A seguito di recenti sondaggi effettuati sul territorio europeo, è emerso che il 60% dei fiumi è inquinato e non rientra negli standard ecologici stabiliti dalla stessa UE nella Direttiva Europea Acque.

L’obbiettivo della Direttiva è quello di fare in modo che fiumi, laghi, falde acquifere e altri “corpi idrici” dell’Unione raggiungano il “buono stato ecologico” indicato nel documento entro il 2027, ma oltre a non rispettare le norme la maggior parte dei governi sta anche tentando di depotenziare i termini della Commissione Europea. I piani da seguire ci sono, e sulla carta la Direttiva Acque è adeguata, ma i governi dimostrano una superficialità esagerata, abusando delle deroghe concesse e non stanziando i fondi necessari alle opere di “pulizia”, ignorando non solo le 40 specie ittiche a rischio, ma anche l’intero ecosistema di cui le acque dolci sono la base e le attività agricole a esse collegate.

Le cause dell’inquinamento idrico sono varie e numerosissime, principalmente si tratta di acque di scarico provenienti da fabbriche e pesticidi industriali che si infiltrano nei corsi d’acqua, e le soluzioni sono la depurazione degli scarti e il divieto dell’utilizzo di certi prodotti chimici; potremmo elencarle tutte, ma se si cercano dei responsabili è inutile cercare le cause a livello chimico, quale rifiuto causi quale effetto negativo: i “cattivi” sono il disinteresse delle aziende che badano solo ai loro interessi e non si impegnano ad impiegare processi di produzione meno inquinanti, i politici a cui non conviene fare campagna elettorale sull’ambiente, il mancato rispetto delle norme, la superficialità della maggioranza della popolazione.

Probabilmente il vero problema della questione ambientale, non solo la parte relativa all’inquinamento dei fiumi europei, è proprio che se ne parla in modo troppo poco appetibile per la “massa”: in giro ci sono diversi documentari, libri, studi scientifici sull’argomento, tutti approfonditi e accurati, ma la maggior parte delle persone non prende sul serio il problema perché l’unica fonte di cui si fida ciecamente (spesso poco affidabile) non ne parla. Alcuni non credono veramente che potrebbero estinguersi le api a breve, o che i pesci che peschiamo e mangiamo diventano sempre più dannosi a causa dell’inquinamento dei mari, perché sembra surreale e perché (soprattutto di recente con gli antivax e svariati complottismi) si sta diffondendo un senso di sfiducia nelle autorità scientifiche e intellettuali. Altri invece sono a conoscenza di questi problemi ma sono troppo superficiali per sostenere anche minimamente le iniziative “verdi” o per parlare di argomenti che non siano di tendenza al momento.

Inoltre molti si sentono distanti da chi invece è interessato a certe tematiche, gli “ambientalisti” sembra che vengano percepiti come degli hippie di nuova generazione, distanti dal cittadino medio. Persino i ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione del 15 marzo sono stati criticati (da una minoranza fortunatamente) per l’irrilevanza della protesta “che tanto non cambierà niente”, come se fossero solo degli illusi o degli scansafatiche che vogliono marinare la scuola.

Fortunatamente ci sono associazioni che hanno a cuore emergenze come quella delle acque europee, e che hanno creato la coalizione Living Rivers Europe, di cui fa parte anche il WWF. Grazie al loro impegno nel diffondere consapevolezza fra i cittadini è nata la campagna #ProtectWater, che ha avuto un buon successo, raccogliendo oltre 300.000 firme in tutta Europa, ma che purtroppo è stata presa in considerazione solo per poco dai governi e nessun vero cambiamento radicale è stato attuato.

A fronte di questa situazione, le uniche cose che possiamo fare sono continuare a firmare la petizione online (che tuttavia è ormai “vecchia” per i ritmi di Internet) e imparare a essere più “green”. Ci sono diversi siti come quello del WWF e di Legambiente su cui ci si può informare sulle buone abitudini da intraprendere per sostenere l’ambiente, ma anche appoggiare iniziative come Fridays for Future è un contributo molto prezioso.

La situazione dei fiumi in Europa è l’ennesimo campanello d’allarme; la tutela dell’ambiente non è una cosa da prendere sottogamba, non si tratta di proteggere qualche specie animale sconosciuta, si tratta di difendere l’umanità dai cambiamenti climatici a partire da adesso: il tempo per fare qualcosa prima o poi finirà.

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