Sutri (728) prenderà possesso di vasti territori dell’Italia centrale e anche delle rovine di Alsium (definitivamente distrutte dalle incursioni dei pirati Saraceni sul litorale laziale tra il secolo IX e X). In questo periodo Alsium acquisterà il nome medioevale di Palus, probabilmente in riferimento alle paludi che lo circondavano. Nel 1265 Castrum Pali(“rocca di Palo”) risulta proprietà della famiglia Normanni, mentre nel 1330 i nuovi proprietari, i monaci di San Saba in Roma, cedono la parte centrale della tenuta di Palo (e successivamente anche le altre) a Bertoldo Orsini, appartenente ad una nobile e potente famiglia di parte guelfa. Gli Orsini doteranno Palo di un castello vero e proprio nel quale saranno ospitati diversi papi come il famigerato Alessandro VI Borgia e, qualche chilometro più a nord, il principe Flavio Orsini farà edificare Torre Flavia (cannoneggiata e semidistrutta dai soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale).

Il Seicento vede sorgere, accanto al castello, finalmente un Borgo; nel 1693 gli Orsini, in crisi economica, cederanno Palo e il Ducato di Bracciano a Livio I Odescalchi (pochi anni prima un suo parente, Benedetto, era stato eletto Papa col nome di Innocenzo XI). Gli Odescalchi (tuttora proprietari del Castello di Palo) doteranno il Borgo di una chiesa; le truppe francesi dirette a Roma per soffocare la Repubblica Romana, sbarcate a Civitavecchia il 25 aprile 1849, pongono una base a Palo; dal 1859 la stazione di Palo diviene l’unica fermata intermedia della ferrovia Roma-Civitavecchia.

È in questi anni che Palo diventa “Bagni di Palo” e questa porzione di litorale assume un ruolo prettamente turistico che tanta importanza avrà nella nascita di Ladispoli: con gli anni, però, i frequentatori (romani) della spiaggia di Palo raddoppiano, causando a Ladislao Odescalchi (nobile ricco e festaiolo, animatore dei “salotti bene” della Roma dell’epoca e amico di Gabriele D’Annunzio), fratello di quel Baldassarre deputato e senatore del giovane Regno d’Italia e fautore del lancio turistico della vicina Santa Marinella, non poche noie a causa dei rumori persistenti durante la stagione estiva. Si arriva così all’anno decisivo, il 1888, in cui il proprietario del castello (Ladislao, appunto) incarica l’ingegner Vittorio Cantoni di fondare una sorta di “villaggio vacanze” ante litteram in un’area pochi chilometri a nord di Palo, tra l’attuale via Ancona (confine della proprietà Ruspoli) e il mare e tra i due “fossi” Vaccina e Sanguinara. Come Gandini stesso osserva nel libro, il progetto “non prevedeva le condizioni indispensabili per garantire una residenzialità permanente. Non vi sono aree da destinare alla scuola, alla chiesa, agli uffici e al verde pubblico.” La Stazione balneare è chiamata Ladispoli (ovvero “città di Ladislao”) perché, ipotizza sempre Gandini, “l’utilizzazione del nome di un Principe, arcinoto nel bel mondo romano, avrebbe rappresentato un geniale lancio pubblicitario idoneo per catturare i potenziali acquirenti.” Il nuovo insediamento, davvero ristretto, privo di luce ed acqua e pressoché disabitato (fatta eccezione per i pochissimi “pionieri ladispolani”) nei mesi invernali, appartiene, come Frazione, al Comune di Civitavecchia.

Per comprendere la situazione e il lento sviluppo che interesserà Ladispoli, che impiegherà del tempo a emanciparsi dalla condizione di “villaggio vacanze”, bastino le parole di Trilussa, datate 1895: “Ladispoli non è niente ed è Roma (…) la sua popolazione è, come il mare, fluttuante; è grande all’arrivo del treno- bagni, ed è nulla quando il treno parte”.

Col tempo, però, arrivano le opere pubbliche inesistenti e la Stazione balneare si avvia a diventare città: all’acqua potabile (1895) seguono la posta, il lavatoio, la chiesa, la stazione dei Carabinieri, la scuola, la luce elettrica e poi bar, ristoranti e alberghi. Ai primissimi abitanti provenienti da Palo, si aggiungono con gli anni “alcuni lavoranti stagionali che, dalle regioni interne, da sempre scendevano in Maremma per sbarcare il lunario. Tutti con la stessa speranza di una vita migliore (…) non si arresero e rimasero, divenendo così il seme della città futura”. Negli anni trenta, la famiglia Marescotti-Ruspoli pianifica la costruzione di “Cere Marina” (dall’altro lato di Via Ancona) che poi verrà accorpata a Ladispoli vista la continuità territoriale. È in quegli anni che, dopo decenni di presenza stagionale, alcuni pescatori provenienti da Pozzuoli, in Campania, si stabiliranno a Ladispoli, che già definisce il suo carattere inclusivo ed eterogeneo. La Seconda Guerra Mondiale non sarà che una buia parentesi. Il calo della presenza di villeggianti precederà di poco l’occupazione tedesca nel settembre del 1943: i soldati nazisti ordineranno l’evacuazione dei cittadini e l’arruolamento degli uomini abili al lavoro per opere di rafforzamento della costa. La fine del conflitto, con l’arrivo degli Americani, coinciderà con la ripresa delle attività politiche e di libere elezioni, che la dittatura fascista aveva cancellato: Civitavecchia, importante porto mediterraneo, devastata dai bombardamenti durante il conflitto, si avvia verso una lunga ricostruzione. La frazione di Palo-Ladispoli, allora, non potendo ricevere dal capoluogo, in profonde difficoltà, l’aiuto necessario, con decreto presidenziale del giugno ’49 passa al più vicino Comune di Cerveteri.

La frazione balneare, dagli anni ’50 in poi, verrà, assieme ad altri comuni del circondario, sarà interessata dalla Riforma Agraria e dalla formazione dell’Ente Maremma: i pascoli cederanno il passo alle coltivazioni e, tra gli altri prodotti della terra, spunterà quello caratteristico della zona, il carciofo (omaggiato dal 1950 con una sagra che ancora oggi richiama numerosissimi visitatori). Ladispoli comincia una crescita tumultuosa, superiore di quella del nuovo capoluogo: al centro iniziale, si aggiungono nuove lottizzazioni (Caere Vetus, Cerreto) e inizia l’edificazione dei “palazzoni”, alti fino a dieci piani, dapprima lungo le rive del Sanguinara e poi in tutto il territorio della frazione. Fioriscono bar, ristoranti, cinema: la vecchia Stazione Balneare è frequentatissima d’estate e ha una cospicua popolazione anche in inverno, proveniente da tutta Italia. I tempi sono maturi: Ladispoli può, dal 1970, diventare Comune autonomo, e in continua crescita. Il nuovo Comune arriva a comprendere Marina di San Nicola e, verso l’interno, la nuova lottizzazione Miami ai confini con la Via Aurelia.

Gli abitanti, dai settemila che erano nel 1970, superano i quindicimila nell’85. In quel quindicennio, Ladispoli sarà interessata dall’arrivo di profughi sovietici diretti per lo più in Canada e Stati Uniti, che, in attesa del visto, sosteranno sulle coste tirreniche; molti altri stranieri, invece, rimarranno a Ladispoli, generando un clima fertile, accogliente e multiculturale, alla base dell’odierna “Città multietnica”. Con la caduta del muro di Berlino nell’89, approderanno a Ladispoli cittadini rumeni, polacchi e bulgari, seguiti negli anni da numerose altre etnie, provenienti da tutto il mondo. La città raggiunge, nel 2016, i quarantunmila abitanti. Ladispoli, fin dall’inizio della sua storia è stata crocevia di culture: dai braccianti del centro Italia ai pescatori del Sud fino a recenti immigrati cinesi e maghrebini. Gandini conclude così il suo racconto: “riconosciamo l’essenza della nostra Polis: la capacità di accoglienza di cui, tutti, siamo stati figli (…) la cerimonia (del quarantennale dell’indipendenza comunale) fu introdotta da un coro di alunni di scuola elementare diretto da una maestra che, come molti bambini, era di origine straniera. Questo determinò, durante l’esecuzione dell’Inno Nazionale, una emozione intensa, ma diversa dal solito. Ed è con questo ricordo, ricco di speranza, che voglio chiudere il mio racconto. Il viaggio invece prosegue: con loro. Tutti ladispolani, tutti italiani”.

Amico Gandini, lei ha incentrato la sua presentazione su come Ladispoli sia città accogliente. Potrebbe definire cos’è Ladispoli città multietnica?

Partendo dai dodicimila residenti di trent’anni fa, Ladispoli ha raggiunto quarantamila abitanti con persone provenienti dapprima da alcune regioni italiane, poi da tutta Italia e da tutta Europa, e infine da tutto il mondo. Noi abbiamo a Ladispoli qualcosa come 50 o 60 etnie, la città è multietnica perché si è costituita così attraverso tutta la sua storia. Quello che va sottolineato è che l’assommarsi di persone diverse ha creato una società solidale: a Ladispoli non è mai accaduto alcun incidente razziale. È un patrimonio che vi lasciamo, e che dovete garantire nel modo più assoluto.

Come immagina il futuro della città?

I tempi sono difficili, è chiaro. Il mare, così com’è stato “inventato”, ovvero per la villeggiatura, non è una risorsa economica, a mio avviso. Se si considera che prendere in affitto oggi un appartamento al mare costa più che andare in vacanza alle Seychelles, non mi sembra che questo sia un serbatoio per il futuro. Ciò significa che i giovani dovranno inventarsi qualcosa. Il territorio però è ristretto, molto. Si può pensare a una vacanza nuova, di tipo culturale, ma ormai l’economia di Ladispoli dipende soprattutto dai diecimila pendolari che ogni giorno vanno a Roma e tornano. Perciò il primo obiettivo, che va preservato e ampliato, sono i servizi per i residenti. Perché uno va a lavorare fuori, ma al suo ritorno deve ritrovare la scuola per i bambini, l’assistenza. L’importante è che manteniate la mentalità aperta e solidale che si è formata nel corso della storia. 

2 pensiero su “Ladispoli: città dell’accoglienza”
  1. Molto interessante. Sono in disaccordo con il signor Gandini circa la visione del mare non come una risorsa. Ci sono intere regioni italiane che fanno affidamento sul mare come risorsa economica, che cercano di mostrare ciò che di bello ha da mostrare il proprio territorio. Una volta a Ladispoli si organizzavano giri “in barca”, il famoso Settebello che in molti ricorderanno. Era diversa l’atmosfera, era diverso il mare. Se le amministrazioni locali iniziassero a tutelare il mare con azioni concrete e si iniziasse a rendere Ladispoli più “viva” si riuscirebbe ad attrarre di nuovo turisti. Il problema è che ci sono città che hanno ancora depuratori non perfettamente funzionanti e un problema così banale la dice lunga sul futuro che questa zona potrà avere.

    1. Molte grazie, signor Tiziano. Speriamo che col tempo riusciremo a capire un elemento così misterioso e vario come il mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *