C’era una volta una penna. Non era una penna per scrivere, ma era da mangiare. Questa penna si chiamava Carolina: era bella, grande come il tappo di una penna (quella per scrivere) e gialla come le uova; viveva in un supermercato a Ladispoli, vicino al mare, insieme a tante altre penne sue parenti. La sua casa era una scatola blu della Barilla da mezzo chilo, dove lei stava molto bene, anche se un po’ stretta e un po’ storta. Poteva solo parlare con le altre penne, per esempio di quanto le sarebbe piaciuto incontrare un bel pezzo di parmigiano, o di come avrebbe tanto voluto fare un bel bagnetto caldo.

Un bel giorno entrò al supermercato un ragazzo accompagnato dai suoi genitori. Il ragazzo si chiamava Federico Gangi: era bello come il sole, generoso nei saluti e avaro nello studio; amante del mangiare la pasta con le zucchine (ma anche la carbonara) e del bere aranciata; appassionato di calcio, anche lui di casa a Ladispoli perché c’è il mare ma anche il Liceo Pertini.
Mentre gironzola per i reparti del supermercato, Federico vede un bel pacco di penne, e dice: “Mo me le porto a casa e ci faccio un bel piatto di carbonara”.
Federico e la famiglia tornano a casa con la spesa, e la mamma inizia a cucinare. Subito la mamma mette sul fuoco una padella bollente con olio e pancetta. Poi sbatte le uova, ci mette il parmigiano, il pecorino e il pepe. Poi mette sul fuoco la pentola con l’acqua.

Carolina, che dalla sua scatola vedeva tutto, pensò: “Che bello! Finalmente posso farmi un bagnetto caldo!”. La pila dell’acqua sembrava una bella vasca termale, dove Carolina e la sua famiglia di penne si stavano rilassando. Ma tutto durò solo otto minuti.
“Bisogna scolare la pasta! – disse Federico – Ho fame!”
Allora arriva mamma, mette lo scolapasta nel lavandino e scola la pasta. “Che bello! –pensò Carolina- Come mi diverto!”. Quell’avventura nello scolapasta le faceva credere di stare in un parco di divertimenti acquatico.
Subito dopo Carolina passò dentro la padella. Lì, in un bel bagnetto di olio, trovò degli amichetti: l’uovo, il parmigiano, un pizzichetto di pepe e la pancetta. “Come sei bella!”, disse Carolina alla pancetta scrocchiarella. E tutti gli ingredienti si abbracciarono.

“Bisogna mettere i piatti di carta!”, disse Federico alla madre.
“Sì”, rispose la mamma.
La tavola era apparecchiata e le penne erano pronte. A pranzo c’erano solo Federico e la madre. Anna Paola era tornata a casa sua. Carolina finì nel piatto di Federico, che in tre bocconi si finì tutto.
La povera Carolina venne tutta ciancicata, ma era triste perché non voleva essere ciancicata e aveva appena conosciuto tanti amichetti nuovi. Federico, invece, era contento, perché era bello pienotto ed era pronto per andare al supermercato a prendere qualcosa per cena. Questa volta avrebbe mangiato della carne: una bella bistecca di maiale.
