È proprio il caso dirlo: non si piange sul latte versato, o almeno è così che recitano gli striscioni che da un mese a questa parte sono stati eretti a emblema della protesta dei pastori sardi. I media hanno definito “onda bianca”, le manifestazioni contro il calo del prezzo del latte ovino e caprino, sceso a soli sessanta centesimi al litro.

Tale ribasso è dovuto al fatto che 33 caseifici su 35 hanno prodotto più pecorino romano di quanto le proprie quote – assegnategli dal Consorzio – consentissero, causandone quindi anche la relativa diminuzione del prezzo. Questo ha fatto sì che le industrie casearie rientrassero della perdita rifacendosi a spese dei produttori di latte e quindi pagandoli meno di quanto pattuito.

La rivolta vera e propria scoppia, però, solo a ridosso del 6 febbraio 2019, quindi a distanza di circa tre mesi dalla diminuzione del valore del prodotto, e vede coinvolti due uomini incappucciati e armati di bastoni che, lungo il tragitto tra Cagliari e Oristano, obbligano con le minacce l’autista di un camion a scendere dal mezzo e a versare in strada il frutto del suo duro lavoro.

Passano i giorni, ma il fervore persiste e se possibile si accende maggiormente. Il 24 febbraio, giorno delle elezioni regionali, infatti ecco l’ennesimo assalto a un camion-cisterna, le modalità sono le stesse del precedente, ma questa volta i soggetti sono armati di fucile.

Il governo, nel frattempo, cerca di sedare gli animi; il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si reca nell’isola per presentare la sua proposta: lo Stato acquisterà 67 mila quintali di formaggio (al costo di 44 milioni) così da far salire il prezzo del prodotto, garantendo ai pastori un aumento di dieci centesimi, arrivando quindi a 70 centesimi al litro.

I produttori di latte rifiutano però l’offerta, non trovandola soddisfacente e persistono nella loro protesta, al fine di raggiungere il prezzo di un euro al litro.

Migliaia e migliaia di litri di latte versati in strada, fiumi bianchi che rappresentano la lotta di una comunità che, nel suo piccolo, ha alzato la testa e ha fatto sentire la sua voce, causando purtroppo numerosi problemi in tutta la Sardegna. A causa dei diversi blitz organizzati, infatti, la strada statale 131 (che percorre e collega quasi interamente l’isola), la Ss 125 e 129, risultano spesso bloccate.

Oltre al blocco del traffico, c’è stata una vera e propria esplosione di violenza che, negli ultimi giorni, ha toccato il suo apice con il fuoco appiccato a un altro camion, in provincia di Nuoro. Sebbene il ministro sia stato chiaro sul fatto che le forze dell’ordine non debbano rispondere a colpi di manganello nei confronti dei facinorosi, si sono registrati alcuni episodi che hanno portato alla denuncia di ben dieci pastori.

In questo eterno braccio di ferro tra il Consorzio, le industrie casearie, lo Stato e l’assemblea dei pastori sardi, l’unica che continua a pagare il prezzo della lotta senza subire ribassi è la Sardegna stessa.

La regione però trova la forza di rialzarsi e, per citare l’inno della brigata “Sassari”, fortes che nuraghe (forti come i nuraghi) tutti gli abitanti si stringono in questa lotta.

Perfino la squadra di serie A, il Cagliari, si è unita alla protesta, rinviando la partita contro il Milan in primis e poi calciando a terra, a loro volta e su modello dei rivoltosi, bidoni pieni di latte.

Il Cagliari entra allo stadio San Siro indossando una maglia bianca con la scritta “solidarietà per i pastori sardi”

Nel capoluogo si mobilitano anche i giovani studenti che nell’allevamento ovino e caprino vedono una delle principali opportunità lavorative in quanto settore più sviluppato dell’area. Numerosissimi sono scesi in viale Trento sotto la sede della Giunta gridando: “Siamo tutti pastori sardi” o “Pastore sardu non t’arrendas”.

Cortei studenteschi su viale Trento

A chi contesta i modi brutali e lo spreco alimentare delle manifestazioni, i pastori sardi rispondono piangendo: “Tanto vale buttarlo”. Scelta discutibile forse, ma senza dubbio l’unico modo per porre sotto i riflettori una questione che altrimenti sarebbe stata accolta con la solita indifferenza di una noiosa notizia passata dal telegiornale serale. Se il latte vale meno dei costi della sua stessa produzione allora è vero: tanto vale buttarlo.

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