L’empatia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, percependo le sue emozioni e i suoi pensieri. Deriva da una parola greca composta da en (dentro) e pathos (emozione-sentimento). Indica le emozioni che collegano due o più persone. La neuroscienza la colloca nella zona sopramarginale destra della struttura celebrale, in un punto situato tra il lobo parietale, quello temporale e quello frontale. Grazie all’attività dei neuroni situati in queste zone (i neuroni specchio) riusciamo ad accantonare, in alcuni momenti, il nostro mondo emotivo e le nostre cognizioni per poter essere più ricettivi al mondo altrui.
Serve per avvicinare le persone, così da orientare il nostro comportamento verso l’aiuto anziché verso l’aggressività. I comportamenti empatici hanno infatti aiutato la nostra specie nel corso dei millenni a costruire società sempre più complesse e a contrastare l’aggressività di fondo nonché la violenza, comportamenti comunque pur sempre presenti, a livello istintivo, nell’essere umano. Purtroppo l’individualismo del giorno d’oggi ha tolto “allenamento” alla nostra empatia, relegandola a un lontano angolino della nostra mente e delle nostre abitudini. Per riprendere da quel lontano angolino la nostra empatia dobbiamo fare alcune cose, come ad esempio: riconoscere le opinioni altrui; provare a vedere le cose da un altro punto di vista; imparare ad ascoltare, sorridere e incoraggiare il prossimo; non avere pregiudizi; non avere paura di mostrarsi vulnerabili.
D’altra parte c’è chi afferma che un’empatia eccessiva diventa disfunzionale, perché ci fa assorbire tutte le emozioni dell’ambiente senza filtro. Ci carichiamo dei dolori degli altri fino a sentircene persino in colpa: questo eccesso è una sensazione logorante e rischia di farci perdere nelle necessità degli altri dimenticando le nostre. Può portare persino a non riconoscere di avere accanto a sé un partner abusante, perché la propria empatia eccessiva fa perdere lucidità e porta a mettersi tanto nei panni dell’abusante da giustificarlo.

Così si finisce vittime anche di manipolatori e narcisisti. Come tutte le cose della vita bisogna usarle con cautela; l’empatia è fondamentale, ma se non viene usata con moderazione può portare a un vero e proprio autogoal. Nonostante tutto, l’empatia è molto importante perché soddisfa il desiderio comune di essere apprezzati e compresi. Secondo lo psicologo Martin Hoffman l’empatia è “la scintilla che fa scaturire l’interesse umano per gli altri, il collante che rende possibile la vita sociale”. L’empatia è molto versatile: si può utilizzare in diversi campi, da quello di lavoro (nel team-working per esaltare lo spirito di gruppo) oppure nell’ambito familiare, come nelle relazioni genitori figli. Infine, anche nell’amicizia.
L’empatia ha moltissimi effetti positivi: facilita le interazioni interpersonali, ci rende padroni del nostro destino, e inoltre, secondo molti imprenditori, è la chiave per vincere ogni trattativa e ottenerne profitto. Ci aiuta nella società, creando relazioni stabili basate sulla fiducia e sull’ascolto.
La psicologia classifica l’empatia in 3 grandi gruppi: Empatia cognitiva, che permette di intuire chiaramente il pensiero altrui e comprendere il suo punto di vista. Viene utilizzata da venditori, negoziatori e oratori. Successivamente l’empatia emotiva, che caratterizza chi sa comprendere ma anche provare le sensazioni delle altre persone. E’ utilizzata spesso dagli psicologi e dai dottori. Infine, l’Empatia compassionevole, che ci permette di comprendere le emozioni altrui, le proietta dentro di noi e ci fa capire come aiutare la persona che abbiamo davanti.
Il concetto di empatia è rappresentato pienamente da una frase antica 1000 anni, coniata dagli indiani nativi d’America: “Prima di criticare qualcuno, cammina per un miglio nelle sue scarpe”
