Negli ultimi anni abbiamo assistito a una certa mistificazione della figura dell’hacker: se prima lo si pensava come un nerd brufoloso, occhialuto e asociale, ora molti immaginano un eroico o diabolico (a seconda dei casi) personaggio incappucciato, che combatte dalla sua stanzetta high tech stracolma di diavolerie informatiche. Dispiace un po’ a tutti che gli unicorni non esistano, ma d’altronde è inutile illudersi che queste realtà siano esclusive delle serie e dei film e quest’anno ne abbiamo avuto la prova.
Poco prima delle vacanze pasquali infatti, noi tutti ci siamo imbattuti in queste fantasie che credevamo irrealizzabili. Axios, la piattaforma web che gestisce servizi come il registro elettronico o le videochiamate in modalità dad di più di 5,6 milioni di studenti in tutta Italia, è stata messa KO da un attacco ransomware, che l’ha resa inaccessibile e inutilizzabile per svariati giorni. Proprio in questo periodo molti hanno appreso il significato della parola “ransomware” (programma che “prende in ostaggio” dei server e li rende inutilizzabili), ma ancor di più si sono resi conto che questo mondo nascosto non rappresenta qualcosa di innocuo. Era già successo mesi prima, quando, un malfunzionamento dei server di Google ha reso impossibile l’accesso alla piattaforma Meet per le videolezioni. Ed eccolo qui, l’hacker incappucciato di cui abbiamo parlato in precedenza. Si sono infatti diffuse a macchia d’olio fotografie della finestra di caricamento di Google Meet in cui sedicenti hacker affermavano di aver commesso un atto di eroismo nei confronti dei loro amici studenti, regalandogli una giornata lontana dalla scuola. I più ci sono cascati, hanno condiviso la bufala e hanno sollevato un polverone.

È tuttavia presto svelato l’arcano: chiunque dal proprio dispositivo connesso a una qualunque pagina web può modificare il codice che viene mostrato a schermo di quella determinata finestra e può, senza alcuna laurea in informatica dar vita alla sua favoletta.
Eppure viene facile pensare “beh dai, era solo il registro elettronico, fa pure comodo se la prof doveva mettermi un 4” oppure, “cavolo che fortuna, dovevo anche essere interrogato oggi”. Magari fosse così semplice. Il problema appare ben più evidente quando ad andare down non è il registro elettronico o l’infrastruttura della dad ma un intero ospedale di Los Angeles. È successo il 15 febbraio del 2016 e l’ospedale in questione ha dovuto pagare ben 17.000 dollari in bitcoin per veder ripristinati i servizi sanitari della propria struttura, da cui dipendevano centinaia di vite. E non finisce qui: fece infatti molto scalpore una falla presente all’interno dei sistemi elettronici di un modello di Fiat Chrysler che permetteva di frenare in collegamento remoto con la vettura, ovviamente senza il consenso del guidatore. Tale problematica ha costretto la casa automobilistica a ritirare il prodotto per evitare disastrosi incidenti.

Quanto detto fino ad ora dovrebbe farci riflettere riguardo al livello di inconsapevolezza che molti di noi hanno riguardo a questo mondo, ciò ci rende manipolabili, esposti e indifesi, per questo crediamo nell’hacker eroico che arriva e risolve i problemi del mondo. Viviamo in una favola costruitaci attorno dai mass media, come un matrix dal quale prima o poi usciremo. Ma quel giorno potrebbe essere troppo tardi.
È bene informare, sensibilizzare e rendere cosciente la popolazione dei pericoli che si nascondono dietro al loro pc; allo stesso tempo però, è anche necessario renderli consapevoli che questo è un potere molto democratico, non è precluso a nessuno, chiunque con la giusta intraprendenza può fare grandi cose. Può essere un fattore positivo, come uno negativo, come ogni arma l’informatica non nuoce solo ai cattivi, dipende dall’uso che se ne fa.
Aveva proprio ragione il nonno di Spiderman quando disse a suo nipote «Ricorda, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.» È il momento di responsabilizzarsi e di far sì che questo potere venga utilizzato per fare del bene.
