Il 30 settembre negli USA si è svolto il dibattito presidenziale, che ha visto come protagonisti i due candidati alla presidenza Donald Trump e Joe Biden. Il dibattito è ormai una tradizione negli States. Si svolge verso la fine del mandato, durante le settimane conclusive della campagna elettorale. Durante l’evento, i canditati si confrontano in diretta internazionale sui temi principali del momento allo scopo di fornire ai cittadini maggiori chiarimenti sulle loro agende, sui loro ideali e sui loro obiettivi per confrontarli con quelli dell’avversario. Ovviamente si tratta di un’occasione d’oro che influenza moltissimo l’andamento finale della campagna elettorale di un candidato, il quale cercherà di colpire ed impressionare l’elettorato tirando acqua al proprio mulino, ma quest’anno la qualità della discussione ha toccato il fondo infangando l’attendibilità del dibattito stesso (inteso come l’evento di cui stiamo parlando) ma a questo punto anche del dibattito come forma di confronto politico. Cosa ha reso il dibattito così terribile? Praticamente ogni aspetto della discussione, dal modo di confrontarsi di Biden e Trump agli insulti, passando per informazioni false e tocchi di classe come “I wear a mask when necessary […] not like him, he […] always shows up with the biggest mask I’ve ever seen” (“indosso la mascherina quando è necessario, non come lui, lui si presenta sempre con la mascherina più grande che abbia mai visto”), che ha dato vita a quello che si potrebbe definire “mask shaming”.

Da chi venivano da queste parole? Da Trump ovviamente, che oltre a questa è riuscito a sfornare diverse perle memorabili, ma a parte le uscite ridicole il vero problema della sua retorica è la sua attendibilità: è stato provato a seguito del dibattito dai fact checker che la maggior parte delle affermazioni fatte dal presidente sono completamente false, fra queste una delle più meschine è stata accusare Hunter Biden, figlio dell’ex vicepresidente, di aver intascato 3 milioni di dollari e di essere stato dipendente dalla cocaina; sebbene sia vero che Hunter Biden sia stato un tossico dipendente, la questione dei soldi dall’Ucraina è completamente falsa, e a livello umano tirare in ballo problemi familiari per screditare in un dibattito politico il proprio avversario è decisamente un colpo basso. Immancabile è stata anche la mancata condanna dei gruppi suprematisti bianchi, nonostante l’invito da parte del moderatore della serata (la vera vittima del tremendo spettacolo prima ancora degli americani e di noi tutti) a distanziarsi definitivamente da certe organizzazioni; l’invito non è mai stato accolto, e anzi la risposta è stata: “il vero problema sono gli estremisti di sinistra”.

Anche Biden è stato terribile sebbene “meno peggio” del suo avversario, infatti se l’altro era aggressivo, prepotente e persistente nell’interrompere chiunque stesse parlando, lui sembrava più un docile anziano in difficoltà che spesso dimenticava di cosa si stava parlando probabilmente a causa del continuo vociare del suo avversario. Il rappresentante dei liberali si è mostrato più empatico ed umano nei confronti del popolo americano, ma è caduto nel gioco di Trump spazientendosi e finendo per far passare come messaggio “lui è cattivo, io no”, nonostante le sue argomentazioni contro la presidenza degli ultimi 4 anni fossero solide; anche da parte sua furono diversi gli esempi di maleducazione come “will you shush for a minute?” (“puoi stare zitto un secondo?”) che tuttavia non batteranno mai il secco e potente “you are not smart, Joe” sferrato dal suo sfidante.

Cosa possiamo estrapolare da questo dibattito? I più giovani non hanno esitato a scherzare sull’accaduto, i meme sui social sono numerosissimi e sono l’ennesima prova di un’ironia sintomo di desolazione davanti allo stato attuale delle cose, percepito come immutabile e inevitabile. Ma se invece di prendere in giro i due anziani (nonostante sia molto divertente) cercassimo di analizzare cosa significa a livello politico un evento del genere, ci renderemmo conto che nonostante il picco di bassezza raggiunto non è la prima volta che in politica succede una cosa simile, e in Italia lo sappiamo bene: quante volte abbiamo visto un dibattito televisivo sfociare in una confusione senza senso? quante volte si è scoperto a posteriori che le dichiarazioni di questo o di quel politico o giornalista sono false? Trump e Biden non hanno inventato nulla di nuovo, ma hanno confermato che ormai certi atteggiamenti sono sdoganati e non solo sono più comuni (o come nel panorama italiano tollerati) ma sono anche una tattica efficace. L’obbiettivo dell’oratore moderno è dare spettacolo, battere l’avversario in carisma anche mentendo o inventando di sana pianta storie abbastanza affascinanti per il cittadino medio da fargli credere che si è nel giusto, un po’ come accadeva nei fori romani ai tempi dell’antica repubblica. Viene da pensare che quei 2073 anni dalla caduta di quel sistema politico non siano serviti a nulla e che il giornalismo, il libero accesso all’informazione, siano stati nient’altro che una barzelletta. Le persone vogliono una persona che sappia attaccare e rispondere quando viene attaccata, non una persona preparata; le persone vogliono qualcuno che ragiona come loro, non qualcuno di preparato; le persone vogliono sentirsi dire quello che già credono, non sentire come stanno davvero le cose. Ed è così che come in economia, le voci della politica rispondono alla domanda con l’offerta, smettendo di informare, di confrontarsi, di trattare con la preparazione dovuta di temi come la pandemia, gli scontri razziali, la violenza della polizia, la distruzione degli ecosistemi del pianeta, e iniziando a recitare; anche meglio se non si recita affatto e si va completamente a braccio. Finché sarà il mezzo migliore per ottenere voti e consenso (e quindi potere) verrà fatto. E il problema si sta espandendo nel resto dell’occidente, come si è visto in Europa con l’ondata dei neo nazionalisti, i migliori a mettere in pratica queste strategie: basti pensare a Salvini e a quante volte anche lui mente spudoratamente pur di non essere smentito in televisione, a quante volte parla sopra a un suo interlocutore (per poi dire che è lui che non viene lasciato esprimersi liberamente, una sua specialità ormai) e a quante volte evita una domanda con uno slogan.

I suprematisti bianchi dei Proud Boys manifestano in strada

A questo punto bisogna chiedersi quanto ci sia di democratico in tutto questo, bisogna chiedersi che razza di popolo sovrano è un popolo che viene costantemente preso in giro e bisogna pretendere un cambiamento nella classe politica e nell’informazione.

Link agli articoli sul fact checking citato in precedenza: https://pagellapolitica.it/blog/show/790/il-dibattito-tra-donald-trump-e-joe-biden-in-sette-fact-checking; https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Insulti-e-false-accuse-nel-primo-dibattito-Trump-Biden-il-fact-checking-di-AP-6d9c3db5-23a0-46c6-b955-efaea59fcb95.html#foto-1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *