C’era una volta, tanto tempo fa… No! Questa non è la classica fiaba della buonanotte che ha per protagonista il tenerissimo Dumbo. E, di questo passo, non avrà nemmeno l’agognato lieto fine. Questa è una storia vera. La storia di come, negli anni, l’egoismo umano incontrollato abbia portato la natura stessa a doversi difendere da sola, poiché troppo spesso ignorata.
Tutti noi ricordiamo le lezioni di scienze dedicate alla teoria darwiniana dell’evoluzione e abbiamo nitida l’immagine della giraffa che, per sopravvivere alla carenza di foglie su rami bassi, si è evoluta allungando il suo collo. Anche nella savana vale la legge dell’evoluzione: il più adatto sopravvive. E se, quando ci è stato spiegato, tutto sembrava essere così distante da noi, ora sappiamo che non è più così.

Secondo recenti studi, infatti, sembrerebbe che anche gli elefanti africani lo stiano sperimentando sulla loro pelle o, per meglio dire, sulle loro zanne. Cerchiamo di risalire alla causa del problema. Circa un secolo fa, in Africa vivevano 12 milioni di esemplari di elefanti, mentre oggi sono pressappoco 400 mila. Benché il commercio internazionale dell’avorio sia proibito e sottoposto a rigidi controlli, gli elefanti continuano ad essere vittime di un bracconaggio smoderato, secondo il rapporto Onu del Cites, l’Organismo che si occupa del commercio internazionale delle specie di flora e fauna a rischio estinzione.

Le statistiche non sembrano descrivere uno scenario più roseo: dal 2007 al 2014, infatti, ne sono scomparsi circa 144.000 e, attualmente, si registra una diminuzione dell’8% l’anno. Inoltre la lunga gestazione dell’animale (22 mesi) fa sì che il tasso di natalità non compensi la caccia spietata. Dal momento che la legge non sembra in alcun modo aver attenuato il rischio a cui questo mammifero è quotidianamente esposto, ci ha pensato madre natura: sempre più elefanti, infatti, nascono senza zanne.

I dati alla mano parlano chiaro. Diversi esemplari di femmine, a seguito dell’amputazione delle zanne, sono sopravvissute e riproducendosi, negli anni, si è arrivati a una modifica: una prole con sempre meno zanne (per essere precisi più del 30% delle nascite) poiché la tendenza ad averle è quasi, soprattutto per i maschi della specie, una pressione genetica.
Anche per quanto riguarda questi ultimi però, già dal 2008, si sono riscontrate delle differenze: nascono con zanne lunghe la metà rispetto a quelle del secolo scorso. Nonostante tutto, gli studiosi ancora non si sbilanciano, definendo questo fenomeno come una forte pressione selettiva che favorisce i nati senza zanne, poiché salvi da eventuali attacchi di bracconieri.
Gli studiosi sono unanimi nell’affermare che, evoluzione o meno, l’unico diretto responsabile di questo processo è l’uomo e che l’osservazione passiva di ciò che sta avvenendo danneggerà inevitabilmente gli elefanti.

Essi, infatti, senza le loro preziose zanne sono esposti continuamente a infezioni e, soprattutto, si trovano privati della loro arma di difesa naturale, nonché del simbolo del loro vigore sessuale, oltre che di un mezzo indispensabile alla sopravvivenza, utile per scavare nella terra in cerca di acqua nei periodi di siccità o per sradicare piccoli alberi.

In definitiva, quella che per l’uomo non è altro che l’ennesima risorsa da depredare per il suo arricchimento, per gli elefanti è una parte essenziale del loro corpo. Come se ci staccassero un braccio o una gamba, come se ci privassero della nostra natura e allora quest’ultima, costretta a reagire, scegliesse un’infelice sopravvivenza.
Decisamente questa non è la fiaba che vorremmo sentire.
