Ormai sono passati due mesi da quando la “cara e vecchia” scuola ha lasciato posto all’era del digitale. Tra incertezze e perplessità si è deciso di proseguire l’anno scolastico attraverso la DaD (didattica a distanza) e ora che le video lezioni stanno per finire, studenti e docenti ne tirano le somme. All’inizio noi studenti, non accorgendoci ancora della gravità della situazione, eravamo così contenti di avere “una settimana di vacanza”!
Ma adesso tra un link e un altro non si può non rimpiangere la sveglia delle 7:00. Docenti e studenti hanno intrapreso questo nuovo percorso didattico tra curiosità e difficoltà, scoprendone lati positivi e negativi.

Bisogna affermare che la didattica a distanza ha permesso comunque a migliaia di studenti di portare avanti l’anno scolastico mantenendo il rapporto tra gli insegnanti e le loro classi. Altro fattore importante è che la DaD ha dato la possibilità un insegnamento non più centrato solo sul voto finale, oltre ad aver contributo a migliorare le competenze informatiche degli studenti attraverso creazioni di presentazioni multimediali. Tutte le ansie relative alle interrogazioni o alle verifiche si sono attenuate, e avendo più tempo libero, gli alunni possono organizzare e pianificare in modo più efficace il loro studio. Sia per gli alunni che per i professori il carico di lavoro è aumentato: i primi lavorano molto di più in modo autonomo e i secondi lamentano a loro volta di dover trovare metodi alternativi per poter garantire un’adeguata offerta formativa ai propri alunni. Un aspetto ambiguo e controverso invece è la valutazione: si può valutare in modo oggettivo e a distanza? La risposta cambia da professore a professore, senza trovare una soluzione univoca.

Ma la DaD presenta sicuramente anche aspetti meno positivi.
Nei vari programmi TV si è sempre sentito accostare l’aggettivo “funzionale” alla didattica online, ma è davvero così come dicono?
Parlando da studenti possiamo dire che non è proprio così. Le difficoltà che si incontrano in questo nuovo modo di fare didattica sono molteplici: utilizzo eccessivo di computer o telefoni, socializzazione, dibattiti e confronti stimolanti con insegnanti pari a zero. La scuola che da sempre accoglie e unisce sotto il denominatore comune dell’insegnare a ragazzi e ragazze diversi tra loro per cultura, storie, famiglia e disponibilità economiche, ha in questo momento più che mai fatto emergere dislivelli già esistenti.

Infatti, con la didattica online le fasce sociali più povere e svantaggiate rischiano di non poter mantenere il passo. E siamo davvero in presenza di una scuola rovesciata, dove allievi magari volonterosi ma carenti di mezzi, che vivono in famiglie disagiate, sono messi nelle condizioni di non poter partecipare a questa nuova didattica o di farlo in modo insoddisfacente. A molti bambini e ragazzi mancano i PC, mancano le connessioni stabili e un numero di giga sufficienti a garantire l’ascolto di una lezione, manca un’educazione a un uso responsabile della rete, mancano le conoscenze per applicare semplici istruzioni o addirittura mancano degli spazi domestici adeguati in cui sia possibile svolgere le attività scolastiche. Allora come si può pensare che la DaD possa addirittura sostituire in modo definitivo banchi e sedie di legno ?
Questa didattica va considerata come unica soluzione nel momento di emergenza nazionale in cui ci troviamo, ma è assurdo pensare a una scuola dove alunni e docenti si trasformano in asettici tecnici informatici. Al posto del professore uno schermo, una voce, si ascolta la lezione ma la testa gira, va via come i giga e il collegamento. La lavagna sparisce, mi giro e non trovo il mio compagno di banco disperato almeno quanto me dopo una lezione di matematica; torno a fissare lo schermo ma è tutto così lontano.
Cara scuola, con te era diverso, tu che da sempre sei quasi una seconda casa per noi, sei culla di risate, ansie, gioie, discussioni, primi amori e amicizie che durano all’infinito, sei l’adrenalina, il timore o la sicurezza prima di un’interrogazione, sei luogo d’incontro di anime ribelli che cercano la propria strada. Come si può associare l’idea di scuola a un computer ?
