La legge italiana sull’aborto compie 40 anni quest’ anno e rimane tra le più valide al mondo, anche se alcuni suoi aspetti – come l’eccesso di medici obiettori – andrebbero migliorati.
L’analisi è degli esperti del Guttmacher Institute americano, dai quali è stato recentemente pubblicato un rapporto sull’accesso all’interruzione di gravidanza nel mondo.
“La legge impone un obbligo legale alle autorità di garantire alla donna l’accesso ai servizi”, ha spiegato Katrine Thomasen del Center for Reproductive Rights.
Nella pratica, tuttavia, spesso le donne hanno grandi difficoltà; manca, infatti, in molte regioni e strutture, un sufficiente numero di personale non obiettore .
Per comprendere l’ impatto di questa Legge bisogna ricordare come, negli Anni ’60, i modelli culturali radicati nella società italiana imponessero la maternità come principale realizzazione della donna e come fosse diffusa l’ignoranza dei più elementari servizi sociali sanitari e di assistenza al parto.
Questo è il quadro sociale che, su denuncia dell’UNESCO, ha permesso un milione e mezzo di aborti clandestini, praticati, all’inizio degli Anni ’70, con l’aiuto di medici compiacenti.
Non si conosce il numero di donne morte per emorragie e complicanze successive.
L’interruzione volontaria di gravidanza, inoltre, in passato era punibile come reato previsto dal Codice Penale.
Con la legge 194 del 1978, l’interruzione di gravidanza è stata riconosciuta come una pratica legale, consentita entro i primi 90 giorni di gestazione.
Sicuramente, però, è stato molto difficile trovare medici non obiettori di coscienza, disposti a praticare l’ aborto chirurgico su tutto il territorio nazionale. Infatti, se da un lato la legge italiana sull’aborto è considerata tra le più sicure e meno restrittive al mondo, d’altro canto, sull’applicazione di questa, sussistono gravi difficoltà. Sebbene essa imponga l’obbligo legale alle autorità di garantire alle donne l’accesso di servizi sanitari, troppo esiguo è, come si diceva, il numero del personale non obiettore di coscienza.
Certamente l’aborto è un’esperienza dolorosa per qualunque donna e per questa ragione la Legge 194 va attuata concretamente, per proteggere realmente le donne in difficoltà ed evitare decessi che tuttora seguono ad aborti effettuati nella clandestinità.
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