Negli ultimi mesi il compito di riempire le pagine di cronaca dei giornali è spettato quasi unicamente al Coronavirus, che gli esperti hanno definito con triste ironia “un virus democratico”, proprio per la sua caratteristica di non aver risparmiato nessuno, mietendo vittime in ogni fila, dalla gente comune ai vip, politici inclusi.

A destare scalpore negli ultimi giorni è stata infatti la notizia che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la sua consorte, Melania, avessero contratto il virus.

Più che per l’annuncio della malattia a pochi giorni dalle presidenziali del 3 novembre 2020, ad aver smosso l’opinione pubblica sembrerebbe essere il fatto che Trump avesse sottovalutato e quasi ridicolizzato la pandemia. Il miliardario, durante e dopo il lockdown, ha infatti pronunciato frasi come “Troppi casi? Diminuiamo i tamponi!”, indignando l’opinione pubblica e migliaia di esperti. Esperti che – evidentemente – non erano stati abbastanza ingegnosi da pensare che delle iniezioni di disinfettante e candeggina potessero contrastare il “virus cinese” o la “terribile piaga dalla Cina” – nomignoli assolutamente privi di ogni sorta di razzismo, secondo Trump.

Trump si toglie la mascherina alla Casa Bianca

Attualmente il Presidente sembra aver fatto marcia indietro, forse conscio dell’errore commesso, oppure semplicemente vittima di un karma beffardo. Ad ogni modo, smentendo la dichiarazione del 3 aprile in cui aveva dichiarato che la mascherina fosse solo una raccomandazione e non un obbligo, e che egli stesso era del tutto intenzionato a non utilizzarla, verso la fine di agosto ha definito “patriota” chiunque indossasse un dispositivo di protezione per naso e bocca. Come se ciò non bastasse, oltre ad aver promesso, nell’ordine, la fine spontanea del virus in aprile perché coincideva con il periodo di fine delle influenze e ad aver garantito la scoperta di un vaccino nel giro di un paio di settimane (queste dichiarazioni risalgono rispettivamente a febbraio e al 18 giugno e al 15 settembre), il presidente, rispondendo alla domanda di un giornalista, si è dato un 10 come voto per la gestione del virus. Oltre agli strafalcioni di carattere medico e, se vogliamo, diplomatico, il presidente Trump ha incontrato il dissenso globale a causa di alcune scioccanti dichiarazioni in merito ai dati statistici relativi al virus. L’opinione pubblica è insorta in particolare dopo che, il 30 marzo, Trump ha dichiarato che 100.000 morti sono un gran risultato per un Paese grande come l’America. Ad oggi sappiamo che ad aver perso la vita a causa del COVID negli USA sono state circa 202 mila persone. In ogni caso il Presidente, il 20 maggio, riferendosi all’alto indice di contagio che ha colpito la sua nazione ha detto: “Lo considero, in un certo senso, una buona cosa perché significa che i nostri test sono migliori. Quindi lo vedo come un distintivo d’onore”.

A prescindere dalle polemiche, lungi dal prendere di mira un unico personaggio politico, è bene menzionare le altre vittime del karma che sono state – ad ogni modo ingiustamente – colpite dal Coronavirus. Per cui menzione d’onore per Boris Johnson, premier britannico nonché grande teorico della cosiddetta “immunità di gregge” che, provato dalla battaglia contro il COVID-19, cambia strategia, imponendo multe salatissime per chiunque non rispetti le regole per il contenimento dei casi e non smentendo l’ipotesi di un secondo lockdown.

Coronavirus, gli errori di Johnson: "Non era alle riunioni. Eravamo  impreparati e abbiamo sottovalutato il problema" | Rep

Al secondo posto, ma non meno importante, Jair Bolsonaro, presidente brasiliano, che aveva partecipato a meeting e conferenze stampa senza indossare alcun dispositivo di protezione. Bolsonaro, per ironia della sorte, il 7 luglio è caduto vittima della “febbriciattola” o “della muffa nei polmoni” – per dirlo come lo direbbe lui. Ma se è vero che il lupo perde il pelo, ma non il vizio, così il presidente brasiliano continua a sostenere che l’idrossoclorochina abbia le giuste proprietà curative per combattere il COVID (anche Trump per un breve periodo ha fatto uso di questo antimalarico che non ha alcun effetto sul Coronavirus) e, incurante del rischio per il Brasile, ha fatto un tour di 2.500 km nel centro del suo Paese.

Covid, Amazzonia e roghi: le bugie di Bolsonaro in mondovisione | il  manifesto

Si conclude in bellezza la classifica con l’autarca bielorusso Aleksandr Lukashenko che definendo il Coronavirus una “psicosi” vince a man bassa il premio della critica per essere alla guida del Paese più negazionista.

Bielorussia, il negazionista Lukashenko ha avuto il Covid: "Superato stando  in piedi, senza sintomi" - Il Fatto Quotidiano

Comunque, che si redimano o meno, non spetta a nessuno il diritto di giudicare il valore di una vita umana, a prescindere che questa appartenga o meno a un personaggio pubblico che decide di esporre sotto i riflettori la propria esistenza. Sulla base di questo principio diversi social network, in primis Facebook, si sono schierati apertamente nella lotta all’odio, censurando i commenti e bannando gli stessi hater che augurano la morte a questi politici. Perché se c’è una cosa che il Coronavirus ci ha insegnato è che il rispetto per la vita deve essere imprescindibile.

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