La drammatica emergenza sanitaria che ha travolto le nostre esistenze, ha imposto la necessità di fornire, in tempi in condizioni inimmaginabili, risposte a sfide a dir poco epocali.
Anche la didattica tradizionale è stata chiamata a confrontarsi con sfide di questa portata, nel tentativo di preservare il proprio patrimonio di metodi, tecniche e strumenti.
Pur essendosi accostata, nel tempo, ai mezzi di comunicazione resi disponibili dal progresso scientifico e tecnico, questa volta, la didattica ha dovuto definitivamente farli propri, consapevole che proprio le nuove tecnologie le avrebbero permesso di diffondere conoscenze e informazioni in modo istantaneo e, come si è rivelato necessario, a distanza.
È stata attivata, pertanto, una modalità di didattica declinata in due modalità: a distanza (DaD), e integrata digitale (DiD), a seconda che le lezioni si svolgano in sincrono (in diretta) o in maniera asincrona (con la condivisione di materiale di studio).

Sin dal lockdown totale dei primi mesi del 2020 in tutte le scuole di ogni ordine e grado, le attività didattiche sono state organizzate sulla base di queste metodologie. Da allora, purtroppo, i periodi nei quali è stato possibile ritornare a scuola in presenza sono stati ridottissimi ed è inevitabile, oggi, chiedersi quali implicazioni questa circostanza possa avere sugli stati d’animo attuali e futuri di professori e studenti.
Questo perché dopo aver vissuto, anche a livello psicologico, tre distinte fasi della pandemia, nelle quali ci si è trovati prima a far affidamento su un comune senso di appartenenza, poi a vivere l’euforia dell’apparente termine dell’emergenza, e quindi a provare rabbia per la seconda ondata al termine delle vacanze, oggi ci si sente disorientati e confusi nella gestione di questa nuova fase, caratterizzata dall’attesa della soluzione offerta dalla campagna vaccinale, ma al tempo stesso dal mantenimento di alcune misure restrittive già adottate per fronteggiare l’emergenza.
Succede così che azioni svolte agevolmente in passato oggi risultino particolarmente faticose, non solo da portare avanti, ma addirittura da cominciare. In questo senso, anche il ritorno a scuola in presenza sembra suscitare qualche difficoltà in studenti sempre più disabituati a confrontarsi fisicamente con le realtà sociali del sistema scuola, non potendo disporre dei filtri, degli scudi offerti dal mondo virtuale. È noto, infatti, quanto sia fondamentale anche la funzione sociale espletata dalla scuola nell’ambito della formazione, della crescita dell’essere umano e del suo modo di essere in relazione agli altri.
Un tema dal quale non si potrà prescindere in un prossimo futuro sarà probabilmente come riportare in equilibrio i vari assetti sociali influenzati dalla pandemia, conservando quanto di positivo è stato messo in pratica e rimuovendo gli elementi di criticità che hanno fatto irruzione nel nostro vivere quotidiano.
