Annagiulia Di Meo. “Entrare uno alla volta, per favore!” “Una sola persona per sedile” “Chiuso per decreto”. In un momento come questo, niente è più importante di osservare le regole prima di entrare in un luogo pubblico. Neanche i cartelli stradali hanno più un senso. Non c’è nulla che si muove in città, tanto meno nei piccoli paesini. Mi affaccio alla finestra e vedo il sole splendere sui tetti sotto i quali si rintanano i tanti cittadini. “Non si esce di casa se non per ristrette necessità”, questo è quanto ribadito quotidianamente alla TV. E così sia. Trascorro le mie giornate in uno stato di continua preoccupazione, ma non per me, no: per i miei nonni. Stiamo facendo tutti dei grandi sacrifici, e come si suol dire “A ogni sacrificio corrisponde una grande ricompensa”. Nel frattempo non possiamo fare altro che prendere a modello il comportamento dei giovani del Decamerone boccacciano e cullarci nel locus amoenus dei nostri libri.

Francesco Caia. Un problema mondiale: deve scattare l’allarme. L’allarme è scattato tra i governi, ma non tra i cittadini, in particolar modo tra i ragazzi. Serve maggiore prudenza affinché si possa combattere a piene forze questo nuovo virus. Per noi studenti non è tempo di vacanza, bensì è tempo di precauzione e attenzione massima. È giusto vivere la vita divertendosi, ma in questa situazione è necessario farlo con molto raziocinio, stando sempre in sicurezza; c’è un problema che sta bussando alle nostre porte di casa. Continua a fare din dong, tic toc, non vorremmo, ma dobbiamo aprire la porta, armarci e affrontarlo. Non abbiamo il diritto di infischiarcene e ritenere che esso non ci riguardi in prima persona. Sicuramente non possiamo uscire dalla porta di dietro eludendo il problema che incombe e andando in giro a zonzo. Il governo ha imposto la chiusura delle scuole per permettere il contenimento della diffusione del Covid-19 e di stare a casa. In questo periodo, mentre si cerca una soluzione al complicato enigma Coronavirus, noi studenti possiamo crescere, anche in vista dell’università, nell’organizzazione e nella gestione del tempo e delle nostre attività “limitate” diligentemente diventando anche più responsabili. Ognuno deve dare il proprio contributo, prendendo le dovute precauzioni, per aprire la porta, combattere, magari sconfiggere questa enorme, imminente e incombente minaccia mondiale.
Chiara Morelli. Quando una mia compagna di classe mi disse che le scuole sarebbero rimaste chiuse, era il giorno del mio compleanno. Quella giornata era andata davvero molto bene, e pensavo che la chiusura delle scuole fosse quasi la “ciliegina sulla torta”. Non dovevo più preoccuparmi dei compiti in classe o delle interrogazioni: solo della mia festa di compleanno, il sabato seguente. Ma accendendo la tv, questa contentezza sparì: infatti non si poteva fare a meno di provare un senso di angoscia dato che tutti i canali parlavano di questo virus che stava mietendo sempre più vittime nel nostro Paese. In realtà questo clima si era iniziato a diffondere già prima che la scuola chiudesse: le gite erano sospese, si parlava spesso del Covid-19 e ci venivano date sempre più istruzioni per prevenirlo: non visitare luoghi affollati, evitare abbracci e strette di mano, e lavarci spesso le mani.
Mi sembra quasi di vivere una delle scene descritte da Boccaccio sulla peste a Firenze, con quella sensazione mista di paura e ansia provocata da qualcosa che non possiamo nemmeno vedere ad occhio nudo. La mia unica speranza è che questo periodo passi in fretta e non provochi un cambiamento troppo negativo del mondo.

Cari ragazzi
E’ ammirevole la sensibilità e la solidarietà che mostrate per il preoccupante periodo che stiamo vivendo. Dobbiamo essere fiduciosi nel futuro perché . come dicono i nostri governanti, ce la faremo, osservando quelle precauzioni e quel momentaneo stile di vita che ormai conosciamo tutti.
E, per dirla alla Eduardo De Filippo…..”.a da passa’ a nuttata” !!!
I
Grazie per i vostri pensieri e per le vostre testimonianze, Annagiulia, Francesco e Chiara. Questa situazione è una grande prova di responsabilità per voi. Ed è un’occasione per tutti per imparare che è necessario farsi carico delle conseguenze, anche quelle meno immediate, delle proprie azioni. Siate critici, informati e responsabili. Adesso, ma anche in seguito. Sempre. Perché questa crisi è transitoria, lascerà sofferenza e danni economici, enormi, ma passerà. Altre crisi, come quella ambientale, con i suoi risvolti anche pesantemente sanitari, sono strutturali e potenzialmente catastrofiche, forse per alcuni aspetti ormai irreversibili, e il contenimento dei danni, proprio come nel caso di questa epidemia, dipende in larghissima parte dai nostri comportamenti. Il mio augurio è che questa esperienza collettiva molto difficile radichi in tutti noi, e soprattutto nei giovanissimi come voi, il senso critico e civico, il desiderio di inseguire una “felicità matura”, per così dire, che deriva dalla coscienza di agire responsabilmente per il bene, la fiducia di potersi spendere con successo, individualmente e collettivamente, per cambiare concretamente le cose.