28 novembre 2021, Los Angeles (U.S.A.). Incredulità. C’è incredulità nel mondo della moda dopo che si è diffusa la notizia della morte di Virgil Abloh, il 41enne direttore creativo della linea maschile del noto marchio di lusso “Louis Vuitton”. Una rara e aggressiva forma tumorale, diagnosticata circa due anni fa e vissuta da Virgil nel più rigoroso silenzio familiare, ha interrotto prematuramente la vita dell’artista. Ma chi era Virgil Abloh, l’uomo nato a Rockford, città nelle vicinanze di Chicago, nel 1980 da una famiglia di origine ghanese? Certamente un designer geniale ed anche un visionario, un uomo venuto dal nulla avvicinatosi quasi per caso all’universo della moda dopo gli studi nella Boylan Catholic High School dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria civile e un master in Architettura.
Un creativo dotato di una personalità caratterizzata da un estro non comune che, nel 2012, gli aveva consentito di “emergere dal gruppo” e di fondare il marchio “Off-White” divenuto ben presto un brand di riferimento nella moda tanto da essere acquisito al 60% dalla società “LVMH”. Off-White è stata la sua voce. Un brand che “definisce l’area grigia tra il bianco e il nero” in cui si incontrano punti di vista differenti. Tra le ispirazioni che caratterizzano le sue collezioni troviamo l’architettura, lo streetwear, l’alta moda, il design, l’arte e la musica.

Quadri di Caravaggio assieme a graffiti di Futura, giacche tecniche sopra abiti couture: tutte le sue passioni in un unico marchio. Non possiamo non citare i motivi “DIAGONALS”, “ARROW” e soprattutto “QUOTE” di cui si è tanto parlato, quasi sempre banalizzando. La tendenza a evidenziare quegli aspetti che diamo per scontati era innanzitutto il suo modo per essere riconoscibile, ma anche un mezzo con cui dimostrare che in un mondo in cui esiste già tutto, la semplicità non è banalità. D’altronde va ricordato che anche la visione concettuale di artisti come Andy Warhol, Fontana e Rothko non fu immediatamente capita e l’affermazione “è semplice finché non lo fai” diventa quindi vera. La sua visione rivoluziona il significato artistico di un creativo e allo stesso tempo dimostra una comprensione della realtà e del potere nella società moderna. Con l’invenzione del luxury streetwear Virgil ha dato vita alla cultura dell’hype, un fenomeno tanto discusso e a tratti odiato ma che non risparmia nessuno. Abloh stesso si definiva un artista multitasking, capace di ricoprire più ruoli contemporaneamente mantenendo integra la sua estetica. È stato una figura perfetta per il mondo “veloce” in cui stiamo vivendo.

In realtà non è solo hype, è saper comunicare la propria visione alla gente, cercando di soddisfare anche i suoi bisogni. Il 26 marzo del 2018 Abloh diventa direttore creativo di Louis Vuitton. Lui stesso fu il primo afroamericano alla guida di Louis Vuitton e il terzo stilista nero al timone di una maison francese. Operando nella moda, nell’arte, nel design, nella musica e in tutte le discipline possibili e immaginabili, Virgil ha rivoluzionato il mondo con l’obiettivo di “registrare quello che sta succedendo nel mondo esterno” e gettare le basi per un futuro diverso. Lascia la moglie Shannon e due figli, Lowe e Grey. Numerosissimi sono stati i messaggi di vicinanza che hanno invaso i canali social di Virgil, tra i quali spiccano quelli delle star Kim Kardashian e di Rihanna. Anche il CEO del marchio “Louis Vuitton” nell’ultima sfilata-evento ha voluto ricordare, a soli due giorni dalla scomparsa, il suo geniale direttore creativo omaggiandolo con una mongolfiera rossa che ha volteggiato nei cieli di Miami. Vorrei concludere questo articolo riportando una sua frase che mi ha fatto riflettere e spronato ad andare oltre e a far vedere al mondo cosa ognuno di noi può fare “Life is so short you can’t waste even a day subscribing to what someone thinks you can do versus knowing what you can do”.
