L’Italia è un paese ricco di tradizioni popolari, di storie e di maschere. Sin da piccoli questo bagaglio culturale ci viene trasmesso tramite dei racconti che, divertiti e talvolta spaventati, abbiamo ascoltato comodamente seduti sulle ginocchia dei nostri nonni.
Il personaggio di cui sto per raccontare appartiene da sempre alla folklore meridionale. Scazzamurieddhu, Laùru, Uru, Carcaluru, Monacello, sono solo cinque dei numerosi modi in cui viene chiamata questa creatura e variano a seconda della zona in cui ci si trova. Originario del Salento, ha accompagnato generazioni con la sua misteriosa presenza. C’è infatti chi giura di averlo visto e chi racconta di esserne stato vittima.

Solo un “disturbatore” notturno?
Lo Scazzamurieddhu è un piccolo omino peloso dalle orecchie e dal cappello a punta. Si aggira scalzo di notte per le campagne e si intrufola nelle case per infastidire il sonno degli addormentati. Dispettosamente si intrattiene intrecciando il pelo degli animali, bisbigliando nel silenzio della notte, nascondendo oggetti o rompendo stoviglie per causare dei rumori forti e improvvisi. È solito nascondersi dietro cataste di legna per poi uscire nel buio e trovare riparo sulla trave anteriore al letto del proprio sfortunato ospite. Da qui infatti si getta con un grande slancio sul petto della vittima dormiente facendole venire a mancare il respiro.

La presenza di questo piccolo spiritello può rivelarsi decisamente scomoda, ma per scacciarlo la tradizione ci riporta diversi e a volte insoliti rimedi. Uno tra questi è quello di tentare di rubare il suo amatissimo cappello rosso a punta. Una volta sottratto, il fastidioso folletto si acquieterà e inizierà ad ammoinare sperando nella restituzione del suo copricapo. In cambio è solito offrire dei cocci o dei tesori, consegnando per ripicca l’opposto di ciò che viene scelto. Tuttavia non è necessario per forza ricattarlo: la saggezza popolare ci rivela che è possibile ingraziarselo regalandogli delle scarpe, sperando in una ricompensa in monete d’oro. Si sostiene infatti che questo esserino sia in possesso e protegga dei tesori sepolti.
La storia
Le origini di questo mito sono molto antiche e si possono far risalire a quelle dello spirito Incubo di cui possiamo trovare testimonianza in molti scritti. Tra i diversi autori che lo hanno menzionato troviamo Petronio, Plinio e Sant’Agostino. “Io non lo so per certo, l’ho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoro”.
Petronio (I sec d.C.) – Satyricon, 38.
Incubo (dal latino incubare, “giacere sopra”) è uno degli appellativi di Fauno, primigenio dio romano degli armenti e delle greggi. Lo stesso nome esprime la sua abitudine notturna di schiacciare e asfissiare gli addormentati, pratica che, nel mondo romano, si sviluppa in un congiungimento sessuale.

È possibile accostare questa figura anche ai lari ( da qui Laurieddhu) e ai penati che nella tradizione romana sono rispettivamente gli dei protettori dei defunti e gli dei protettori della famiglia. Il nome Laurieddhu infine potrebbe derivare dal termine “laure”, grotte naturali salentine in cui trovarono rifugio i monaci anacoreti orientali fuggiti tra il VIII e XI secolo.
