Otto mesi dopo l’uscita nel paese del Sol Levante, Belle, l’ultima fatica di Mamoru Hosoda presentata al Festival di Cannes, arriva nei cinema italiani oggi, 17 Marzo 2022. Per questa occasione, in questo articolo, ripercorrerò la carriera del regista attraverso i suoi maggiori successi, cosicché questo articolo possa rappresentare una pratica guida per chi volesse recuperare le opere di questo autore, o per chiunque sia interessato a un riepilogo della sua produzione.

La Ragazza che Saltava nel Tempo:
La Ragazza che Saltava nel Tempo è uno dei film più celebri di Hosoda, e per molti anche uno dei migliori, adattato da un romanzo già abbastanza famoso (da cui è stato tratto anche un manga), questa pellicola ha sicuramente contribuito a lanciare Hosoda nell’olimpo dei registi d’animazione. Come la maggior parte dei film del regista ha una trama semplice e non fa dell’innovazione il suo punto di forza: la protagonista, Makoto, acquisisce il potere di tornare indietro nel tempo, e questo stravolgerà la sua ordinaria vita da studentessa. La trama appare quasi un pretesto per mettere in scena quello che è il vero obbiettivo di Hosoda, rappresentare dei rapporti interpersonali credibili, verosimili trasmettendo allo spettatore emozioni e sentimenti veri ed indimenticabili, senza rinunciare a qualche colpo di scena. Dall’inizio alla fine il film è un continuo alternarsi di atmosfere rilassate che ci raccontano della vita quotidiana di studenti come molti altri, e fasi assai più concitate frutto dell’inesperienza della protagonista al quale è affidato un potere che sarebbe troppo grande per chiunque. Le lezioni da apprendere da questo film sono molte, come anche le interpretazioni, ed i temi trattati spaziano dai più ai meno maturi ma senza mai risultare banali.
“Il tempo non aspetta nessuno” Makoto Konno.

Summer Wars:
“Summer Wars” del 2009, è probabilmente il film più innovativo ed audace del maestro Hosoda, precursore di molti film dello stesso genere ha anticipato i tempi sotto molti aspetti, andando a delineare un web 2.0 ed un “metaverso” molto simili a quelli che conosciamo oggi. Nel film al nostro mondo coesiste “Oz” un specchio virtuale della nostra realtà dove è possibile fare di tutto: dalle chat allo shopping, dal lavoro al combattimento. Kenji, il protagonista, verrà invitato dalla compagna Natsuki, di cui è innamorato, nella casa dei suoi nonni per un lavoretto estivo, che si rivelerà poi un trucco per salvare le apparenze. Potremmo dire che il film è diviso in due atti in forte contrapposizione: il primo, dove Kenji fa la conoscenza dei numerosi parenti di Natsuki, durante il quale quasi ci scordiamo dell’esistenza del caos virtuale di “Oz”; ed il secondo, dove Kenji si troverà vittima di un inganno, molto simile a quello che chiameremmo “Trojan Virus”, che lo coinvolgerà in una scellerata guerra alla conquista del web contro l’intelligenza artificiale “Love Machine”. Il connubio tra virtuale e reale è proprio il fulcro dell’opera, Hosoda ci mette in guardia e ci ricorda quali sono i limiti di ciascuna realtà, veicolando un messaggio attuale e profondo.
“Anche nei momenti più difficili e tristi bisogna stare con la famiglia e consumare pasti insieme, perché se c’è qualcosa che fa davvero male, è rimanere soli e affamati!” Sakae Jinnouchi.

Wolf Children:
Uscito nel 2012, “Wolf Children” è il primo film dello studio Chizu, fondato da Hosoda per poter lavorare in autonomia ai suoi film, e questo cambiamento si vede eccome. “Wolf Children” è un film di Hosoda all’ennesima potenza, dove la crescita personale e la famiglia sono i temi fondamentali, una storia al lieto fine, ma non come ci si potrebbe aspettare. La giovane Hana fa la conoscenza di Ookami nella sua università, il quale non è neanche iscritto al corso; la loro amicizia si tramuterà presto in amore e il perché del fare misterioso del ragazzo sarà svelato: Ookami è un uomo-lupo. I due avranno due figli: Yuki (il Kanji che corrisponde a neve), e un anno dopo, Ame (il Kanji per pioggia), che erediteranno i poteri del padre. Hana deciderà di trasferirsi in campagna, lontano da chiunque possa scoprire il loro segreto, intenzionata a cambiare completamente stile di vita per amore dei suoi figli. La crescita personale di Hana, come madre e come donna, tramite l’agricoltura, metafora stessa del compito del genitore, e l’evolversi del rapporto fra fratello e sorella, saranno abbastanza per tenerci incollati allo schermo per tutta la durata del film. Yuki e Ame sono due bambini dal carattere diametralmente opposto, ma con degli interessi che saranno destinati ad invertirsi man mano che li vedremo crescere. La trama coinvolge un periodo di tempo insolitamente lungo per le pellicole di Hosoda, ma i tredici anni presi in considerazione, si riveleranno perfetti per raccontarci la storia di una famiglia con qualcosa di speciale, ma non diversa dalle altre.
“Che si trasformassero nelle notti di luna piena o che aggredissero gli esseri umani, mia madre scoprì che erano solo leggende. Il mondo è pieno di cose che non conosco. Questo fu quello che mia madre pensò.” Yuki.

The Boy and the Beast:
In “The Boy and the Beast” torna il tema della famiglia, questa volta incentrato sul rapporto padre figlio. Ren è un bambino che vive senza i genitori, e per questo cova della rabbia dentro di sé, una sera nell’affollata Shibuya, nota delle strane figure, seguendole scoprirà un passaggio per un mondo parallelo, il mondo delle bestie: Jutengai. Nel mondo delle bestie passerà le sue giornate ad imparare le arti marziali da Kumatetsu, un orso che si sta allenando per un futuro scontro con il rivale cinghiale Iozen, alla conquista del titolo di Gran Maestro. Durante il film sembra che sia Kumatetsu ad imparare di più da Ren, che lui rinominerà Kyuta, e questo non fa altro che alimentare il loro legame, messo comunque alla prova da due caratteri non proprio facili. Un’altra figura fondamentale per il ragazzo sarà Kaede, una ragazza che Kyuta incontrerà nel mondo degli umani, che lo aiuterà ad imparare a leggere e a studiare. I numerosi e sfaccettati personaggi, come i figli di Iozen Jiromaru e Hikoichiro, o gli amici di Kumatetsu Tatara e Hyakushubo, le ambientazioni e le atmosfere fiabesche di Jutengai, e le inquietanti e fredde strade di Tokyo, rendono questo film un misto fra un romanzo di formazione ed un racconto tradizionale godibile ma non privo di dimenticanze nella scrittura, seppur non così irritanti previa sospensione dell’incredulità.
“Come si diventa padre? Il mio primo figlio lo sta insegnando a me che non ne avevo idea. Ho fatto buoni progressi.” Mamoru Hosoda.

Mirai:
Uscito ormai quattro anni fa e candidato agli Oscar come miglior film d’animazione, Mirai è l’ultima fatica di Hosoda (al momento della pubblicazione di questo articolo ed escludendo Belle). Il film ci parla di Kun-Chan, un bambino di quattro anni che con la nascita della sorellina Mirai (futuro in Giapponese), sente venir meno l’affetto dei genitori. Il film tratta temi come la gelosia e l’amore, che lo rendono adatto anche ad un pubblico più giovane, la delicatezza con la quale vengono rappresentate la psiche e l’immaginazione di un bambino è senza precedenti. Per certi versi Hosoda torna alle origini con questo film, osando di meno dal punto di vista della trama, ma premendo l’acceleratore, questa volta, sul rappresentare un’infanzia così credibile che può risultare simile a quella dello spettatore. Il regista utilizza uno “stratagemma” abbastanza facile per ricostruire una sorta di albero genealogico della famiglia, sovrapponendo più linee temporali. Non mancano scene emozionanti o insegnamenti da ricordare, in un film che comunque ha ambizioni ben diverse da quelle dei suoi predecessori.
“Quindi ciò che hai perso è te stesso, non è così?” Mirai.

Belle:
Non avendo visto il film sarebbe impossibile esporsi su “Belle”, eppure di previsioni se ne possono fare molte, sono in ballo il tema dell’amore e il tributo al classico Disney “La Bella e la Bestia”, e ritornano i temi del mondo virtuale e della crescita personale, da spettatore ed amante dei film del regista, non posso che augurarmi che rappresenti un nuovo straordinario capitolo della sua produzione artistica. Nella speranza che “Belle” possa rappresentare un’occasione di consacrazione per il regista anche qui in Italia, vi auguro buona visione qualora decideste di guardarlo.
“È il grande ciclo della vita: spendere tempo con i miei figli mi fa ricordare la mia infanzia, come se la rivivessi giorno dopo giorno.” Mamoru Hosoda.

La Ragazza che Saltava nel Tempo.

Un articolo appassionato e allo stesso tempo analitico e lucido fa avvicinare a questo mondo anche chi come me ne ignorava l’esistenza. Grazie per l’approfondimento affatto noioso e complimenti per l’esposizione.
La scelta di rileggere la filmografia del regista in relazione alle tematiche familiari trattate suscita forte curiosità per questa nuova pellicola. Complimenti all’autore dell’articolo per l’approfondimento che denota un profondo interesse verso i film di Hosoda.
Una illustrazione molto interessante della filmografia del regista Hosada che ti incuriosisce e ti avvicina al mondo dell’animazione giapponese. Complimenti al talentuoso giovane autore.
Non sono un’ appassionata dell’animazione giapponese, né tantomeno conosco il regista Hosada. Tuttavia questo articolo preciso e dettagliato sulla filmografia del regista, anche alla luce delle tematiche che affronta, crea una genuina curiosità verso questo tipo di cinematografia.
Complimenti all’autore dell’articolo.