“Il gioco è la vera attività naturale del bambino”. Così affermava Friedrich Fröbel, educatore e grande pedagogista tedesco del 1800.
Sin dall’antichità i bambini hanno utilizzato giochi, passatempi e giocattoli simili a quelli odierni: il tiro alla fune, l’aquilone, il cavalluccio, le altalene costruite con corde, assi di legno e poi legate ai rami possenti di un albero. L’assenza delle tecnologie non ha ostacolato la presenza di giochi: anzi, l’ingegno e la manualità dei bambini ne hanno beneficiato. Anche nel secondo dopoguerra, quando le famiglie erano stremate dall’esito disastroso dei numerosi bombardamenti, i bambini, privi anche degli spiccioli che potessero servire a comprare qualche nuovo giocattolo, si davano da fare per costruirne con le loro mani laboriose.

Ma dove trovare tutte le informazioni possibili sui giocattoli e i passatempi della metà del Novecento? È sufficiente interrogare nonni, zii, uomini e donne che hanno vissuto quelle epoche che per noi sembrano essere tanto distanti. Raccontano sempre con nostalgia di quegli anni, trascorsi a giocare per le stradine delle città in compagnia di tanti altri amici spensierati. Acchiapparella, mosca cieca, regina reginella, nascondino, un due tre stella, campana, rubabandiera erano i giochi prediletti dai bimbi, che si divertivano fino all’imbrunire, fino a quando, stanchissimi, non tornavano nelle loro case per andare a letto.

Tra i giochi più comuni c’erano anche “il gioco dei sassolini” e “il padrone del muro”. Questi giochi sono stati tra i più diffusi in tutto lo Stivale.
Il primo consisteva nello scegliere 5 sassi abbastanza piccoli da essere contenuti in una mano. Poi ci si metteva in circolo e si faceva la conta per scegliere il primo che doveva giocare. Chi aveva in mano le cinque pietruzze le doveva lanciare in aria e lasciarle cadere nel cerchio che si forma a terra; doveva poi raccogliere quella più lontana, lanciarla a sua volta in aria e, tra l’intervallo dell’alzata e della caduta, riuscire a raccogliere una a una quelle per terra. Esse dovevano rimanere tutte in un palmo della mano fino alla raccolta di tutte e cinque le pietre. Una volta che le aveva prese tutte, il giocatore le doveva rilanciare e far cadere a terra. Poi, sempre partendo dalla pietra più lontana, doveva raccoglierle due a due, poi tre e poi tutte insieme. Quando il giocatore sbagliava, il turno passava a un altro. Vinceva chi per primo le raccoglieva tutte. In caso di parità, i due avversari che avevano raccolto il numero uguale di pietre dovevano tenerle in un pugno poi lanciarle in aria e cercare di farle cadere sul dorso della mano. Vinceva che riusciva a tenerne di più.

Nel secondo gioco, invece, non servivano sassi o piccole pietre, bensì un muretto controllato da un giocatore. Lo scopo era quello di toccare il muro senza farsi prendere dal padrone. Vinceva chi ci riusciva, divenendo a sua volta “il padrone del muro”.
Purtroppo però l’arrivo delle nuove tecnologie sembra oggigiorno aver sopraffatto i giochi creativi. Tablet, cellulari, computer e televisioni hanno rimpiazzato le tante ore passate dai ragazzi all’aria aperta insieme ai compagni.
Secondo diversi sondaggi condotti dal Centro per la Salute del Bambino Onlus di Trieste con la collaborazione dell’Associazione Culturale dei Pediatri, un bambino su cinque in Italia prende contatto con le tecnologie nel primo anno di vita. Fra i 3 e i 5 anni di età, l’80% delle piccole mani è ormai in grado di usare il telefonino di mamma e papà.

L’utilizzo delle nuove tecnologie non è però da considerarsi soltanto in modo negativo: d’altronde è proprio grazie a queste che negli ultimi anni si è giunti a grandi risultati in diversi campi. Però il loro utilizzo deve essere moderato; soprattutto per i bambini che preferiscono rinchiudersi in casa con i giochi elettronici, piuttosto che uscire e giocare all’aria aperta.
Il lupo mangia frutta, la strega comanda colore, rubabandiera. Sono giochi vecchi come il mondo e i bambini devono continuare a giocarci. Non possiamo permettere che si estinguano, sostituiti del tutto dai nuovi passatempi.
