Sono state ritrovate a Napoli trentotto pagine inedite di appunti e di commenti.

Nella biblioteca Nazionale di Napoli sono state rinvenute ben trentotto pagine inedite del grande poeta italiano Giacomo Leopardi, pagine che appartengono ad un corpus di manoscritti; i ritrovamenti infatti contengono cinquecentocinquantasette segnalazioni bibliografe, relative a titoli di autori antichi, tardo antichi e padri della Chiesa, le annotazioni si trovano inserite all’interno del quadernetto in uno scrupoloso ordine alfabetico.

Le pagine sono state probabilmente redatte tra il 1816 e il 1817. Gli autori citati vanno da Omero ad Aristotele, da Cicerone a Platone, Catullo, Orazio e Aristofane, per un totale di trecentoquarantasette autori greco-latini, più o meno noti.

Questo ritrovamento è di grande importanza per la figura di Leopardi come filologo, che, non trovando più soddisfacente per colmare la sua sete di conoscenza la biblioteca paterna, seppur molto vasta, inizia a cercare le edizioni migliori e più rigorose degli autori antichi, consultando e studiando anche riviste letterarie del tempo. La grande scoperta è stata fatta da due studiosi italiani: Marcello Andria, direttore del sistema bibliotecario dell’Università di Salerno, e Paola Zito, docente di biblioteconomia e bibliografia all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

 

 

I due studiosi, per trent’anni anni, hanno lavorato alle carte del poeta recanatese, custodite nella biblioteca napoletana, studiandole, confrontandole ed interpretandole. “Leopardi bibliografo dell’antico”, libro scritto da Marcello Andria e Paola Zito e pubblicato dalla casa editrice Aracne, è il frutto dei numerosi anni di studi, in cui gli studiosi si sono focalizzati soprattutto sugli inediti leopardiani dello Zibaldone, progetti incompiuti, appunti di lettura ed elenchi di libri.

Il libro è stato presentato il 31 gennaio scorso nella “Sala Rari” della biblioteca Nazionale di Napoli, accompagnato da una mostra delle carte autografe descritte all’interno del volume.

Fonti: Immagine in evidenza

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