La felicità. Nome sublime. Qualcuno sa cosa significhi veramente? Partiamo dall’etimologia: felicitas, a sua volta derivante da felix (felice), la cui radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza, prosperità. Perciò felicità significa letteralmente “la compiuta esperienza di ogni appagamento”, “ritenere soddisfatti tutti i propri desideri”, ovvero un senso di pienezza e soddisfazione. Ma la vera domanda è: si prova veramente questa sensazione? Quando?
Spesso non si riesce a capire se sia veramente felicità quella che ci rende, per così dire, “pieni”. Ne esistono diversi tipi: alcuni più belli degli altri, ma tutti sono parte della stessa emozione.
La prima è la felicità per cose materiali, forse la più evidente. Rende sempre felici fare degli acquisti, ricevere dei regali, e questo ci dà un senso dell’abbondanza di cui si parlava. Non è un’emozione irrimediabilmente negativa; qualsiasi cosa renda felici non può che essere positiva. Se questo comporta fare delle spese, perché rinunciare al proprio benessere?

Poi c’è la felicità per i piacevoli avvenimenti quotidiani: a volte, le piccole cose della nostra quotidianità rendono incredibilmente soddisfatti, e conseguentemente felici. Magari si prova questa sensazione mangiando qualcosa che piace, ottenendo un risultato da un lavoro manuale o ricevendo una buona notizia.
Successivamente, esiste lo stato di flow. Questa felicità si verifica quando ci si immedesima in qualcosa che ci piace realizzare. In questo caso, ci si dimentica del tempo e di ciò che capita intorno. I Greci pensavano che ciò avvenisse grazie al titano Crono, che faceva volare il tempo oppure lo rallentava servendosi di un simbolo antico: l’Uroboro.

La felicità delle relazioni probabilmente è la più duratura e significativa. La vera pienezza consiste nell’amore, nella parte mancante di noi stessi, quella persa alla nascita con il distacco dal ventre materno; sta nell’anima gemella. Amando, la nostra felicità è amplificata a dismisura.

Un altro tipo di felicità è quella derivante dal raggiungimento dei propri obiettivi. Molti possono pensare che la gente che prova questa sensazione sia ambiziosa, egocentrica e narcisista, ma la soddisfazione che dà è innegabile. Raggiungere un obiettivo significa completare una parte di se stessi, soddisfare la propria ambizione grazie a un duro lavoro e un impegno costante. Certamente non significa porsi al centro del mondo: solo voler essere felici.
L’ultima è il genere di felicità più difficile da raggiungere: capire il senso della propria vita. Sembra impossibile, eppure capirlo significa riempire un vuoto altrimenti incolmabile. Capire il motivo della propria esistenza dà la possibilità di renderla straordinaria, facendo ciò che si ama.
Forse la felicità può essere sfuggente o difficile da raggiungere. Spesso si dice che stia sul filo del rasoio per quanto effimera è la sua natura. Ma non bisogna mai perdere l’occasione di provarla; mai e poi mai la si deve far sfuggire.

Argomento “arduo” che poteva cadere facilmente in un discorso scontato e prolisso , trattato invece con la giusta dose di “emotivo cinismo” !