Il Pianeta Rosso, Marte, il “fratellino” della nostra amata Terra, è spesso stato oggetto di studio nel corso della storia. Le prime osservazioni risalgono ad Aristotele che, osservandone il movimento, tentò di spiegare il geocentrismo dell’universo. Gli succedette poi Galileo Galilei, il primo a puntare il telescopio nella sua direzione.
Il suo fascino, tuttavia, non è andato scemando nel tempo: al contrario, è cresciuto sempre più, attirando nuove ricerche. Tra gli scienziati che si sono occupati del Pianeta Rosso c’è anche un’ex liceale del nostro Istituto, Elisabetta Mattei, oggi ricercatrice presso il Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università “Roma Tre”. Elisabetta si è distinta per aver partecipato alle ricerche che hanno confermato la presenza di acqua su Marte. Le classi quarte e quinte della nostra Scuola hanno avuto la grande fortuna di incontrarla nella mattinata di venerdì 14 dicembre, presso la Biblioteca comunale “Peppino Impastato”.
Dopo un breve saluto dell’assessore alla Cultura, Marco Milani, che ha sottolineato quanto sia importante che studenti ed esperti si incontrino perché il sapere si diffonda sempre più nel tessuto sociale, la dottoressa Mattei, ha preso la parola.

“Questa scoperta sensazionale – ha raccontato – è il frutto di dieci anni di ricerche e analisi, alle quali hanno partecipato diverse persone (tutti studiosi nostri connazionali), ognuna delle quali, con il suo piccolo contributo, si è rivelata di fondamentale importanza per il raggiungimento di un bene collettivo”. Subito dopo Elisabetta Mattei ha espresso la gioia di “di parlare a queste nuove giovani leve, forza per il futuro di questo mondo”. Poi ha cominciato a raccontare la sua avventura, descrivendo “i passaggi salienti che hanno fatto sì che i nostri presagi non fossero soltanto illusioni, ma verità fondate e verificate”.

“La motivazione, che ha spinto la ricerca a fare i primi passi – ha spiegato la ricercatrice – è dovuta sostanzialmente alla concezione della vita che abbiamo noi esseri umani sulla Terra: l’acqua è la fonte della vita e, di conseguenza, su un pianeta come Marte, la sua presenza potrebbe accertare o meno l’esistenza di altri esseri, magari oggi estinti. Facendo un parallelo tra i due pianeti del sistema solare si evince che non si differenziano poi di molto: infatti, entrambi hanno il giorno di durata media di circa ventiquattro ore e l’asse di rotazione, che determina l’alternanza delle stagioni, si differenzia di soli due gradi”.

“Ciò che, al contrario – ha aggiunto – pone i due corpi celesti in totale contrapposizione sono la temperatura (Terra 14°C e Marte -55°C) e la pressione atmosferica (Terra 1 atm sul livello del mare e Marte 0.007 atm). Questi fattori farebbero pensare che l’acqua non sia mai stata presente su Marte. Tuttavia, alla fine degli anni Novanta, in Antartide venne analizzato un meteorite che presentava tracce di H2O. Inoltre, durante alcune missioni spaziali, vennero fotografati su Marte, presso la Valle Marineris, alcuni ammassi di materia riconducibili a ghiacciai”.
“Queste, che sono soltanto alcune prove, hanno permesso di ipotizzare che circa 4 miliardi di anni fa sul Pianeta Rosso fosse presente acqua anche allo stato liquido e che sia stata spazzata via dal vento solare. La parte restante sembra invece essere rimasta intrappolata in laghi sub glaciali ai poli e nel permafrost ancora allo stato liquido, poiché lì le condizioni climatiche sono molto più favorevoli rispetto a quelle superficiali”.
“Avendo questa consapevolezza, gli studi si sono mossi sulla falsariga di quelli adottati sulla Terra, il Pianeta Blu: attraverso l’utilizzo di radar, che riflettono onde elettromagnetiche, è possibile captare la presenza di materiale, in questo caso acqua, in un determinato luogo”.

“Analogamente, per avere la certezza che su Marte ci fosse davvero acqua allo stato liquido, il 2 giugno del 2003 è stato inviato uno spacecraft con attaccato un radar (Marsis) che è giunto a destinazione il 25 dicembre dello stesso anno. Le ricerche effettive però sono cominciate soltanto nell’aprile del 2005, poiché si aveva il timore che con l’apertura delle antenne venissero danneggiati altri dispositivi interni. I primi dati sono giunti nel 2008, ma non ci hanno soddisfatto sufficientemente: infatti Marsis era stato programmato in modo tale che ogni cento tracce trasmettesse una media”.
E qui, Elisabetta Mattei racconta come è arrivata la svolta: “Per fortuna uno dei quattro ingegneri che lo avevano progettato si ricordò che Marsis era stato dotato di quattro chip, che in seguito hanno permesso la raccolta dei dati senza alcuna mediazione”.
“Dall’interpretazione e dall’analisi dei diversi contributi, abbiamo scoperto che su Marte c’è un lago salato di una superficie di circa 20 kilometri per 20 kilometri, del quale però non sappiamo la profondità”, ha concluso Elisabetta Mattei.
Uno scroscio d’applausi ha concluso l’incontro. Noi, studenti del “Pertini”, non possiamo che essere orgogliosi di aver avuto una “compagna di scuola” tanto in gamba da scrivere una pagina di storia e di progresso per l’intera umanità.
