Nel 1905, con la sua teoria della relatività ristretta, Albert Einstein dimostrò che lo spazio è intimamente connesso al tempo attraverso il limite di velocità raggiunto dalla luce. In altre parole, viviamo in un Universo a tre dimensioni spaziali e una temporale, ad esse strettamente correlata. Il nostro corpo, la nostra mente e coscienza percepiscono all’unisono la tridimensionalità e il tempo che scorre. La nostra stessa sopravvivenza biologica dipende dal modo in cui ci muoviamo nello spazio che ci circonda. In tal caso, una quinta dimensione risulterebbe una dimensione extra e superflua dello spazio? Secondo alcune credenze popolari, in questa ulteriore dimensione, gli esseri non possiedono massa, il tempo è istantaneo (ovvero, tutto esiste nello stesso tempo e spazio), non vi sono polarità, condizioni, giudizi, paure. Si ha la consapevolezza di essere un tutt’uno con la dimensione eterea. In definitiva, una dimensione del tutto e per tutto spirituale.

Tuttavia non si tratta soltanto di una mera illusione. Infatti, intorno agli anni Venti, fu proposta l’idea di una nuova dimensione dal matematico tedesco Oskar Klein e dal fisico svedese Theodor Kaluza, i quali si ispirarono alla teoria della gravità di Einstein. Quest’ultima mostrava che l’energia, o meglio la massa-energia, deformava lo spazio-tempo quadridimensionale. Poiché non siamo in grado di percepire concretamente queste quattro dimensioni, in presenza di un corpo dotato di massa, come un pianeta, non attribuiamo il suo movimento alla deformazione, ma a una “forza” di gravità. L’altra forza conosciuta all’epoca (la forza elettromagnetica) potrebbe, invece, essere spiegata dalla curvatura di una dimensione aggiuntiva dello spazio. Ma, dal momento che la forza elettromagnetica è 1040 volte più intensa della gravità, la curvatura della dimensione aggiuntiva sarebbe dovuta essere così elevata da avvolgerla fino a un diametro inferiore a quello di un atomo: sarebbe impossibile quindi rilevarla. La teoria pentadimensionale di Kaluza e Klein ha ricevuto un duro colpo per via della scoperta di altre due forze fondamentali che operano nell’ambito del nucleo atomico: le forze nucleari debole e forte.

Foto degli scienziati Theodor Kaluza (a sinistra)
e di Oskar Klein

Ma l’idea che le dimensioni aggiuntive spieghino queste due forze è stata ripresa mezzo secolo dopo dai sostenitori della teoria delle stringhe, in cui gli elementi costitutivi fondamentali dell’Universo non sono visti come particelle, bensì come minuscole “stringhe” di massa-energia. Per emulare tutte e quattro le forze, le corde vibrerebbero in uno spaziotempo a dieci dimensioni, con sei dimensioni spaziali arrotolate molto più piccole di un atomo. Di rilievo è un’ipotesi portata avanti dai fisici Lisa Randall e Raman Sundrum nel 1999, secondo i quali una dimensione spaziale aggiuntiva potrebbe spiegare anche uno dei grandi misteri cosmici: l’identità della materia oscura, quella sostanza invisibile e non rilevabile che sembra superare di un fattore sei la massa delle stelle delle galassie visibili. Ciò, a rigor di logica, costituirebbe la maggior parte della massa dell’Universo.

Ipotetica quinta dimensione; fonte: Google immagini

Nel 2021 un gruppo di fisici dell’università “Johannes Gutenberg” di Magonza, in Germania, in aggiunta, ha teorizzato che la gravità di particelle finora sconosciute che si propagherebbero in una probabile quinta dimensione nascosta, potrebbe manifestarsi nel nostro universo quadridimensionale sotto forma della gravità extra che attualmente attribuiamo alla materia oscura. Nonostante si allontani ampiamente dal concetto di “dimensione spirituale”, è una possibilità molto interessante, anche se bisogna ricordare che non mancano possibili candidati per il ruolo di materia oscura, tra cui le particelle subatomiche note come assioni, i buchi neri e la materia a tempo invertito proveniente dal futuro.

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