Molti studenti, tra le loro loro abitudini, hanno quella di ascoltare musica mentre studiano.  Accade molto spesso, entrando in biblioteca, di vedere ragazzi chini a studiare con le cuffie alle orecchie: probabilmente stanno ascoltando una canzone. Infatti la musica riempie il silenzio, rendendo il tempo piacevole da trascorrere e riporta alla memoria bei vecchi ricordi. Ascoltare musica durante lo studio può essere produttivo e proficuo, ma anche controproducente.
Si è dimostrato che studiare con un sottofondo musicale ansia e stress sono ridotti; creando un ambiente rilassante e senza rumori di fondo, la nostra mente si libera e può concentrarsi sullo studio. Ciò avviene perché la musica rilascia nel nostro cervello una sostanza chiamata dopamina che ci permette di essere più tranquilli e anche più gentili verso gli altri. La musica favorisce il pensiero logico e permette al cervello di imparare e ricordare nuovi dati. 
D’altronde la musica jazz, dell’inizio del ventesimo secolo, è nata come work song, cioè come canzone che gli schiavi afro-americani usavano per ritmare e coordinare i movimenti nel lavoro.
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(Louis Armstrong – trombettista e cantante jazz)
Recenti studi (dell’Università Bicocca di Milano) hanno anche affermato che la musica aiuta la memoria: spesso si associa una canzone o una melodia a un concetto, che diventa così più facile da ricordare ed esporre. 
Tuttavia è importante scegliere la musica giusta, ad esempio quella rilassante che non ha la presenza del testo, per stimolare la mente e allo stesso tempo mantenere la concentrazione e non procrastinare. Infatti può capitare che
ascoltando una canzone particolarmente ritmata o “aggressiva”, si perda la nozione del tempo e si accantoni lo studio.
Un utilizzo molto proficuo della musica è quello della musicoterapia. Con questo termine si intende l’utilizzo di musica (o elementi musicali quali suono, ritmo, armonia e melodia), da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo per migliorare le prestazioni di linguaggio, apprendimento, necessità fisiche ed emotive.
Questo tipo di terapia aiuta molte persone con tante e diverse patologie. Ad esempio chi ha disturbi come il Parkinson, l’Alzheimer e altre demenze/ritardi, ma anche chi ha disturbi nell’alimentazione e d’umore e persino l’autismo infantile. 
Questo perché, nell’ambito medico, è stato dimostrato che la musica aiuta la regolazione del sistema nervoso autonomo e del sistema immunitario e quindi, di conseguenza, del metabolismo. Tanti studi sono in via di sviluppo per far combaciare la musica e la medicina e per curare al meglio chi ne ha bisogno. 
Infine ricordiamo anche l’importanza di suonare uno strumento musicale: ciò favorisce lo sviluppo del cervello. Saper suonare permette di sviluppare capacità tattili e visive, quelle di coordinazione (soprattutto mano-occhio) e migliora persino la respirazione. 
Un esempio perfetto è quello del violino. Questo strumento, più  di qualunque altro, sviluppa entrambe le parti del cervello (destra e sinistra), ampliando le capacità di ragionamento e di logica e stimolando attenzione e pazienza. Chi suona il violino è sicuramente una persona tenace, responsabile e determinata: questi sono i pregi del suonare uno strumento così complesso e incantevole.
 
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