“In Europa, vietato dire ‘Natale’ e perfino chiamarsi Maria”. Questo è il titolo di un articolo pubblicato su Il Giornale. “Il politicamente corretto non risparmia niente e nessuno”, ha commentato la politica e giornalista Giorgia Meloni. Ma è proprio così? Facciamo un po’ di chiarezza. La comunicazione a cui fa riferimento Il Giornale è un documento che fa parte del programma #UnionOfEquality. Il documento, che è stato ritirato dopo le polemiche, aveva l’intento di rendere più inclusivo il linguaggio all’interno delle istituzioni. Ma come si arriva dall’essere inclusivi al vietare di chiamarsi Maria? La risposta è molto semplice: in realtà, quest’interpretazione è manipolatoria e non corrisponde con quello che il documento dice. Come possiamo leggere dalla prima pagina, “the purpose of this document is to set common standards for inclusive communication and to provide practical examples and advice to all Commission colleagues”. Ovvero: “lo scopo di questo documento è stabilire standard comuni per la comunicazione inclusiva e fornire esempi pratici e consigli a tutti i colleghi della Commissione”. Già da questa premessa, le affermazioni di chi pensa che sarà vietato chiamarsi “Maria” sono smentite. Infatti il documento si riferisce solo ai membri della Commissione europea. Certamente non riguarda in generale i cittadini dell’Unione, per i quali non sarebbe cambiato niente. Inoltre è da applicare solo per il materiale destinato alla stampa (comunicati, schede informative e infografiche, post e immagini sui social media, materiali di formazione e presentazioni) o al materiale utilizzato nella comunicazione interna: i discorsi, gli editoriali e i briefing. Concludendo: anche i membri della Commissione europea, in privato, avrebbero potuto parlare come meglio credono.

Ma andiamo avanti e analizziamo quali sono queste norme che secondo la destra, italiana e non solo, censurerebbero la maggioranza e cancellerebbero le radici dell’Unione. Più nello specifico, cos’è che ha fatto credere a così tante persone che sarebbe stato vietato dire “Natale”?
Tra le guideline, una recita: “Avoid assuming that everyone is Christian. Not everyone celebrates the Christian holidays, and not all Christians celebrate them on the same dates. Be sensitive about the fact that people have different religious traditions and calendars”. Ovvero : “Non dare per scontato che tutti siano cristiani. Non tutti celebrano le feste cristiane,
e non tutti i cristiani li celebrano le stesse date. Sii sensibile al fatto che le persone hanno diverse tradizioni religiose e calendari”.
Poi viene riportato un esempio pratico in cui c’è scritto di evitare di dire: “il periodo di Natale può essere stressante” e sostituirlo con “il periodo delle feste può essere stressante”. Però, viene anche specificato che espressioni come “per coloro che celebrano il Natale, o Hanukkah” saranno comunque accettate: l’importante è non dare per scontato che anche chi leggerà o ascolterà la comunicazione farà parte della maggioranza che festeggia le feste cristiane.
Ma andiamo ancora avanti, a smentire anche la seconda affermazione, ovvero quella secondo cui “sarà vietato chiamarsi Maria”. Stavolta la frase presa in causa recita: “Usare altri nomi oltre ai nome cristiani. In esempi e storie, non scegliere solo nomi che sono tipicamente di una religione”. Come possiamo vedere, il documento non chiede di escludere nomi cristiani, ma di usare anche nomi appartenenti alle altre religioni. La differenza è enorme, e far passare il fatto che nei comunicati ufficiali i membri della Commissione europea dovranno fare attenzione a che i nomi utilizzati non siano solo cristiani per “sarà vietato chiamarsi Maria” è un atto di disinformazione pura. Indipendentemente dal fatto che si può essere d’accordo o meno con quest’iniziativa, non si può trascurare il fatto che questa manovra sia fonte di disinformazione.

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