“La reazione di sognatori incatenati”. Difficilmente potremmo trovare una frase che possa descrivere meglio un film tanto originale, quanto pregno di significato, come “L’incredibile storia dell’isola delle rose”, diretto da Sidney Sibilia.
Il film è ambientato nella Rimini del 1968. Giorgio Rosa, un neolaureato in ingegneria, riempie le sue giornate con invenzioni strampalate. Il suo genio, tuttavia, è costantemente messo a freno da regole stringenti e norme asfissianti, che non gli permettono di esprimersi a pieno. Questo mondo opprimente lo limita, per cui decide di intraprendere l’ennesimo dei suoi folli piani. Affiancato dal suo amico ingegnere Maurizio Orlandini decide di costruire un’isola su cui poter fare tutto ciò che vuole, su cui nessuno possa dire a qualcun altro cosa può o non può fare. L’idea gli giunge come un’epifania, mentre sta lavorando per una scuderia automobilistica ed è visibilmente insoddisfatto del suo lavoro. All’improvviso, su un autodromo pieno di luce, posa gli occhi sul cartellone pubblicitario di un’azienda petrolifera e capisce come dovrà essere la sua isola.

La scena è ricca di luce, e non a caso, in questa pellicola infatti, le luci e i colori sono sapientemente scelti e suggeriscono significati e interpretazioni ben specifici. In primo luogo è interessante notare il frequente accostamento di scene in cui la fotografia sfrutta sfumature di grigi e toni spenti, con luci soffuse, quasi come sotto l’effetto di un filtro straniante, ad altre in cui colori pastello e tonalità accese vengono contornate da luci brillanti. In una scena, Rosa è a Strasburgo per richiedere al consiglio d’Europa che la sua isola possa venire riconosciuta come stato indipendente, per mettere a tacere l’opposizione del governo Italiano, che vorrebbe distruggere la sua piattaforma, poiché la vede come un affronto alla sovranità nazionale o come un esperimento comunista.

La contrapposizione si rende evidente nel momento in cui sullo schermo vediamo un confronto diretto tra il ministro e Giorgio. I due vengono mostrati al telefono: il primo nel suo austero ufficio, scuro e spento; il secondo invece, lascia intravedere una camicia blu vivo, che spicca all’interno dei fotogrammi. Simbolicamente, il fatto che Giorgio abbia indosso una giacca marrone, indica proprio il fatto che si sia dovuto adeguare alle regole del gioco: il gioco della burocrazia e delle regole, per poter avere una possibilità di salvare il proprio piccolo mondo, pur rimanendo nel suo intimo (la camicia blu) un sognatore che punta verso il cielo. Lui e la sua allegra combriccola di sognatori sono il colore, la vitalità e la creatività personificate, mentre il ministro Franco e il presidente del consiglio Leone, rappresentano le regole, la sicurezza, l’autorità. Per questo c’è una continua sovrapposizione di queste due palette. Luci e ombre, oppressione e libertà si scontrano per averla vinta, l’una vorrebbe omologare, incasellare e regolamentare l’altra, che invece risponde fuggendo dalla società e da ciò che essa rappresenta. In una delle prime scene del film, Giorgio accompagna a casa Gabriella, la sua ex ragazza, al volante di un veicolo da lui costruito e, fermato dalla polizia, poiché alla guida di un mezzo non immatricolato, risponde: «Cosa dobbiamo fare? Mettere una targhetta sul culetto di ogni piccione che vola in Piazza Maggiore?». In una semplice battuta è stato infatti espresso il senso di tutto il film. Giorgio è l’anarchia, ma non nel senso negativo del termine. Non bisogna pensare a questo personaggio come a un violento, anzi tutto l’opposto. Lui infatti trova un’alternativa alla violenza che stava caratterizzando il 68: lui non scende in piazza a lanciare sanpietrini, decide invece di crearsi una nuova piazza su cui nessun poliziotto possa dirgli cosa fare. È presente all’interno del film una critica politica neanche troppo velata: la classe dirigente viene mostrata infatti, come inetta, sorda e violenta, incapace di ascoltare le problematiche dei propri cittadini e di rispondere in maniera pacifica a coloro che provano a metterla in discussione. Il governo italiano infatti, preferisce nascondere la polvere sotto al tappeto e decide così di bombardare l’isola con l’”Andrea Doria”, invece che tentare di comprendere le motivazioni che hanno spinto queste persone a fuggire dallo Stato italiano. Fa scalpore infatti il disinteresse dimostrato dal presidente Leone, che con una frase agghiacciante afferma: «E poi sinceramente, lo sai qual è la cosa più bella di un governo dimissionario? È che non sono più problemi nostri».

Giorgio, all’interno del film, è il portavoce di una libertà che pochi hanno il coraggio di conquistarsi, si circonda infatti di uomini e donne esclusi da una società che non li considera. Wolfgang Rudy Neumann è un disertore tedesco, privo di qualsiasi cittadinanza e impossibilitato quindi ad aprirsi un lido tutto suo. Avrebbe le capacità per brillare, date le sue incredibili doti organizzative, ma le regole non glielo permettono, perché la concessione demaniale è richiedibile solo da cittadini italiani.

Un momento del film. Fonte immagine: Di Jtorquy – il film, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=8965475


Franca invece è una ragazza incinta dai comportamenti alquanto libertini, che non è nemmeno a conoscenza del vero padre del suo bambino, Pietro è un naufrago e Maurizio è stufo di lavorare nella ditta del padre. Tutti questi individui sono frenati dalle convenzioni e dalle regole. Quelle regole che dovrebbero garantire la sicurezza infatti, non fanno altro che strozzare l’espressione di sé stessi; ironica è infatti la scena in cui il ministro Franco afferma che la sicurezza di quei cittadini italiani sull’isola è compito dello Stato, si arroga quindi il diritto di bombardare per il loro bene il loro posto felice. Come anticipato infatti, l’isola verrà distrutta in un finale dolceamaro in cui dopotutto è avvenuto un pareggio: il governo si è dovuto dimettere ma allo stesso tempo il simbolo della libertà creativa è stato raso al suolo. Il finale non è casuale, infatti durante tutto il film lo spettatore è spinto a domandarsi: se e con quale proporzione delle regole possano essere necessarie. Alcuni sull’isola vogliono portare avanti attività clandestine e Gabriella etichetta inizialmente questo progetto definendolo una discoteca. Il progetto iniziale si sta trasformando in una
sottospecie di bisca clandestina. La constatazione di ciò colpisce molto Giorgio, che nel suo intimo ha fatto tutto questo per riconquistarla, essendone ancora perdutamente innamorato. La perseveranza dell’ingegnere lo premierà, la ragazza infatti lascerà quello che a breve sarebbe diventato suo marito per aiutarlo nella sua folle impresa. È necessario porre una menzione d’onore al cast, ricco di attori con una capacità espressiva incredibile, di ormai conclamata fama o relativamente nuovi al grande pubblico. Basti pensare a Elio Germano e a Matilda de Angelis. Germano, distintosi ormai per una quantità spropositata di interpretazioni brillanti come quella di Antonio Ligabue in Volevo nascondermi o quella di Giacomo Leopardi ne Il giovane favoloso, rappresenta l’attore italiano trasformista per eccellenza, capace di calarsi nei panni di personaggi singolari e stravaganti, tutti diversi tra di loro. Nel film infatti, recita in un perfetto
accento bolognese (benché lui sia romano) e si serve di una mimica facciale e di un linguaggio del corpo sbalorditivi; anche quando non ha battute da recitare, riesce comunque a comunicare ciò che il personaggio sta pensando attraverso delle semplici espressioni. È poi obbligatorio porre attenzione alle soundtrack e alle canzoni utilizzate nella pellicola; prevalgono le tinte rock, tra Jimi Hendrix e i The Kinks, alternate a delle colonne sonore originali di grande spessore. Emblematica per esempio la sinfonia intonata prima del bombardamento, che in un alternarsi di archi, fiati e violini ha saputo sollevare suspense e frenesia. Il rock invece calza a pennello; si susseguono infatti una serie di pezzi energici, dove la chitarra elettrica è protagonista, proprio per suggerire il leitmotiv dell’intera opera: insofferenza per le regole e libertà creativa. Tutto sembra essere studiato nei minimi dettagli e ogni scelta registica è volta a un preciso intento espressivo.
La sceneggiatura non presenta buchi di trama o incongruenze, è anzi ben congegnata. La storia comincia in medias res, Giorgio si trova a Strasburgo e raccontando quanto avvenuto dà inizio a un lungo flashback, che alterna presente e passato. Da una parte vediamo gli eventi così come si sono svolti e dall’altra abbiamo il punto di vista di Rosa, espresso di fronte alla corte europea, mentre racconta le fasi della costruzione dell’isola. Insomma, un film sicuramente eccellente, dalle tematiche profonde e interessanti e dall’efficacia espressiva sublime. La ciliegina sulla torta è rappresentata dal fatto che questo film sia tratto da eventi realmente avvenuti, ciò ci viene detto in un disclaimer a inizio pellicola, rendendo la visione molto più interessante e intrigante. La qualità della fotografia, il coinvolgimento dato dalle soundtrack, le capacità attoriali dei protagonisti e soprattutto una storia tanto curiosa, portano lo spettatore a non staccarsi dallo schermo, sicuramente una pellicola da non perdere.

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