Nell’anno scolastico 2019-2020 la classe 5E del liceo Sandro Pertini di Ladispoli, indirizzo classico, insieme alla professoressa Francesca D’Amico, ha iniziato un lavoro sull’alfabeto greco che poi, a causa della pandemia, messo da parte. Dai nostri ” fratelli“ e dalle nostre “sorelle” maggiori, ormai studenti e studentesse universitarie, il testimone è stato lasciato a noi alunni della seconda E, che abbiamo portato avanti il progetto, lo abbiamo rinnovato, con nostri contributi e cambiamenti, e lo abbiamo portato a termine.
Convinti dell’importanza della dimensione del gioco nel processo di apprendimento, ricordando con emozione il nostro primo approccio con il greco, abbiamo pensato di comporre una canzone sull’alfabeto greco, con l’intento di accompagnare, e aiutare nella memorizzazione, gli alunni in procinto di intraprendere lo studio del greco (video disponibile qui: https://youtu.be/faUDmPDAHpo)
Ecco la nostra canzone:
Alfa, beta, gamma, non c’è più il digamma
Non c’è più il digamma, non è certo un dramma
Delta, epsilon, zeta, non ho detto feta
Hai detto eta beta?
No. No, eta, theta
Che ci accompagna verso la meta
Iota, cappa, lambda, ecco il nostro mantra
Dai prova e canta, tutti insieme il mantra (2x)
RITORNELLO
Greci siamo noi
E presto anche voi
La musa abbiamo invocato
Lei ci ha ispirato
Insieme abbiam cantato (2x)
Mi, ni, csi, siam tutti qui
Omicron, pi greco è l’alfabeto greco
Ro, sigma, tau diciamo insieme wow
Forza insieme su upsilon, manchi tu
Fi, chi, psi siam tutti qui
Qui tutti qui
Poi c’è la meta
§ecco a voi l’omega
RITORNELLO
Greci siamo noi
E presto anche voi
La musa abbiamo invocato
Lei ci ha ispirato
Insieme abbiam cantato (2x)
Ora tocca a voi!
I Greci hanno usato la scrittura sin dall’età micenea, la prima forma di greco infatti è considerato il miceneo, chiamato appunto proto greco, una scrittura sillabica detta lineare B, decifrata nel 1953 da Michael Ventris e John Chadwick e testimoniata dal ritrovamento delle tavolette in lineare B relative all’ultimo periodo di vita dei palazzi micenei.
La fine della civiltà micenea (intorno al 1200 a.C.) determinò, con il crollo dei palazzi, centro del potere, la scomparsa della scrittura, non più usata, ma in età arcaica, VIII secolo a. C. , nel suolo greco vediamo una scrittura diversa, un sistema di tipo alfabetico di derivazione dal fenicio.

Secondo lo storico Erodoto ( Storie, V,58), fu Cadmo, mitico fondatore di Tebe, figlio del re fenicio Agenore e fratello di Europa, a introdurre in Grecia l’alfabeto fenicio. Erodoto nelle Storie riporta Questi fenici giunti con Cadmo […] abitando questa terra, introdussero presso i greci molte conoscenze e anche l’alfabeto, che prima i Greci a quanto mi sembra, non possedevano […]; essi avendo ricevuto le lettere dell’alfabeto grazie all’insegnamento dei Fenici, le usavano avendovi apportato qualche lieve modifica e , usandole, le chiamarono “fenicie”, come del resto era giusti, dal momento che erano stati i Fenici ad introdurle in Grecia.
In base alla teoria più accreditata, i Greci, grazie ai viaggi per mare, durante il cosiddetto Medioevo ellenico, indicato spesso con l’espressione “secoli bui”, hanno appreso l’alfabeto fenicio e lo hanno adottato e adattato alle proprie esigenze (poiché, per esempio, il fenicio, lingua semitica, era privo di suoni vocalici, che caratterizzano invece il greco, alcune consonanti presenti nell’alfabeto fenicio sono state utilizzate dai Greci per rendere i suoni vocalici).
Il risultato di tale intervento di adattamento è l’alfabeto greco che oggi studiamo a scuola che consta di 24 lettere di cui 7 vocali e 17 consonati ( in origine erano presenti anche altre lettere cadute poi in disuso: iod (j), digamma (Ϝ), stigma, una variante di sigma, koppa e (Ϡ) sampi ).
Nelle diverse zone della Grecia si svilupparono molte varianti locali dell’alfabeto greco, le due suddivisioni principali furono occidentale (calcidiana) e orientale (ionica) differenziate in base agli adattamenti rispetto al fenicio , tra le quali finì per prevalere l’alfabeto ionico, introdotto ufficialmente in Attica alla fine del V secolo, durante l’arcontato di Euclide ( 404/403 ), che assunse una dimensione panellenica . Il greco che si studia a scuola è il dialetto letterario attico del V-IV secolo a.C., appartenente al ramo ionico, una lingua colta,che per i suoi eccezionali prodotti letterari (la tragedia di Eschilo, Sofocle, Euripide, la commedia di Aristofane , la storiografia di Tucidide, l’oratoria di Lisia, Isocrate e Demostene e la filosofia di Platone e Aristotele ) divenne il dialetto più rappresentativo dell’intera grecità e base della nuova forma linguistica chiamata koinè (dal gr. κοινή “comune”) dell’età ellenistica, che nel IV sec. a.C. si diffuse in tutto il Mediterraneo centro-orientale, nei regni ellenistici sorti dalla disgregazione dell’effimero impero di Alessandro Magno, unendo Oriente e Occidente.
Questo greco comune continuerà, attraverso la fase medioevale (bizantina ) fino all’ultimo stadio del processo evolutivo della lingua greca, il greco moderno, neoellenico o neogreco, nato, orientativamente e convenzionalmente, dopo la conquista ottomana di Costantinopoli e la caduta dell’impero bizantino, nel 1453 (tutte le forme sopravvissute di greco sono discendenti della koinè, eccetto il dialetto zaconico, parlato nel Peloponneso e discendente dell’antico dialetto dorico ) .
Nonostante il greco antico sia una lingua storicamente conclusa, la sua presenza si manifesta nella vita di tutti i giorni anche quando, a volte senza neanche rendercene conto, utilizziamo parole come, per fare un solo esempio, democrazia (dal gr. δῆμος, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “potere”), per indicare la forma di governo alla base della nostra polis.
Copertina: Foto di Robert C da Pixabay
