“Per noi la vita è semplice. Vogliamo sentirci onnipotenti, divertirci e fare cazzate. E se non riusciamo a farlo alla luce del giorno, ci rifugiamo in qualcosa che è solo nostro. La cosa bella non è una vita segreta. È che non sai mai cosa ti aspetta.”
La citazione è una delle più celebri della serie tv italiana che ultimamente ha spopolato tra i giovani: Baby. Le protagoniste sono Chiara e Ludo, due studentesse del Liceo “Collodi” dei Parioli. La prima è alla ricerca di emozioni ed esperienze nuove. L’altra di denaro a causa della difficile condizione economica sua e della madre. Due ragazze bellissime pronte a tutto pur di soddisfare i loro bisogni e desideri. La serie si ispira ad una società in cui la strumentalizzazione di un corpo non solo viene praticata, ma anche incentivata e ben celata. Racconta una società: la nostra.

Perennemente stufi di ciò che ci circonda cerchiamo sempre di più, non preoccupandoci di cosa sia giusto o sia sbagliato. Siamo disposti al peggio per un po’ di brio. E questa volontà è la stessa che non ha lasciato indenni ragazze come Chiara e Ludo, che sono passate al peggio per sentirsi potenti. La serie infatti è ispirata al fenomeno delle “baby-squillo” minorenni che ebbe come sfondo la Roma del 2013. Un giro di prostituzione minorile vedeva coinvolte due ragazze giovanissime, che si concedevano a uomini d’affari. Inizialmente si trattava di incontri saltuari che avvenivano per lo più in auto. A partire dal settembre dello stesso anno però il luogo degli incontri si spostò nel seminterrato di una casa dei Parioli concessa dal caporal maggiore dell’esercito Nunzio Pizzacalla e Mirko Ieni. L’uno successivamente condannato a sette anni di carcere, l’altro a più di nove.
Le due ragazze, utilizzavano nickname accattivanti che, secondo gli inquirenti, non solo miravano a una clientela attratta da adolescenti, ma che lasciavano anche ben intendere la minor età delle due giovani, benché loro affermavano di avere più di diciotto anni. Le due, che avevano invece 14 e 15 anni, iniziarono questa “avventura” con la voglia di possedere una cosa tutta loro che nessuno poteva comandare e continuamente rapite dal guadagno che l’impiego del loro corpo gli permetteva. Erano continuamente rapite dal guadagno che l’impiego del loro corpo permetteva ed erano convinte di poter smettere a loro piacimento. Inizialmente fu così. Le cose però cambiarono quando queste iniziarono ad essere letteralmente sfruttate dai loro aguzzini, i quali prendevano una percentuale del guadagno.

“La prostituzione c’è ma la serie mostra come un giovane possa avventurarsi e perdersi nei labirinti della trasgressione” ha affermato il regista di Baby, Andrea De Sica. Infatti l’obiettivo della serie non è esclusivamente quello di narrare la vicenda del 2013, ma mostrare e indagare un diverso spicchio di adolescenza. Come diversi ragazzi nel desiderio di crescere e di dimostrare di star realmente crescendo anche gli altri, si perdono in strade tortuose, inoltrandosi in cose più grandi di loro. Molti lo fanno per provare di essere i padroni della propria vita e che sono loro a stabilire come vivere, cosa fare e se distruggersi o meno. In questo modo alcuni adolescenti ottengono ciò che vogliono: la sensazione e la convinzione che il mondo intero sia nelle loro mani e che niente e nessuno possa nulla contro di loro. Si immischiano in affari loschi, in cose pericolose convinti di essere onnipotenti, quando in realtà sono molto spesso dei ragazzi che nella loro vita non hanno visto andare tutto nel verso giusto.
Nel caso delle “baby-squillo”, nella realtà come nella serie, fatale è stata per le ragazze l’assenza dei loro genitori. Nel caso di una delle due ragazze, la madre non soltanto non è stata capace di difendere la propria figlia da un ambiente così squallido e pericoloso come quello della prostituzione, ma addirittura è finita per diventare lei stessa uno degli aguzzini della figlia.
La donna venne infatti accusata di aver costretto la giovane a vendere il proprio corpo per pagare le bollette e comprare beni vari. Fu condannata a più di sei anni di carcere. Dunque a tradire la ragazza non è stata un’amica o un estraneo, bensì la persona che più di tutte avrebbe dovuto difenderla, salvarla, amarla. L’assenza d’amore è infatti una delle cause principali per cui i ragazzi finiscono per prendere una brutta strada.

Baby cerca di raccontare i problemi adolescenziali che, da un momento all’altro, potrebbero sfociare in gesti di ribellione senza ritorno. Chiara e Ludovica si prostituiscono non solo per soldi e per il solo gusto di farlo, ma anche per attirare l’attenzione dei propri genitori. Dalla storia emergono madri assenti che ambiscono solo a salvaguardare la propria reputazione e padri senza attenzione verso la propria famiglia e i propri figli.
“Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma, sei fortunato. Il nostro è il migliore dei mondi possibili. Per quanto sia tutto così perfetto per sopravvivere abbiamo bisogno di una vita segreta”. Questa è la frase con cui ha avuto inizio il primo episodio della serie. I ragazzi, pur provenendo da famiglie facoltose non sono un modello di virtù. La vicenda dà infatti spazio anche a casi di bullismo, di spaccio di sostanze stupefacenti e di video a luci rosse. I protagonisti sono anche immersi nell’immagine che si sono creati nei social, in quel mondo in cui i cellulari sono quasi un’estensione della persona.
Non esisteva nessun pregiudizio o stereotipo sulla realtà del ricco quartiere romano, eppure l’incubo della criminalità e dello sfruttamento sono riusciti a prendere piede anche lì. Ciò a dimostrazione del fatto che non è importante dove e con quanto denaro cresci, ma con chi vivi e di chi ti circondi.
