Durante l’ultimo mese sono andato per le strade di Ladispoli alla ricerca di persone disposte a raccontarmi come la loro vita è cambiata dopo la pandemia. Uno di questi è Luca, un ragazzo che ho incontrato dopo scuola, seduto in viale Italia con il suo monopattino elettrico ed il suo zainetto di Just Eat.

Come ti chiami? “Luca”. Quanti anni hai? “19”. Come è cambiata la tua vita con questa pandemia? “In peggio”.0 Potresti spiegarti meglio? “Mia madre ha preso il Covid ed è rimasta con dei problemi respiratori, ha perso il suo lavoro per questo. Siamo solo noi 2 e lei appunto adesso è disoccupata e devo lavorare io. Fare le consegne basta per pagare l’affitto e le spese mensili, quindi per ora va bene”.
Come vedi il tuo futuro? “Bella domanda. L’unica cosa che spero per adesso è che le condizioni di mia madre non peggiorino e che anzi migliorino. Spero anche di poter finalmente andare all’università, ma ormai penso che quella possibilità sia svanita. Continuo a sperarci, comunque”

Ladispoli, Viale Italia

Un’altra persona di cui vorrei parlarvi è Chiara, che ho incontrato in Piazza Rossellini. 

Come ti chiami? “Chiara”. Quanti anni hai? “43”. Come è cambiata la tua vita con questa pandemia? “Ci sono stati alti e bassi, più bassi che alti. All’inizio sembrava come un gioco, ma pian piano la situazione è peggiorata. A febbraio scorso mia sorella è morta. Lei non viveva qui ma a Milano. La sua scomparsa mi ha fatto male, molto male. Penso che i miei figli siano stati quelli più colpiti da questa cosa, ma si prova ad andare avanti come si può. Per fortuna il lavoro a me e mio marito non è mancato, ma so che a molte persone è successo il contrario. Di sicuro il lutto mi ha reso più forte e mi ha fatto capire meglio la vita”. Cosa speri per il tuo futuro? “L’unica cosa che spero è che i miei figli stiano bene, spero solo questo”.

L’ultima voce che vorrei farvi sentire è quella di Rosa.

Come ti chiami? “Rosa”. Quanti anni hai? “68”. Come è cambiata la tua vita con questa pandemia? “All’inizio ho avuto paura ma non è cambiato molto, non sono uscita per molto tempo, ma per fortuna sono stata sana. Ho fatto il vaccino, ho il green pass, sono stata bene. L’unica cosa che è veramente cambiata è che adesso bisogna usare questa mascherina”. Cosa speri per il futuro? “Oh beh ci devo pensare un po’, ormai sono vecchia non posso sperare tanto; spero di poter stare in salute finché posso”.

Insieme al lavoro di intervista ho anche fatto un piccolo lavoro di statistica, che però va preso con le pinze: infatti le persone intervistate sono state più o meno 50.

In media la fascia di età più collaborativa è stata quella più anziana, seguita da quella più giovane.

La fascia di età che ha dato risposte più cupe alle domande “come vedi il tuo futuro?” e “cosa speri per il tuo futuro?” è stata quella più giovane, al contrario di quella anziana, che invece ha dato risposte più solari.

Infine. la fascia che si è sentita meno toccata dalla pandemia è stata quella anziana. I più giovani e le persone di mezz’età hanno dato risposte più o meno uguali.

Cosa ne possiamo dedurre?

Ho capito una cosa, che è la più importante di tutte: che non è misurabile né esprimibile con freddi numeri, il sorriso sul volto della gente. Nonostante le ferite, quel sorriso suggerisce che in fondo a tanto dolore si deposita la speranza di tornare a giocare e a stare bene insieme.

Fotografie a cura di: Nicola Giordano

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