Si parla molto spesso di generazioni, di come i principi di una generazione non vengano assorbiti dalla successiva, o di come le generazioni possano variare in meglio o in peggio. Di fatto però viviamo in un’epoca soggetta a un cambiamento perpetuo, continuo e frenetico.

La conseguenza di questo stato della matrice sociale mette a dura prova e sottopone a una continua valutazione la generazione attuale, spesso additata come colpevole di una degenerazione o di non essere all’altezza. Stiamo parlando della cosiddetta “Gen Z”, la generazione Z, i post millennials.

Inizialmente, la Generazione Z è stata definita dai giornalisti come “Homeland Generation”, ovvero una generazione destinata a restare a casa, meno incline ad andare in giro per il mondo. Questo è dovuto al fatto che gli appartenenti a questa generazione sono nati tra gli anni Novanta e la prima decade dei Duemila, in un contesto di paura e sfiducia, causato da eventi storici come l’attacco alle Torri Gemelle e da contingenze economiche, come la crisi finanziaria che dal 2007 ha colpito tutto il mondo. Si è poi passati a chiamarli semplicemente Generazione Z, perché arriva dopo le Generazioni X e Y. Sono stati anche definiti come Post-Millennials, Generazione Alpha, o meglio iGeneration (in breve iGen), per sottolineare il fatto che siano “Nativi Digitali” vale a dire nati con a disposizione dispositivi hi-tech e in ambienti 2.0.

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La Gen Z è composta dai veri nativi digitali: questa sola caratteristica li espone a un unicità e ad essere oggetto di studio per il loro comportamento, dettato da proprio dal fatto che rappresenta un caso unico nella storia.

Parliamo della generazione che va dal 1995 ad oggi.

Troppo piccoli per vivere nella sua complessità l’attentato del 11 settembre ma abbastanza maturi da cogliere la gravità della crisi del 2008 e le sue conseguenze. Ciò determina una nota molto rilevante di realismo nei loro atteggiamenti. Dimostrano una certa maturità finanziaria nel gestire i propri beni.

Nota a favore, questa, rispetto ai millennials, i quali hanno dimostrato l’opposto anche solo nella tendenza di cambiare lavoro molto spesso. Questa generazione, nonostante la vena di realismo, è molto tendente a seguire i propri sogni, ad avere un appagamento dal mondo lavorativo.

Tutto ciò perché gli appartenenti a questa generazione sono consapevoli che per essere felici nel proprio ambiente lavorativo devono inseguire le proprie aspirazioni. Ma nonostante questa vena da sognatori sanno bene che dovranno rimboccarsi le maniche per affermarsi sul lavoro.

Statistiche parlano di un 61% di studenti delle superiori che vorrebbe diventare imprenditore: il 72% vorrebbe avviare una propria impresa.

Sono liberali e molto attenti al miglioramento della società civile e dei diritti. L’89% vuole la parità dei sessi, il 64% ha amici di differenti religioni, il 63% è a favore delle unioni LGBT. Il 77% degli studenti delle scuole superiori è interessato a fare volontariato e più di un ragazzo su quattro, di età compresa tra i 16 e i 19 anni, già lo fa. Secondo un rapporto del Bureau of Labor Statistics il 60% della Generazione Z vuole lavori che abbiano un impatto sulla società.

Come abbiamo detto sopra il loro rapporto multitasking con la tecnologia li porta ad essere focalizzati su più devices contemporaneamente. Questo inevitabilmente porta la loro soglia dell’attenzione ad essere molto bassa. È una generazione di distratti, la media è 8 secondi. A riconferma c’è il fatto che i Post-Millennials usufruiscono moltissimo dei servizi di streaming di musica, film e serie tv on demand, come Netflix, che permettono di fruire del contenuto quando si vuole e senza interruzioni.

Come è stato per i millennials, anche i ragazzi della Gen Z cercano la verità. Anche se stiamo parlando di una delle generazioni più connesse di sempre, la Generazione Z vuole vedere volti e ascoltare storie: motivo per il quale lo stoytelling, soprattutto a livello social viene esaltato e le celebrities sono “fatte fuori” dagli influencer di Instagram e dagli Youtuber. Gli influencer sono considerati affidabili perché vicini, simili.

Sono sicuri, credono in loro stessi perché sono stati cresciuti con l’idea che per ottenere qualcosa devono avere fiducia nelle loro potenzialità e lavorare molto. Qual è il rapporto con i Social Network? Partiamo da un dato: il 46% degli appartenenti alla Generazione Z sceglie i social come forma di comunicazione privilegiata. Facebook, più usata dai millennials e dalla Generazione X, non è sicuramente il loro Social Media preferito e viene sostituito da Instagram e Snapchat. Whatsapp prende il posto delle mail perché più di diretto e rapido. Molto è apprezzato è anche YouTube.

Quindi nonostante la sfiducia nel futuro e nella generazione che sta crescendo in questi anni, sembra che potrebbero riuscire a rispondere a tutte le problematiche che hanno ricevuto in eredità dai baby boomers.

Di fatto ci troviamo ad uno scenario mai visto prima nella storia, dato dal dualismo tra vita reale e vita online. Questo ad alcune persone può sembrare alienante ma, come i metodi di socializzare nella vita reale, per loro anche quelli online rappresentano dei metodi egualmente validi.

Di fatto, l’unica cosa che deve balenare alla mente e che deve essere evidente è che non si possono fare supposizioni o previsioni su questa generazione, e su nessuna in generale, poiché non sappiamo cosa ci riservi il futuro. Ma da queste semplici statistiche emerge un dato importante: che evidentemente i luoghi comuni e le dicerie su questi ragazzi non rendono loro giustizia.

Soltanto il tempo ci sarà testimone, e vedremo dove arriveremo in futuro quando questa generazione sarà al timone della società.

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