I vulcani hanno origini antichissime, sono affascinanti, maestosi e pericolosi allo stesso tempo. Nel settembre del 2019, nel Mar Tirreno, a soli 15 km dalla costa tirrenica calabrese, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno scoperto uno dei più grandi complessi vulcanici sottomarini italiani, sviluppatosi lungo una faglia della crosta terreste. Successivamente la rivista “Earth & Space Science News” ha annunciato la scoperta. Tale complesso vulcanico è costituito dai vulcani Diamante, Enotrio e Ovidio. Si tratta di vulcani appartenenti probabilmente alla stessa catena rinvenuta nel 2017 tra la costa Sud di Salerno e quella calabrese.

Ogni vulcano è formato da una massa rocciosa fusa: il magma. Viene prodotto al di sotto o all’interno della crosta terrestre. Dunque, può essere spontaneo pensare che un vulcano possa risiedere ed essere visibile esclusivamente nella superficie terrestre. Ciò non è corretto, dal momento che la maggior parte dei vulcani (circa il 91%) sono sottomarini e giacciono per lo più lungo le dorsali medio oceaniche. Solo 1500 sono quelli attivi sulle superfici terrestri. Le dorsali oceaniche sono molto estese, per questo l’attività vulcanica sottomarina è molto intensa. Anche i fondali sono formati da lava, ricoperta spesso da sedimenti.

L’attività vulcanica sottomarina avviene in modo diverso. Ciò dipende dalla profondità a cui si verificano le eruzioni. Se le bocche eruttive si trovano su fondali poco profondi, i materiali emessi possono uscire dall’acqua. Quest’ultimi sono lanciati al di sopra del livello del mare. Quando lo spessore dell’acqua è superiore a 200-300 metri, i materiali non raggiungono la superficie. A migliaia di metri di profondità, non si manifesta l’attività esplosiva. Infatti, i gas presenti nel magma non sono in grado di liberarsi, dal momento che la pressione dell’acqua sovrastante è elevata.

Interessante è anche la formazione di edifici vulcanici. Questi emergono dall’acqua e sono in grado di formare delle isole. Ad esempio, nel 1963, a circa 30 km dalle coste islandesi, emerse l’isola vulcanica di Surtsey. Nel corso delle effusioni sottomarine, la lava non scorre per lunghi tratti. Ciò che avviene è il suo raffreddamento, accanto al luogo in cui è stata emessa. Forma strutture arrotondate alle quali si dà il nome di “lave a cuscino”, o “pillow lave”.

Anche nel Tirreno, sono stati rinvenuti corpi magmatici solidificati a diverse profondità. L’evoluzione geologica del Mediterraneo occidentale è avvenuta grazie alla subduzione. Riccardo De Ritis, ricercatore dell’INGV, spiega: “Questo fenomeno consiste nello scorrimento della placca adriatico-ionica al di sotto della placca euro-asiatica”, e ancora: “Il complesso vulcanico individuato nel Mar Tirreno è stato suddiviso in due porzioni. Sono costituite da una parte occidentale, distante dalla costa, i cui edifici vulcanici presentano una morfologia deformata e una orientale, più vicina alla costa, con edifici vulcanici arrotondati. Nel corso del tempo, le variazioni del livello del mare hanno causato cicli di erosione e sedimentazione.”

Fonte: La Repubblica

Il complesso vulcanico nel Tirreno potrebbe condurre a un nuovo campo di ricerca. Potrebbero risiedere complessi vulcanici a distanze minime dalla costa. Al momento dunque, non cessa lo studio e la ricerca da parte dell’INGV.

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