Un cortometraggio per sensibilizzare contro la violenza sulle donne. Lo realizzano gli studenti della classe III E del liceo Classico “Sandro Pertini”, con l’aiuto del professore Francesco Strinasacchi. Gli alunni si sono occupati di scrivere i copioni, organizzare la sceneggiatura e fare le riprese per raccontare il “ciclo della violenza”, illustrato più avanti. Purtroppo il fenomeno è ancora oggi molto diffuso. Questa drammatica situazione è stata amplificata in seguito all’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19, che ha portato ad un lockdown generale in tutta Italia. Molte donne si sono dunque ritrovate a condividere la casa con il proprio carnefice. Infatti nel 2020 le richieste di aiuto al 1522, numero anti violenza e stalking, sono aumentate del 79,5% . Per sensibilizzare la società a questo fenomeno è stata istituita, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, una giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ovvero il 25 novembre. La data è stata scelta in ricordo dell’atroce omicidio delle tre sorelle Maribal, donne rivoluzionarie che si opposero al regime di Rafael Leónidas Trujillo, dittatore della Repubblica Domenicana dal 1930 al 1961.

Studentesse e studenti della III E al lavoro

Il centro italiano antiviolenza ha identificato che il fenomeno della violenza è costituito da quattro cicliche fasi:

1)“crescita della tensione” = l’uomo inizia ad assumere un atteggiamento ostile e scontroso. La donna avverte che la tensione cresce. Tenta di ridurla e prevenire l’escalation di violenza concentrando la propria attenzione sui bisogni dell’uomo e reprimendo le proprie paure e necessità. Molte donne affermano di sentirsi come se camminassero sulle uova.

2) “esplosione della violenza”= L’uomo inizia ad insultarla, minacciarla, denigrarla, urla e rompe oggetti per spaventarla. Generalmente la violenza fisica è graduale: i primi episodi sono caratterizzati da spintoni, immobilizzazioni, per poi arrivare a schiaffi, pugni e calci, strangolamenti e all’uso di oggetti contundenti ed armi. Per rimarcare il proprio potere, l’uomo può agire con violenza sessuale. La donna ha paura di morire e si sente impotente e inerme. Le reazioni sono diverse: c’è chi fugge, chi si ritrae, chi sopporta in attesa che finisca, chi protesta, chi tenta di difendersi. La violenza subita, oltre alle lesioni fisiche, produce gravi conseguenze psichiche nella donna. Molte sviluppano disturbi legati alla sindrome post-traumatica: disturbi del sonno, dolori cronici, ansia, perdita della fiducia in sé e negli altri.

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3) “luna di miele” = L’uomo, vergognandosi e sentendosi impotente, chiede perdono, dice che vorrebbe poter tornare indietro, promette di cambiare il proprio comportamento. Si dimostra “dolce, attento e premuroso”, compra regali, promette di andare in terapia e di “fare tutto il possibile per cambiare” affinché la donna non lo lasci e si separi da lui. Sono usuali anche le minacce di suicidio. La donna riscopre il compagno affascinante e amorevole dei primi periodi della relazione, così piena di speranza nel potere trasformativo del suo amore, accetta le scuse e accoglie il partner. Molte si sentono in colpa per aver pensato di lasciarlo, ritirano eventuali denunce, altre interrompono le consulenze avviate e lasciano gli alloggi protetti per ritornare al proprio domicilio impegnandosi a far funzionare il rapporto. In questa fase tendono a rimuovere il ricordo dei maltrattamenti, a difendere l’autore delle violenze di fronte a terze persone e a sminuire le violenze subite. Familiari, amici e comunità di appartenenza fanno spesso grande pressione sulla donna affinché perdoni il partner e gli conceda un’altra possibilità. La luna di miele è abbastanza breve (da due giorni a sei mesi).

4) “scarico delle responsabilità” = L’uomo non cerca le cause dentro di sé ma attribuisce la colpa del proprio agire violento a cause esterne (lavoro, situazione economica, uso d’alcool, stress, ecc.) e soprattutto alla donna che lo ha provocato o fatto qualcosa che giustifica la sua aggressione. La donna si assume la responsabilità del comportamento violento del partner, illudendosi di poter evitare altre escalation di violenza modificando la propria condotta.

Un fattore qualsiasi riavvia questo ciclo della violenza e per la donna risulta difficile uscirne, perché l’uomo alterna momenti di violenza a momenti di affetto.

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