“Eros è un grande demone. È impossibile spuntarla con lui, o meglio, soltanto a proprio danno”.
Nel Simposio di Platone viene spiegato attraverso il colloquio tra Diotima e Socrate la concezione di Eros, ripresa successivamente da Freud e Jung, il quale afferma che negli scritti postumi di Freud quest’ultimo suddivida le pulsioni fondamentali dell’uomo in due macro categorie: Eros e pulsione di morte.
Nel trattato di Jung vengono inoltre spiegati e riassunti i concetti base dello studio del sopracitato psicoanalista mediante un linguaggio semplificato, non abbandonando però citazioni dello stesso e fondamenti scientifici.
“Dopo molte esitazioni e oscillazioni ci siamo decisi di ammettere soltanto due pulsioni fondamentali: l’Eros e la pulsione di distruzione […]. Meta della prima di queste due pulsioni è stabilire unità sempre più vaste e tenerle in vita: unire insieme dunque; meta dell’altra, al contrario, è dissolvere nessi e in questo modo distruggere le cose […]. Per questo l’abbiamo anche chiamata pulsione di morte.”
Da questo estratto si può intuire la convinzione di Jung nel confermare la presenza di un continuo stato di limbo tra gli opposti. Come già spiegato precedentemente nell’analisi dei sogni, infatti, viene evidenziato come la minuziosa analisi dei dettagli possa risolvere intrighi creati dall’inconscio con l’unico scopo di mettere in comunicazione esso con il conscio.

Il concetto è oltretutto paragonabile al metodo associativo di analisi, il quale consiste nell’associazione di eventi simbolici accaduti nell’inconscio con traumi scaturiti nel nevrotico, spesso perdendo il proprio significato generico e basandosi principalmente sulla messa a fuoco della paura del nevrotico, espressa attraverso caratteri infantili e spesso ridicoli, nonché gli unici mezzi di comunicazione di cui è dotato l’inconscio. È quindi possibile affermare che in ogni uomo risiedono elementi speculari: la persona morale è animata da un inconscio immorale e viceversa. Per questo, a parer mio, si può sperare nella redenzione del soggetto solo qualora accetti la sua parte speculare, mettendola in luce al fine di migliorarsi. È quindi impossibile mutare la natura animale di un individuo ma è sicuramente probabile la realizzazione di un percorso di crescita basato sulla conoscenza di sé attraverso l’inconscio e qualsiasi segnale che abbia a che fare con esso. È lo stesso Jung inoltre a confermare quanto già detto, affermando che il nevrotico è colui che non riesce ad esprimersi, impiegando tutte le sue forze nella soppressione della parte di sé con cui si sente meno in confidenza, mutilando quindi parte della sua natura, spesso perché oppresso dalla società, la quale invita ogni giorno gli individui ad interrogarsi su diversi quesiti che spesso richiedono una profonda analisi della parte inconscia per trovare una risposta. È infatti anche a causa della società se l’uomo si trova in condizioni di pesante ansia e stress, vedendosi completamente ostacolato nella rappresentazione di sé stesso senza l’aggiunta di costrutti sociali, divenendo un esempio di nevrotico.
Tornando alla citazione precedente, possiamo confermare che il desiderio di Freud era spiegare come ogni decorso della mente è un fenomeno energetico nel quale l’energia viene sprigionata solamente qualora ci sia una tensione tra gli opposti, ovvero Eros (la passione travolgente) e pulsione di morte (istinto distruttivo).
Questo modo di vivere e pensare collaborando attivamente con l’inconscio è però pericoloso, come si può notare negli scritti di Nietzsche e dalle sue esperienze personali.

Friedrich Nietzsche

La sottomissione all’istinto animale scaturisce infatti nell’uomo un sistema di obbedienza incondizionata dell’inconscio: concetto ampliamento trattato da Nietzsche stesso durante l’esposizione del Superuomo. Quest’ultimo è l’ideale di uomo che obbedendo al suo istinto supera sé stesso e qualsiasi altro confine raggiungibile con il solo uso della mente conscia. Purtroppo però il suo obiettivo sfocia ben presto nella prevaricazione dell’autoconservazione rispetto alla conservazione della specie, dando vita ad un secondo metodo di analisi dell’inconscio: la volontà di potenza. Il caso di Nietzsche mostra da un lato quali sono le conseguenze dell’unilateralità del nevrotico e dall’altro quali sono i pericoli che si celano dietro l’ammissione della natura animale.
È quindi possibile intuire come la mente umana, variegata e complessa, ammetta una realtà solo ed esclusivamente se accompagnata dal suo opposto, rendendo impossibile la prevaricazione dell’uno o dell’altra senza mostrare effetti dannosi visibili nel corpo e nella mente, affinché i nevrotici vengano individuati e prontamente aiutati. In conclusione, riflettiamo su come il meccanismo più sicuro e cavilloso esistente sia proprio ciò che crediamo essere qualcosa di usuale e comprensibile: la mente umana, ricca di punti di luce e punti d’ombra, che, come un’opera d’arte, sarà pronta a sorprenderci ancora per molti anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *