Sempre più spesso si dibatte sull’importanza delle materie umanistiche, divenute per molti presagio di un futuro sicuramente non promettente. Si tende a definirle ”inutili”, giustificandosi però nell’affermare la loro inutilità solo in relazione alla società in cui viviamo e quindi alle sue esigenze. Molti sostengono infatti che il progresso riguardi prevalentemente la scienza, in particolar modo il campo medico, il campo ingegneristico e ovviamente quello economico.
Assai diffusa è inoltre l’idea che gli unici che sostengono l’esigenza di uno studio umanistico siano gli stessi che scelgono tale percorso formativo, quasi per autoconvinzione o per tenere in vita la speranza che questo un giorno possa essere proficuo. Ma se si riflettesse realmente sul concetto di esigenza, senza ombra di dubbio la questione si diramerebbe seguendo settori di studio differenti, ma tutti egualmente necessari.

Ogni area di studio analizza infatti un lato psichico dell’uomo, e pertanto della società in cui egli vive, poiché niente riguarda solamente il singolo individuo se questo non si relaziona. E il guaio sta proprio nella mancata comunicazione, nella mancata interazione: la società tende difatti a trascurare questo aspetto perché troppo proiettata nel futuro facendosi strada nel progresso scientifico. Ma a cosa serve un progresso scientifico se è in corso una degradazione sociale? La gente si preoccupa solamente di appagare le esigenze personali (tramite progressi in campo tecnologico per esempio), cosa non del tutto sbagliata, ma dimenticando la propria naturale predisposizione alla collettività. Purtroppo, su questo versante, non fa altro che regredire.
Lo studio umanistico è dunque utile a recuperare tale predisposizione, soprattutto per come questa ci distingua dagli animali, ma che comunque omaggiano solo quando fa comodo. E allora come recuperarla? Gli studi umanistici analizzano il progresso dell’uomo e i suoi valori, offrendo un maggior appagamento di quelle che sono le sue apparenti esigenze, in quanto gli ricorda l’importanza del privilegio che possiede all’interno di una società e come metterlo a frutto. L’uomo quindi di base è umano, e ciò è importante ricordarlo. La lettura non a caso è il primo passo fondamentale per tale riflessione. Un percorso formativo ideale sarebbe probabilmente un programma di studi che fornisca una base solida generata dall’unione dell’aspetto umanistico con quello scientifico (non a caso esistono Licei sperimentali).

Una volta intrapresa la propria carriera, che non comprenderà mai entrambi i profili, non bisogna però dimenticare ciò che questa esclude: se viene adottato il profilo scientifico, non bisogna assolutamente dimenticare quello umanistico, per impedire proprio quella regressione di cui abbiamo parlato. Una costante dunque è rappresentata dalla lettura, che valorizza la condizione umana ed è importante promuoverla. Da qui tuttavia consegue un’altra questione: il genere della lettura. Se da una parte esistono sostenitori insicuri dell’utilità degli studi umanistici, dall’altra parte parlano fautori convinti. Questi promuovono la lettura sì, ma una lettura rigorosamente classica, ritenendo al contrario i romanzi moderni troppo superficiali e poveri nella forma. Tale questione può essere anch’essa affrontata ripartendo dal problema della regressione dei valori. La società infatti, essendo in continuo progresso ha bisogno di novità, motivo per cui d’altronde non abbiamo avuto solo una corrente artistica, ma molteplici.
È giusto affermare quindi l’esigenza di un cambiamento stilistico-estetico, sostenendo però anche una maggiore esaltazione e argomentazione di tematiche complesse e necessarie per l’uomo. Ecco che il romanzo moderno rappresenta l’unica arma ancora in nostro possesso in grado di combattere l’ignoranza e la dispersione di valori, e pertanto necessita una maggiore attenzione. Non bisogna quindi screditarli, ma al contrario evidenziare il loro potenziale (per diminuirne la superficialità), essendo questi romanzi forse gli unici ancora in grado di avvicinare sempre più persone alla lettura, perché visti più vicini a loro. E certamente è una soluzione meno utopistica di qualsiasi altro progresso tecnologico.
