Durante questa quarantena abbiamo sentito alla televisione e letto sui social innumerevoli volte i termini “eurobond”, “coronabond”, “recovery fund”, “MES”. Ma cosa sono realmente?

Gli eurobond sono uno strumento finanziario che consiste nell’emissione di obbligazioni, ovvero dei titoli che garantiscono al compratore, salvo il fallimento dell’emittente, il rimborso del capitale prestato più l’interesse su tale cifra, da parte dei Paesi dell’Unione Europea nel suo insieme, rendendo responsabili del debito tutti gli Stati in maniera congiunta. Si è utilizzato anche il termine “coronabond” per indicare quelli che potrebbero essere degli eurobond studiati appositamente per fronteggiare l’emergenza economica dettata dal coronavirus.

I coronabond, sponsorizzati dal presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, non sono ritenuti una valida misura dai paesi più ricchi, come la Germania, i quali non sono favorevoli alla mutualizzazione del debito pregresso da parte degli stati membri.

La sede della Banca Centrale Europea, a Francoforte (Fonte immagine: Wikipedia)

Invece sembra essere più probabile che venga percorsa la strada dei recovery fund, ovvero delle obbligazioni comuni simili al modello delineato per i coronabond, ma che differiscono da questi ultimi in quanto la condivisione del rischio sarebbe comune solo per il futuro.

Altro strumento finanziario oggetto di un acceso dibattito politico è stato il MES, ovvero il Meccanismo Europeo di Stabilità, creato come risposta alla grande recessione, cioè la crisi economica del 2008. Conosciuto anche come Fondo salva-Stati, esso ha la funzione di prestare denaro a Paesi membri dell’UE in stato di difficoltà, sulla base di condizioni molto rigide, come un programma di correzioni macroeconomiche dettato dai creditori.  In passato il MES è stato già utilizzato per elargire prestiti ad alcuni degli Stati etichettati come “PIIGS” (che in inglese significa maiali), acronimo per Portogallo Italia Irlanda Grecia Spagna, ovvero quei Paesi della zona euro che presentano situazioni finanziarie deficitarie. Nello specifico il Fondo salva-Stati è stato usato dalla Grecia, alla quale sono stati erogati 204 miliardi di euro per consentire il superamento della sua grande crisi finanziaria, dall’Irlanda, dal Portogallo, dalla Spagna e da Cipro, tutti Paesi che sono stati in grado di registrare nell’ultimo anno una crescita del PIL compresa tra 1,7% e 4,0%, in confronto al +0,1% dell’Italia.

E ora è lecito domandarsi se vi sia stata una strumentalizzazione eccessiva: quanto dichiarato dalle varie forze politiche è stato finalizzato a racimolare consensi o a suggerire la migliore opzione per l’economia italiana?

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