Un film senza tempo, uno dei cult della cinematografia italiana che va ad immortalare la genialità e la magnificenza di Alberto Sordi. Una pellicola del 1981 che, oltre all’interpretazione del grande attore romano, vanta la regia di Mario Monicelli e l’inconfondibile colonna sonora di Nicola Piovani.

Siamo nella Roma ottocentesca, più precisamente nel 1809, anno in cui l’esercito di Napoleone fece irruzione al Quirinale intimando al pontefice, papa Pio VII, di cedere alla Francia i territori dello Stato Pontificio.

“Sor marchese…”

Onofrio del Grillo è un marchese che passa le sue giornate nell’ozio. È un uomo godereccio e beffardo che per rompere la monotonia pianifica scherzi e si mescola con il popolo, frequentando bettole e osterie. Il suo atteggiamento è totalmente discorde con quelli rigidi della sua famiglia aristocratica e sono completamente impropri per i ruoli che ricopre: egli infatti è guardia nobile e cameriere segreto di sua Santità .

Le burle del Marchese sono imprevedibili e colpiscono individui di qualsiasi ceto sociale: da un innocente falegname alla sua stessa famiglia; da un agiato benestante fino al papa, ai danni del quale farà suonare tutte le campane di Roma come ad annunciarne la morte.

È affascinante notare come questo personaggio così superbo e sfrontato riesca a suscitare negli spettatori approvazione nei suoi confronti. Sicuramente parte è dovuta all’empatia che si crea grazie allo stile, all’ingegnosità e alla cura che adopera nelle sue beffe, non a caso è lui a pronunciare la celebre frase: “Quanno se scherza bisogna esse seri!”; e parte è dovuta proprio alla sua imprevedibilità: è difficile immaginare quale sarà il prossimo spiacevole scherzo. In effetti il nostro Marchese è svincolato da ogni regola e non esita a schernire anche chi è più potente di lui.

“Me dispiace, ma io so’ io”.

“Giustizia dell’altro mondo!”

Le sue beffe vanno spesso a mettere in risalto aspetti sicuramente ancora attuali della società, come ad esempio la corruzione e i privilegi dei potenti. Il protagonista, abusando dei propri poteri, intende mostrare come un uomo appartenente all’élite può permettersi di schernire chiunque voglia, rimanendo facilmente impunito per le proprie colpe. Peraltro è ormai nel linguaggio comune l’iconica frase con la quale si congeda dopo esser scampato a un arresto solo grazie al suo titolo: “Me dispiace, ma io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

Il film tocca anche altre tematiche più delicate, una tra queste è il decadimento dell’istituzione religiosa, ormai più impegnata a difendere i suoi interessi politici che ad occuparsi dell’aspetto spirituale. Sarà Don Bastiano (interpretato da un grande Flavio Bucci), un prete scomunicato, a pronunciare un incisivo discorso denunciando gli abusi della Chiesa, di Napoleone e soprattutto l’irrilevanza del popolo.

Un’altra questione importante viene sollevata dallo stravolgersi della situazione iniziale: Onofrio, che nel frattempo è per Roma con la sua amante Olimpia, aveva allestito nel suo palazzo il più grandioso dei suoi scherzi: al suo posto aveva lasciato il povero Gasperino, un carbonaro tale e quale a lui d’aspetto, ma non di maniere. Il personaggio di Gasperino, inizialmente sconvolto dalla situazione, non ci metterà molto a prendere coscienza delle ricchezze di cui disponeva. Amministrando il patrimonio riuscirà addirittura a sventare degli inganni ai danni di Onofrio. Viene quindi evidenziata l’incuranza, lo spreco delle ricchezze e l’ignoranza.

Il risveglio di Gasperino

Non solo un mito cinematografico

La figura del Marchese del Grillo è da secoli presente nella tradizione romana. Il popolo le attribuiva scherzi che tramandò negli anni e a oggi e ancora difficile distinguere la storia dalla leggenda popolare.

Questo affascinante e misterioso personaggio esistette veramente: visse nei periodi antecedenti l’epoca Napoleonica e si trasferì a Roma, dove stette per gran parte della sua vita. Passeggiando per le strade della meravigliosa capitale, nei pressi dei mercati di Traiano, è possibile ammirare l’omonimo palazzo, sua dimora ufficiale.

Seppur non sia ancora possibile aver certezza di molte delle sue imprese, possiamo affermare che il ritratto cinematografico di Monicelli sia molto attendibile. Il Marchese (quello vero) era un buontempone e probabilmente sperperò tutte le ricchezze che aveva ereditato in lussi e piaceri. Per divertimento architettava ingegnosi, a volte dissacranti e crudeli, scherzi ai danni dei potenti, dei privilegiati e dei superbi.

Venne eletto sediario pontificio, guardia nobile, cameriere segreto e consigliere capitolino, ma la sua fama più grande è quella ottenuta grazie alla sua stravaganza e originalità. Per concludere il ritratto di questo mitico personaggio, riporto qui l’allegro e spensierato motto inciso accanto al suo stemma:

“Er grillo del marchese sempre zompa, e chi zompa… allegramente sempre campa”

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