“Piangete, lasciatevi andare, guardatevi dentro”.
Con queste parole Catena Fiorello ha voluto presentare Flora, il personaggio centrale del suo nuovo libro Tutte le volte che ho pianto, durante l’incontro con i lettori alla libreria “Scritti e Manoscritti” di Ladispoli.

Incontro con Catena Fiorello alla libreria Scritti e Manoscritti di Ladispoli

La storia di Flora è quella di una donna che nella vita ha sofferto molto.
Antonio, l’uomo che ha sempre amato e che tuttora ama, marito e padre di sua figlia Bianca, l’ha ripetutamente tradita. Non è però questa la principale causa del suo malessere, bensì la richiesta di divorzio da lui mossa.
Richiesta che, come dirà sua figlia, renderà Flora “fredda come una statua di marmo”.

A causa del fallimento del proprio matrimonio, Flora non si fiderà più degli uomini e inizierà a vederli come individui pericolosi, “da maneggiare con i guanti della sfiducia”.
Finché un giorno, nel bar di Messina dove lavora, entrerà Leo, un uomo che le rivelerà di aver avuto con lei una relazione durante il periodo dell’adolescenza e che le svelerà delle cose su Giovanna, la sorella maggiore di Flora.
Quest’ultima era morta poco tempo prima, portando con sé il sorriso della madre, e lasciandola in uno stato di depressione profonda. Ciò ha portato Catena a compiere, nel libro, una digressione sul rapporto madre-figlia, partendo come esempio dai rapporti tra Flora e la madre, e tra Flora e la figlia Bianca.

Alla presentazione la scrittrice esordisce introducendo un tema per lei essenziale, il fil rouge del pianto.
Questo è uno strumento attraverso cui è impossibile non creare empatia.
Catena rivela che, quando vede qualcuno piangere, sente smuovere dentro di lei quelle lacrime che tanto si impegnava a reprimere.
Eppure è lei stessa ad invitare i presenti al pianto , visto come uno strumento fondamentale per lo sfogo. Infatti esso non deve assolutamente essere visto come la dimostrazione di una fragilità, ma come una sorta di autoprotezione, dato che trattenere delle lacrime porta all’innalzamento di muri di cemento, che talvolta diventano insormontabili.

Un’altra digressione descritta nel libro, che Catena ha voluto leggere durante la presentazione, è stata quella sulla corsa.
“All’inizio la usavo per calmare la voglia di buttarmi giù da un precipizio. Corro per tutte le volte che qualcuno mi obbliga a stare fermo”.
La corsa è, per Catena, un’attività incredibile, capace persino di accrescere l’autostima di chi la pratica. Infatti ogni passo fatto in più rispetto alla volta precedente è sempre un superare se stessi e i propri traguardi, un continuo andare oltre i propri limiti.

In più l’aria fresca, che ti accarezza il viso, gli alberi o i palazzi attorno, ti trasmettono libertà, ed è ciò che porta a considerare la corsa come un mezzo efficace per fuggire dai pensieri, staccare da tutto e sostare per un po’ su un altro universo, una porzione di tempo da trascorrere in un posto magico, seppur immaginario.

Correre è staccare per un po’ dai propri problemi

I problemi da cui Flora desidera scappare sono quelli di un matrimonio finito, un amore spezzato.
Ed è proprio scrivendo di questi problemi, annuncia Catena, che la sua stessa visione del tradimento è cambiata.

Le domande che essa si pone sono semplici: Cosa porta una persona a tradire? Cosa le succede interiormente?
Per l’autrice, per comprendere i gesti di ogni individuo, prima di giudicarli, occorre fare un’osservazione globale sulla persona e su tutti quelli che sono i problemi che ella stessa ha dovuto affrontare nel corso della sua vita.
Affida il compito di trasmettere questo messaggio proprio a Flora che, nelle ultime pagine del libro, racconterà ai lettori di un nuovo Antonio, che neanche lei conosceva.
Un Antonio fragile, con delle preoccupazioni e dei pensieri terribili, dai quali gli è impossibile scappare, con delle difficoltà e delle fragilità.

Ognuno di noi è diverso e vive determinate vicissitudini in maniera differente. Non vi è un metro di paragone, non ci sono regole fisse, occorre solo vivere la vita senza freni e senza paure.

Chiunque deve sentirsi libero di farlo come crede, perché la vita è una e non ci verrà restituita, per questo dobbiamo compiere i gesti che vogliamo e che rispecchiano quella che è stata la nostra esistenza, senza doverci ritrovare, un giorno, con soli rimpianti.

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