Poeti, pittori, scultori, musicisti. Non peccheremmo di arroganza se ci permettessimo di affermare che il Bel Paese è stata la patria di eccellenti artisti. Individui rilevanti e rivoluzionari, come Lucio Dalla, minuto nel fisico, ma ricco di pura e singolare genialità. Uno dei più grandi artisti contemporanei dell’orizzonte italiano e internazionale.

Musicista, scrittore, poeta, attore, showman; sono solo poche delle vesti in cui si è calato l’artista dagli iconici occhiali tondi. E in ognuno di questi ruoli è sempre riuscito a trasmettere emozioni.

Proprio per lui, al Museo Civico Archeologico di Bologna, è stata organizzata un’esposizione aperta al pubblico dal 4 marzo al 17 luglio 2022. Intitolata con il titolo di uno dei suoi brani, “Anche se il tempo passa”, la mostra si è trasferita Roma il 22 settembre e sarà visitabile fino al 6 gennaio all’Ara Pacis. Successivamente, nel 2023, in occasione dell’ottantesimo della nascita, si sposterà ancora a Napoli e a Milano

L’ingresso della mostra di Bologna. Foto di Nicola giordano.

Poliedrico, curioso, passionale; non basterebbero gli aggettivi per provare a definire in modo adeguato Il Ragno (uno dei suoi soprannomi). Partiamo allora dal principio.

Briciola e la sua “Piazza Grande”

Lucio nasce a Bologna il 4 marzo del 1943 (data destinata poi a restare indelebile come titolo di uno dei suoi successi). Nonostante il secondo conflitto mondiale in corso e le bombe che colpirono Bologna, il bambino coltivò allegramente le sue fantasie. Fin da piccolo si rivelò un bambino prodigio: cantava, recitava, ballava ed era irresistibilmente affascinato dallo stare al centro dell’attenzione. Non ci mise molto a diventare un comico, e a quattro anni era già in grado far ridere i grandi esibendosi con la fisarmonica nella sua “Piazza Grande” (un altro dei suoi iconici brani). Da qui il soprannome “Briciola”, una sorta di alter ego più sfrontato e spaccone, una vera e propria piccola star. I genitori ebbero un ruolo importantissimo, poiché non cercarono mai di frenare gli impulsi del piccolo, lasciandolo libero di esprimersi.

Un giovanissimo Lucio Dalla

In questi anni ci fu l’incontro decisivo: quello con il suo amato clarinetto. Il piccolo bambino autodidatta ne era irresistibilmente attratto: lo smontava, lo rimontava e ne esaminava ogni singola parte. Il grande musicista invece lo suonava con estrema sicurezza fino ad entrarci in simbiosi. Una corrispondenza reciproca che lo accompagnerà per il resto della sua vita.

Non ho mai imparato a suonare il clarinetto sul serio.

Però avevo un modo tutto mio: lo suonavo ritmicamente.

Era questo che suscitava curiosità in quanti mi ascoltavano.

L’infanzia dell’artista fu tristemente breve, infatti la morte del padre lo costrinse a crescere in fretta e a prendere il comando della famiglia accanto alla mamma Jole.

The Flippers“, “Lucio Dalla e gli Idoli“, il Cantagiro e Sanremo

Nel 1960, a soli 17 anni, Lucio era ormai un uomo e aveva già abbandonato la scuola con l’intenzione di fare musica. Sicuramente è interessante sapere che la mamma lo aveva appoggiato in questa sua scelta confidando in un successo che ancora doveva arrivare.

In questo anno l’artista fondò i Flippers, un gruppo Jazz in cui suonava il clarinetto e il sax (altro compagno inseparabile), e in cui partecipava come voce solista. Oltre per aver composto musiche per alcuni film (tra cui anche “Totò, Peppino e… la dolce vita“), il gruppo passò alla storia per essere arrivato secondo al Cantagiro del 1963 con il brano “I Watussi“, eseguito assieme a Edoardo Vianello. Ed è proprio in questa occasione che il futuro cantautore fece amicizia con Gino Paoli (in competizione con il celebre brano “Sapore di sale“). Fu proprio Paoli a convincere Dalla a diventare voce solista.

Nel 1964 abbiamo l’incisione del primo 45 giri e del primo Cantagiro. La seconda esperienza fu indubbiamente un disastro: l’artista fu fischiato per quasi tutto il tempo dell’esibizione e fu bersaglio del lancio di oggetti vari del pubblico.

Per nulla scoraggiato dagli eventi, Dalla, forma il suo gruppo di accompagnamento: gli “Idoli”. Con essi incide il suo primo album e mette piede per la prima volta sul palco sanremese nel 1966. L’anno successivo l’artista partecipò di nuovo al Festival della canzone italiana, ma ne uscì stravolto dalla tragica scomparsa di Luigi Tenco.

Lucio Dalla e Luigi Tenco

Il mito di “Gesù bambino

Il successo dell’artista non fu affatto immediato. In alcune occasioni venne scansato dai produttori e dai proprietari dei locali che erano esitanti anche nello stringergli la mano. In effetti il suo aspetto non era dei più consoni: l’artista bolognese era infatti basso e decisamente peloso (la causa dei peli furono degli ormoni somministratigli da piccolo per farlo crescere in altezza, ma l’effetto non fu quello sperato). Tuttavia il suo aspetto insolito fu anche uno strumento per vincere la tensione fra lui e il pubblico e l’artista lo usava come poteva a suo vantaggio.

Mi sono simpatico fisicamente.

Piccolo di statura, con i miei pelacci, la mia testa rapata.

Non ho complessi.

I primi riconoscimenti arrivarono nel 1971, quando l’artista partecipò per la terza volta a Sanremo con un brano, o meglio il brano, “04/03/1943”.

Il testo narra l’incontro tra una giovane ragazza (sua madre, di soli 16 anni) e un marinaio di cui non è dato sapere le origini, se non che “veniva, veniva dal mare”. Da questo breve, ma pieno amore nacque l’artista, che con questo brano getta un velo di mistero sulla figura del padre che però, come sappiamo, non coincide con quella effettiva.

Il brano, composto dall’autrice di testi  Paola Pallottino, gli valse il terzo posto assoluto e rimase per quindici settimane in hit parade. Successivamente venne poi anche lanciato in altri paesi del mondo.

Negli anni a venire l’artista incide una serie di album contenenti scritti da Baldazzi, Bardotti e Pallottino che lo porteranno tra i grandi della musica italiana. Tra questi, uno delle più noti è Piazza Grande.

L’arte incontra il genio

Tra il ’74 e il ’77 inaugura un tipo di spettacolo a metà strada tra il concerto vero e proprio e il teatro militante, e dalla collaborazione con lo scrittore bolognese Roberto Roversi nasceranno tre album “storici”: “Il giorno aveva cinque teste“, “Anidride solforosa” e “Automobili“. Intanto l’atteggiamento ironico e buffonesco dell’artista iniziava a manifestarsi sul palco.

Il sodalizio fra i due ebbe fine a causa di una lite, successivamente si ritrovarono, ma Roversi non tornò a scrivere per Dalla. Nonostante ciò la figura dello scrittore fu fondamentale, infatti fu proprio lui a spingere Lucio a esprimere le sue fantasie su carta: non lo sapeva, ma in sé era già poeta.

Superato il timore e le esitazioni prese la penna e da quella venne composta la profetica e visionaria “Come è profondo il mare“, prima affermazione della genialità poetica dell’artista.

Intanto un mistico / Forse un’aviatore
Inventò la commozione / E rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti / Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare / Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare / Com’è profondo il mare

Negli anni successivi abbiamo la collaborazione storica con De Gregori, quindi “Banana Republic” e ancora una serie di album e brani che andarono ad espandere la fama di questo personaggio in tutta Europa.

Gli anni ’80: “Dalla”, “Gli Stadio” e non solo

Occhiali tondi e zuccotto di lana in testa, questo è l’inconfondibile marchio di fabbrica del bolognese. Tutto nasce dalla copertina dell’album Dalla che contiene le tracce e l’immagine che accresceranno ancor di più la sua notorietà. Può essere interessante sapere che la celebre foto non piaceva poi tanto al cantautore che avrebbe preferito in copertina la foto posta poi sul retro dell’album uscito nel 1980.

Copertina dell’album “dalla” – 1980

Le otto canzoni contenute in quest’album sono di grande fascino e potenza espressiva. Invitiamo il lettore ad ascoltarle, oppure soltanto a leggerne i testi.

Intanto la band di accompagnamento dell’autore bolognese iniziava ad autoaffermarsi, e quest’ultimo ebbe un ruolo decisivo nella formazione del gruppo. Convinto (anche se con l’inganno) Gaetano Curreri (voce dal gruppo), mancava solo un particolare: il nome. Ed ecco che si formarono Gli Stadio. Da questa esperienza derivarono le collaborazioni con Carlo Verdone per i film Borotalco e Acqua e sapone con le musiche firmate da Lucio Dalla e dagli Stadio.

 Poi tre album: “1983“, “Viaggi organizzati” e “Bugie“. Ma, per la cronaca, non abbiamo ancora raggiunto l’apice (se davvero volessimo individuarne uno). 

“DallAmeriCaruso”

Questa storia inizia nel 1986 quando l’imbarcazione di Dalla rimase ferma per un guasto al motore nel golfo di Napoli. Questo guasto si rivelerà prezioso. Sceso a terra, l’artista decise di fare un soggiorno prolungato all’Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, in cui ebbe la possibilità di passare alcune notti nella stanza in cui aveva passato gli ultimi mesi di vita Enrico Caruso. In quei giorni venne a conoscenza tramite dei racconti di una presunta storia d’amore che avrebbe coinvolto il famoso tenore durante la sua permanenza all’hotel. Così, preso da una travolgente ispirazione, Lucio si mise al pianoforte. Era a conoscenza del fatto che stava per produrre qualcosa di grandioso, ma non sapeva fino a che punto: quest’opera infatti portò il cantautore a riscuotere riconoscimento a livello mondiale. Dopo 72 ore, uno dei brani più meravigliosi di sempre aveva ormai trovato la sua forma fra le righe del quaderno e quelle del pentagramma. Venne composta in quella stanza, dalla stessa terrazza e dallo stesso pianoforte con cui Caruso si intratteneva. Malinconica e travolgente, “Caruso” narra dell’amore segreto non corrisposto del tenore nei confronti di una sua allieva:

sentì il dolore nella musica, si alzò dal pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte

guardò negli occhi la ragazza,
quegli occhi verdi come il mare
poi all’improvviso uscì una lacrima
e lui credette di affogare.

La pagina dove fu scritta per la prima volta ”Caruso”

Una vita per lo spettacolo

Successivamente fu realizzato “Dalla Morandi“, un album nato dalla collaborazione tra i due artisti emiliani. Tra le varie tracce è presente il famoso duetto “Vita“, scritto da Mogol. A tale album si deve anche la rinascita artistica dell’eterno ragazzo. La carriera di Dalla continuò fino all’improvvisa morte nel 2012, ma l’impegno in ambito musicale non si limitò solo all’immensa produzione che ci ha consegnato nei decenni. Infatti è importante ricordare che nel 1983 fondò la “Pressing, casa discografica artefice del lancio di alcuni artisti emergenti del panorama musicale italiano, tra cui Luca Carboni e Samuele Bersani

L’impegno dell’artista si concentra anche in ambito teatrale e televisivo, basta ricordare “La bella e la besthia” con Sabrina Ferilli, ma non solo.

Consigli di lettura

Di libri su questo genio moderno ne sono stati scritti molti e altrettante parole sono state spese. Tra questi meritano attenzione due letture: A Bologna con Lucio Dalla di Giorgio Comaschi, e Lucio Dalla di Ernesto Assante e Gino Castaldo. 

Il primo è una vera e propria guida per le strade di Bologna, e fa assaporare a distanza di anni gli eventi che si legano a quei luoghi e per sempre resteranno protetti sotto i portici della città. Una passeggiata non solo fra i posti più significativi legati alla vita dell’artista, ma anche in senso più generale sul piano turistico, partendo da “Piazza Grande” che è Piazza Cavour e non Piazza Maggiore. Un’esperienza da consigliare a tutti: un viaggio sulle orme del proprio idolo, chiunque esso sia.

La seconda è “la grande biografia di un genio libero“, la storia completa che oltre menzionare le tappe, i successi e i fallimenti dell’artista dall’occhiale tondo, riflette anche sui testi più significativi soffermandosi sui passaggi più suggestivi. Riporto qui un passaggio tratto dal libro:

Aveva dita troppo corte per suonare il piano, non conosceva abbastanza la musica per comporre, aveva un fisico lontano da ogni canone, aveva collezionato insuccessi discografici, non aveva una cultura da intellettuale. Eppure è diventato uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana.

Fonti bibliografiche:

  • A cura di Baldazzi G. (1993). Tascabili economici Newton, Lucio Dalla, Parole Cantate, Le mie canzoni. Roma, Italia: Newton Compton editori s.r.l.
  • Assante E., Castaldo G. (2021). Lucio Dalla. Milano, Italia: Mondadori
  • Comaschi, G. (2022). A Bologna con Lucio Dalla. Roma, Italia: Giulio Perrone Editore.

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