Quest’anno, gli studenti di IV e V E del Liceo Classico hanno partecipato al Festival THAUMA – Teatro antico in scena, un concorso dedicato alle Scuole Superiori. Il concorso ha lo scopo di promuovere la sensibilità e l’interesse dei giovani verso i grandi classici del teatro antico. La competizione di quest’anno aveva come tema “Playing Medea” e a sua volta è parte di un progetto più ampio, denominato Reading Greek Tragedy Online, organizzato da Out of Chaos e dal Center for Hellenic Studies, e nato dopo le prime settimane di lockdown per il COVID-19. L’intento del progetto è quello di creare una comunità di interesse culturale, che possa avvicinare attori, accademici e studenti attraverso il teatro.

La classe IV E ha presentato su YouTube (visibile a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=afvBohG_krY) un cortometraggio intitolato #Medea, che consiste in un adattamento del mito ai nostri giorni, e la cui protagonista è una Medea tecnologica.

La protagonista, Emma Anitori in un fotogramma del cortometraggio

Si tratta della rielaborazione di un mito tanto famoso quanto attuale: Medea è donna, straniera, innamorata; una descrizione facilmente riconducibile al mondo moderno. La sua storia, che si intreccia drammaticamente a quella di Giasone, è senza dubbio una delle più celebri nella mitologia greca, valorizzata da Euripide nell’omonima tragedia, ma anche da Ovidio nelle Heroides e nelle Metamorfosi. Già l’etimologia del nome rimanda all’astuzia dell’eroina, impiegata in imprese tanto nobili quanto spregevoli; nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, infatti, si narra di come l’aiuto di Medea, follemente innamorata del giovane Giasone, sia stato fondamentale per la celebre impresa che Eeta aveva imposto all’eroe: recuperare il vello d’oro. Per l’amore di Giasone, Medea, tramite i poteri magici che le derivano dalla discendenza divina, tradisce il padre Eeta, abbandona la patria e uccide il fratello Apsirto, smembrandone il corpo. Come se non bastasse, fa uccidere il perfido Pelia, usurpatore del trono dell’eroe, dalle sue stesse figlie, con uno scaltro stratagemma. Ma tutto questo, a quanto pare, non è abbastanza per il figlio di Esone, che, dopo averla sposata e aver generato con lei due figli, la abbandona per la figlia del re di Corinto: Glauce.

È grazie alla tragedia di Euripide, da sempre attento alla caratterizzazione psicologica dei personaggi femminili, che vediamo esplorata la psiche addolorata e vendicativa di Medea: incredula di fronte al comportamento ingrato ed egoista di Giasone, l’eroina tenta di farlo ragionare, ma quando capisce che è ormai troppo tardi, inizia a covare una vendetta rabbiosa e indignata, volta a ferire nel profondo il marito, per ricambiare l’offesa ricevuta. Decide innanzitutto di uccidere la nuova sposa di Giasone, Glauce, inviandole in dono, come segno di falsa riconciliazione, una corona e una veste intrise di veleno, che causeranno la morte della giovane e del padre di questa, venutole in soccorso. Medea giunge quindi alla conclusione, in un accorato monologo, che il modo più efficace di ferire nel profondo Giasone è privarlo dei suoi stessi figli. Non è certo una decisione semplice, anzi sono numerosi i ripensamenti della donna, che medita di portarli via con sé. Alla fine, però, è la passione a prevalere nel conflitto: la decisione di Medea diventa irrevocabile.

I ragazzi della IV E

Durante i secoli ci sono stati infiniti cambiamenti, ma una cosa non è cambiata: siamo esseri umani, persone. Il cuore di un antico greco e di un uomo moderno battono allo stesso modo. La nostra idea –  dichiarano i ragazzi del IV E – era quella di proporre questa vicenda, sì già vicina a noi, nel modo più contemporaneo possibile, così che potesse essere colta come a noi attigua, nel significato e nel tempo”

“Il mezzo più scontato per realizzare il nostro progetto erano i social. Quante volte ci è capitato di provare gelosia ed invidia alla visione di un contenuto mediatico? Se la risposta è affermativa, allora sarà più facile capire come questa sensazione di tormento, suscitata in Medea, potesse essere perfettamente rappresentata da una scena di questo tipo.”

Nel video infatti, dopo la visione di una clip postata su una di queste piattaforme, Medea, stimolata dalle passioni e priva di quella tipica autarkeia, tanto cara agli antichi greci, è spinta ad agire in modo irreversibile.

“La parte più entusiasmante della realizzazione di questo progetto è stata il lavoro di gruppo: ritrovarsi, sia nei luoghi scolastici che altrove, ci ha restituito quella normalità che da tempo e per tanto tempo ci era mancata.”

Inutile dire che le menzioni finali, per il lavoro corale e per l’inventiva nello sceneggiare in un contesto social  – categoria realizzata appositamente quest’anno per premiare il dedito lavoro di questi ragazzi –  sono state più che gratificanti: per gli studenti del IV E, per la docente Francesca D’Amico, che li ha condotti in questa esperienza, e per la scuola.

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