La Guerra del Peloponneso di Tucidide, il Decameron di Boccaccio, la Morte a Venezia di Mann, La peste di Camus, L’ombra dello Scorpione di King e Cecità di José Saramago. Attraverso l’estro di questi autori e quello di molti altri, la descrizione di epidemie e pestilenze è rimaste rimasta indelebile tra le pagine della letteratura. Attorno alla situazione che il mondo intero sta vivendo, fioriscono le più bizzarre ipotesi di premonizioni e complotti, e fra queste ne figura una legata a uno dei romanzi in questione.
Scritto nel 1981 dall’abile penna di Dean Koontz, The Eyes of Darkess è uscito, edito da Fanucci, solo quest’anno in Italia. Nondimeno, è possibile trovarlo in quasi tutte le librerie, per via degli inconfutabili tratti che il morbo del romanzo ha in comune con il COVID-19. L’entrata in scena di Abisso – titolo con cui la Fanucci Editore ha ribattezzato l’opera di Koontz – è stata alquanto prepotente, a seguito di una pubblicazione arricchita dallo slogan: Coronavirus, il romanzo della profezia.

Sebbene la trama dell’opera prenda le mosse da un presupposto semplice (la ricerca di una madre che tenta di scoprire se il proprio figlio sia morto o meno), essa è poi soggetta a una graduale e sempre più intensa complicazione, con risvolti narrativi cari alla letteratura thriller, horror e spionistica. In mezzo a questo garbuglio di elementi, vi è quello che ha recentemente destato l’attenzione di critica e pubblico: lo Wuhan-400, un virus congeniato in un laboratorio cinese al fine di decimare la popolazione mondiale. Oltre al luogo di origine, lo Wuhan-400 e il COVID-19 condividono l’anno che li ha visti protagonisti; il primo dei due morbi, difatti, secondo le vicissitudini dell’opera, si sarebbe manifestato nel futuro, proprio nel 2020.
Alla luce di queste due singolari coincidenze, molti lettori hanno additato l’opera di Koontz come un libro profetico. Idea però dalla quale è più che lecito dissentire, giacché esistono numerosi punti che vanificano l’accostamento delle suddette epidemie: innanzitutto le differenze consistono nel tasso di mortalità, nel periodo di incubazione e nella maniera in cui si sono originate. Il COVID-19 proviene, come la Sars, dal regno animale, ha un tasso di mortalità del 2% e il periodo di incubazione dura 14 giorni; lo Wuhan-400, invece, è il risultato di un esperimento, presenta un tasso di mortalità del 100% e il periodo di incubazione è di circa 4 ore.
In aggiunta, mettendo da parte le constatazioni numeriche, è possibile asserire una ragione più lampante per la quale è possibile escludere l’idea della premonizione: in origine, nella prima edizione di The Eyes of Darkness, a rivestire il ruolo di città da cui provenisse il fatale morbo era Gorki Leninskie e lo Wuhan-400 aveva il nome di Gorki-400. Koontz seguì la tendenza americana del tempo di designare l’Unione Sovietica come l’avversario assoluto, ma quando questa venne dissolta, il 25 dicembre del 1991, lo scrittore statunitense sentì la necessità di cambiare nemesi. Così, cinque anni dopo, l’opera venne pubblicata con tutti i tratti che oggi l’hanno fatta salire alla ribalta.
Dunque, nonostante le indubbie coincidenze che avvicinano il COVID-19 a quello che molti vorrebbero far passare come il suo corrispettivo letterario, l’idea che l’uno possa aver predetto l’altro risulta infondata, il risultato di una suggestione talmente vasta che impedisce di scorgere quello che davvero c’è là fuori, in mezzo a noi.
Immagine di copertina: Pete Linforth su Pixabay
