In occasione della Giornata Della Memoria affronteremo una tematica tutt’ora molto delicata: l’Olocausto. Parlerò di Alberto Sed, uno dei pochi sopravvissuti a questo drammatico evento, la cui storia è stata raccontata nel libro “Sono stato un numero”, scritto da Roberto Riccardi.
Figlio di Enrica Calò e Pacifico Sed, Alberto nasce a Roma nell’inverno del 7 Novembre 1928 in una famiglia di origine ebraica. Rimasto orfano di padre, Enrica si ritrovò a crescere da sola anche le tre figlie: Angelica, Fatina ed Emma. Passò così gran parte della sua infanzia in Collegio, fino a quando non entrarono in vigore le leggi razziali che gli impedirono di proseguire gli studi. Poco dopo venne denunciato e prelevato dalla polizia fascista assieme alla madre ed alle sorelle il 24 marzo 1944.

Dopo il loro arresto, la famiglia Sed venne portata a Fossoli, un centro di raccolta dei deportati. Da quel momento il viaggio verso Auschwitz cominciò il 16 maggio 1944, quando Alberto aveva solo 15 anni. «Mia madre e mia sorella Emma, la più piccola, furono mandati immediatamente nei forni – racconta – Io, dopo la doccia fredda e la rasatura dei capelli, fui inviato nel blocco 29». Ed è proprio qui che Alberto diventa un numero, A-5491.
Scheletri che respiravano l’aria di un inferno: Sperare di riaprire gli occhi la mattina seguente o abbandonarsi alla tranquillità della morte? Questi sono i lunghi dieci mesi che all’interno del libro ricreano in modo raccapricciante l’inimmaginabile disumanità dei soldati tedeschi.
Credo che uno degli episodi più strazianti raccontati nel libro sia quello dove due tedeschi per divertimento obbligarono Alberto a lanciare dei neonati in aria, mentre loro gli avrebbero poi sparato durante il volo. «Amo immensamente i bambini, ma non sono più riuscito a prenderne uno in braccio. Se solo accenno al gesto, mi assale la paura che qualcuno mi gridi di lanciarlo.»
Aprile 1945, Alberto Sed viene definitivamente liberato dagli americani. Ritornato a Roma da superstite, ebbe la fortuna di ricominciare una nuova vita affiancato dalla sorella Fatina, vittima degli esperimenti di Josef Mengele. Sposò poi Renata, con la quale ebbe tre figlie che gli diedero il regalo di diventare nonno e bisnonno. Una famiglia splendida che, come dichiara nel libro, per Alberto rappresenta l’unica vera e propria rivincita.

Nonostante la tragica esperienza, decise di interrompere il silenzio raccontando la propria storia in televisione, nelle carceri e nelle scuole. Nel 2014, infatti, rilasciò la sua testimonianza anche a Ladispoli in un incontro con i ragazzi della scuola media Corrado Melone, regalando alla nostra città un’esperienza davvero indimenticabile.
• Fonti: Immagine Famiglia Sed, Immagine Alberto Sed, Immagine in Evidenza

Complimenti
Molto brava !!