Ogni 15 secondi nel mondo si verificano incidenti sul posto di lavoro; ogni giorno si arriva a circa 6300 incidenti mortali, che causano più di 2,3 milioni di morti all’anno. È inaccettabile che ancora oggi non ci siano misure efficaci per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Il primo diritto del lavoratore è proprio quello alla sicurezza. Secondo la legge egli può astenersi dal riprendere l’attività lavorativa nelle situazioni in cui persiste un pericolo grave e immediato (salvo casi eccezionali o su motivata richiesta). Può allontanarsi dal posto di lavoro o da una zona pericolosa senza subire pregiudizi o conseguenze in caso di pericolo grave ed immediato; deve essere sottoposto a visite mediche personali. Vi sono anche diritti che riguardano gli aspetti economici: la retribuzione deve avvenire entro determinate scadenze e deve essere proporzionata al lavoro svolto. Altri diritti personali riguardano l’integrità fisica e la salute: il datore di lavoro deve garantire un ambiente sicuro e periodicamente controllato. Spettano al lavoratore periodi di riposo quotidiano, settimanale e festivo; diritti sindacali che riguardano lo sciopero; il lavoratore, qualora lo ritenesse opportuno, può interrompere l’attività esercitata come rivendicazione o protesta.
Qualora questi diritti non venissero tutelati è possibile promuovere una vertenza contro il datore di lavoro, rivolgendosi a un avvocato esperto in diritto del lavoro o a un sindacato. Nonostante l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), ente pubblico non economico italiano che gestisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si verificano ogni giorno sempre più incidenti mortali; solo nel 2021 (gennaio-agosto) infatti sono avvenuti 349.449 incidenti, oltre 27mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Il dato più allarmante è la crescita degli incidenti durante il percorso verso l’abitazione o il luogo di impiego: sono passati da 38.001 a 45.821, anche se il dato del 2020 è influenzato dal massiccio ricorso allo smart working dei primi tempi della pandemia. La regione in cui si contano il maggior numero di vittime sul posto di lavoro è la Lombardia che ha raggiunto quota 34, una media di circa un decesso a settimana. Gli ultimi casi fanno riflettere:

  • Milano, 29 settembre: un operaio di 62 anni, ha perso la vita nel cantiere dell’ospedale Buzzi, in via Lodovico Castelvetro, cadendo da una scala.
  • Cesano Maderno, in provincia di Monza e Brianza, 18 novembre: un camionista di 50 anni è stato schiacciato dal carico del suo mezzo di circa 300 chili ed è morto sul colpo e non è stato possibile l’intervento dei soccorsi.
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  • Milano, 18 novembre: un muratore di 63 anni stava lavorando su un ponteggio a circa cinque metri d’altezza ed è precipitato al suolo poiché la corda di una trave ha ceduto. I colleghi hanno immediatamente chiamato il 118 intervenuto con automedica e ambulanza. Ha riportato un forte trauma toracico e un trauma cranico e all’arrivo dei soccorsi era in arresto cardiaco. Il 63enne è stato trasportato in ospedale in condizioni gravissime, mentre gli venivano praticate le manovre di rianimazione. Nulla però è stato possibile per salvare l’uomo che è morto poco dopo.

Queste sono solo alcune delle notizie di morti che avvengono ogni giorno sul posto di lavoro. Il lavoro, su cui si fonda lo Stato italiano secondo la Costituzione repubblicana, può rivelarsi dunque anche causa di sofferenze per i lavoratori e le loro famiglie. Spesso in seguito a queste vere e proprie catastrofi molte aziende sfuggono dalle loro responsabilità e cercano di camuffare la realtà dei fatti e il risarcimento dei danni molte volte risulta incerto; purtroppo è un fenomeno che si verifica molto frequentemente. Le morti sul lavoro inoltre possono essere definiti dei veri e propri “omicidi bianchi” , ciò perché questi decessi non possono essere attribuiti solo come una fatalità, un segno del destino ma a determinarli ci sono cause ben reali, quale inadeguatezza delle imprese pubbliche e private, la scarsa sicurezza dei luoghi di lavoro e dei materiali utilizzati, l’insufficiente opera di prevenzione degli incidenti ed è in base a questi fattori che la parola omicidio assume un senso, un significato profondo. Gli incidenti per la gran parte dei casi avvengono ad opera di mezzi di trasporto o macchinari, in agricoltura succede che si possa ribaltare un trattore, nel settore industriale rischia dal muratore all’elettricista, dal magazziniere all’idraulico; se non si verificano morti può comunque accadere che il lavoratore  sia segnato da inconvenienti fisici come mani tagliate, artrosi, ulcere, ustioni, dermatiti, paralisi definite, malattie dei polmoni.

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  • Aprile 2017: un giovane operaio di 23 anni  mentre stava utilizzando un macchinario per tagliare la carta, si tranciò le dita e fu trasportato in un centro specializzato di chirurgia della mano a causa delle gravi ferite che riportò a seguito dell’incidente, otto dita gravemente compromesse.
  • Aprile 2015: a Savignano intorno alle 14.30 un addetto si è fatto saltare due dita in seguito all’utilizzo di un macchinario in una falegnameria. L’uomo è stato portato d’urgenza all’ospedale di Modena ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico.
  • 31 marzo 2021: un uomo di 39 anni, operatore di una ditta del nord Italia, è caduto da una scala a oltre 2 metri di altezza, l’incidente si è verificato in uno spazio utilizzato per lo stoccaggio di travi in legno. Intanto, il trentanovenne è stato sottoposto ad un delicato intervento in ospedale a seguito della paralisi che lo ha colpito subito dopo la caduta.

Certo, malgrado queste tragedie, la situazione è migliorata rispetto al passato, poiché era carente non solo la sicurezza ma anche la coscienza dei lavoratori, che continuavano a lavorare pur essendosi sprigionata nella loro fabbrica una nube tossica (Seveso, Lombardia). L’Italia comunque rimane il Paese con il più alto tasso di morti bianche soprattutto nel meridione, dove spesso non vengono rispettate le norme riguardo l’assistenza sanitaria e di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, e spesso non viene fatto ricorso all’uso di materiali, strumenti e indumenti adatti a prevenire ogni forma d’incidente. Purtroppo anche per via della crisi economica molte aziende non possono permettersi il “lusso” di garantire la sicurezza sul posto di lavoro. E le cose sono andate peggiorando anche con l’arrivo della pandemia, che ha causato la perdita di posti di lavoro di molte persone e il fallimento di tante imprese. E’ necessario cercare di evitare questi incidenti il più possibile poiché non è accettabile che una persona, che vuole solo garantire un piatto a tavola o un tetto sulla testa alla sua famiglia, debba morire in queste condizioni. Sono ancora troppi i casi ogni giorno e bisogna investire per garantire la salute e la sicurezza di ogni lavoratore.

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