Attraverso la dimensione onirica – nella quale l’ideale diviene reale –, la persona loquens della poesia sogna di trovarsi al cospetto di un antico portale, dopo la cui apertura appare una “visione dantesca”: si scorge la figura dell’Alighieri (v. 10), al quale l’io narrante si rivolge come tramite tra questi e l’umanità, nominando i temi più cari al Poeta, la conoscenza (vv. 11-13), l’amore (vv. 14-15) e la giustizia (vv. 16-18). I due versi finali sublimano l’importanza di Dan te per l’evoluzione umana.
Metro: terzine dantesche
Come lo schiudersi d’un vecchio scrigno,
s’apria, adagio, ‘l vetusto portal’ de lo
Sommo. Mostrolsi la via, di sanguigno
e bruno e cielo tinta, e qual vascello
di disiri pleno ‘sì era ‘l disio
dolceamaro di canoscenza bello.
Quivi l’opera de l’ trasumanar pio
e rio appare, per sentiero brumoso,
confusa, ma chiara, come oblio.
E iv’il vidi e gridai bramoso
di dire: “ahi, eterno marinaio,
salpa per lo nostro pensier’ curioso
e passa le Colonne omai ammira’io;
giungi a lo porto, per cui vivesti…
Amor, ch’anima, riman ‘n trava’io!
A la Giustizia li occhi tuoi volgesti,
come lo guerrier de la aguglia,
lottasti per lo trionfo de li onesti.
Sanza te, saremmo soli ‘n notte buia:
tu, omo sanza tempo, c’alzasti ‘l mento.”
