In Bielorussia, al confine con la Polonia, migliaia di migranti ammassati gli uni sopra gli altri attendono provvedimenti dell’UE. Quali sono le cause di questo disastro umanitario e da dove vengono queste persone?
È il 21 giugno, l’UE impone delle sanzioni alla Bielorussia, accusando di autoritarismo il presidente Alexander Lukashenko. In risposta a queste “interferenze negli affari interni di un Paese sovrano” Lukashenko asserisce che non contribuirà più alla lotta all’immigrazione clandestina.
Da agosto cominciano a circolare in Medio Oriente notizie circa dei visti turistici per la Bielorussia, che deliberatamente vengono distribuiti attraverso le agenzie di viaggio. A causa di ciò comincia a intensificarsi il transito di migranti verso Ovest, destando sempre più l’attenzione dei Paesi limitrofi.
L’8 novembre, infatti, Varsavia accusa la Bielorussia di aver creato una “rotta migratoria artificiale”, con lo scopo di costringere l’Unione Europea a revocare le sanzioni. Vengono alla luce informazioni riguardanti alcuni accordi fra il governo e le compagnie aeree. Le procedure burocratiche per la produzione di visti venivano affidate alle compagnie, che poi vendevano, a prezzi altissimi, biglietti e visti in Medio Oriente.
Una volta atterrati a Minsk, i migranti sono stati costretti ad attraversare a piedi il confine, in mezzo al bosco, per introdursi nei paesi dell’UE.
All’ingresso in Polonia si sono generati una serie di scontri fra forze armate e migranti.
La frontiera è stata poi “rafforzata” dal governo polacco e conta a oggi il presidio di circa 13000 militari, 4500 guardie e 2000 agenti di polizia. A livello mediatico, il tentativo di incursione dei migranti si è trasformato, in Polonia, in un vero e proprio “assedio”.

Pertanto, la folla è stata fronteggiata violentemente, attraverso l’uso di lacrimogeni e cannoni ad acqua.
La Polonia ha annunciato di voler costruire, entro la metà del 2022, un muro dalla lunghezza di 180 chilometri e dall’altezza 5,5 metri per impedire qualsiasi transito dalla Bielorussia. La barriera taglierà a metà quello che rimane di una delle più antiche foreste primordiali europee: la foresta di Bialowieza.
Nonostante sia permesso dai trattati dell’Ue, Bruxelles ha affermato che non ci sarà alcun finanziamento europeo all’opera. Il rappresentante degli Affari Esteri, Josep Borrell, spiega la decisione di aumentare le sanzioni nei confronti di Minsk affermando che l’Unione europea è “determinata a resistere alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici. Stiamo respingendo – afferma Borrell – questa pratica disumana e illegale”. Allo stesso tempo, però, in favore dei profughi, l’UE ha stanziato 700 mila euro per cibo, coperte e kit di primo soccorso.
Tentativi di mediazione ci sono stati soprattutto fra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Lukashenko. Si è concordato durante l’ultimo colloquio che saranno organizzati ulteriori contatti per risolvere la situazione. Il governo bielorusso ha anche annunciato di voler accogliere tutti i migranti in un centro logistico vicino al valico di frontiera di Bruzgi. Le persone sono infatti state trasferite in una struttura ad alcune centinaia di metri dal confine. Tuttavia continuano a vivere in condizioni disumane: dormendo per terra, costretti, data la scarsa quantità, ad acquistare cibo, acqua e medicine a prezzi vertiginosi. Non tutti i profughi, tra cui sono presenti anche bambini, sopravvivono di stenti, alcuni di loro, purtroppo, muoiono assiderati.
Le ONG spingono i governi a trovare un accordo e condannano la condotta di Lukashenko, che ha voluto usare intere famiglie “come pedine di un gioco di potere”.
