“È dunque questo ciò che chiamano vocazione: la cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo?”
Joséphine Baker nasce il 3 giugno del 1906, a St. Louis, Missouri. Proveniente da una famiglia povera, è costretta ad abbandonarla alla tenera età di 13 anni, nella speranza di poter avere una vita migliore. Comincia a lavorare molto presto e, con i soldi ricavati dal suo duro lavoro, compra i biglietti per degli spettacoli teatrali, che la fanno innamorare follemente dell’arte dello spettacolo. Un giorno, con grande coraggio, convince il direttore del teatro a farle fare un provino. Così inizia la sua carriera da artista: reciterà in ogni teatro, ballerà e canterà, facendo ciò che più amava. A 16 anni il suo debutto a Broadway, dove nacque la sua piccola grande stella. Nel 1925, il 2 ottobre, si trasferisce in Francia, per seguire il suo sogno e lavorare al teatro degli Champs-Elysées, di cui divenne in breve tempo la prima ballerina. La sua magnifica bellezza e le sue grandi capacità artistiche fecero perdere la testa a Parigi, che presto se ne innamorò. Le sue esibizioni sono provocatorie: si veste in modo succinto e sfarzoso, mentre balla una musica folk africana. Ha sempre voluto osare, facendo cose che non si addicevano affatto alla sua epoca.

Ma la sua storia, purtroppo, non si incentra sul suo talento artistico. Joséphine, stabilitasi in Francia, riesce a ottenere la nazionalità francese nel 1937. La sua storia quindi sarà strettamente correlata alla seconda guerra mondiale e alle lotte per i diritti umani. “Ho due amori”, dirà: “il mio Paese e Parigi”. La sua felicità non durò molto: stava arrivando la sanguinosa seconda guerra mondiale, durante la quale svolse un ruolo molto importante nel controspionaggio, sfruttando il suo successo e le sue doti. Avrebbe lottato fino alla fine pur di mantenere la propria libertà e quella del suo Paese.
Si arruolò nei servizi segreti della Francia libera. Al termine del conflitto, raggiunto il grado di capitano, fu decorata con la Legion d’onore da Charles De Gaulle. Cosa l’ha spinta a lottare per la liberté? “La Francia mi ha dato il suo cuore; il minimo che io possa fare è di darle la vita”. Joséphine, o come è sempre stata conosciuta, la Venere nera, comincia a rendersi conto del fatto che gli afroamericani non sono ammessi ai suoi spettacoli, pur essendo di origine amerinda e afroamericana lei stessa. Questo la spinge a lottare in una nuova battaglia, quella contro il razzismo e a favore dell’emancipazione dei neri, sostenendo la grande figura di Martin Luther King nel 1963. “Giungerà sicuramente il giorno in cui il colore non significhi nulla più del tono della pelle, quando la religione venga vista unicamente come il modo di parlare all’anima di qualcuno, quando i luoghi di nascita abbiano il peso di un lancio di dadi e tutti gli uomini siano nati liberi, quando la comprensione nutre l’amore e la fratellanza”. Grazie alla celebre marcia a Washington riesce a fare pace con il suo Paese di provenienza, l’America. Purtroppo però, a causa del suo animo da attivista e combattente per i diritti umani, poiché non lavorava più, perse tutti i suoi averi e fu costretta in uno stato di miseria che le ricordava la sua ardua infanzia.“Un violinista ha un violino, un pittore la sua tavolozza. Tutto ciò che io avevo era me stessa. Io ero lo strumento di cui dovevo occuparmi”.

Ma furono proprio la sua forte anima, la sua gentilezza e la sua brillantezza ad aiutarla: corsero in suo aiuto gli amici che lei aveva sempre aiutato, senza mai esitare. “Con i soldi si possono comprare un sacco di amici – ma ve ne è raramente uno che valga il suo prezzo.” Joséphine non dovrà, quindi, essere ricordata come la ballerina sexy dal gonnellino di banane, bensì come una combattente, che ha lottato per tutta la sua vita per i diritti umani e per la libertà del suo Paese. Una donna che non ha mai spesso di lottare e che ha ballato e cantato fino all’ultimo dei suoi giorni. “Danzare e cantare sono le mie più grandi passioni, aiutare gli altri è un mio dovere.”
