“Forse, questi uomini con cui sto condividendo la stanza e una settimana della mia vita, nella loro apparenza dimessa, le povere cose di cui dispongono, forse loro, malgrado tutte le differenze visibili e invisibili, sono la cosa più somigliante alla mia vera natura che mi sia mai capitato di incontrare.”
È questo il passo che, nel cuore del romanzo Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli, esprime la principale chiave di lettura del romanzo stesso, sottolineando come la vera essenza dell’essere umano prescinda da qualsiasi forma di apparenza e formalità, andando contro, a volte, persino a ciò che noi stessi vorremmo.
È attraverso un viaggio tutto interiore che il protagonista, omonimo all’autore, ci porta con sé alla scoperta di realtà complesse, talvolta raccapriccianti, che solo vivendole, o leggendole, possono essere comprese fino in fondo. Veniamo accompagnati, durante la lettura, in un percorso verso la ricerca, poi l’accettazione, – seppur tormentata – di sé stessi, nel corso di una settimana che, nonostante possa sembrare breve rispetto a una vita intera, strabocca di molteplici e disparate esperienze ed emozioni.
È incredibile come in così poco tempo, e spazio, possano accadere così tante rivoluzioni, individuali e collettive, nei personaggi come nei lettori.
Infatti, emergono dal romanzo numerosi temi, quali quello della paura e della diversità, dell’amicizia, del senso di inadeguatezza, della poesia, del desiderio di salvezza, quello del dolore e della morte, oltre, ovviamente, quelli legati ai diversi “disturbi” psicologici dei vari personaggi.

La lettura del romanzo ha destato la curiosità e l’interesse di noi studenti, che abbiamo avuto il piacere di porre le nostre domande allo stesso Daniele Mencarelli, autore del romanzo e sceneggiatore dell’omonima serie, durante un significativo incontro, reso possibile grazie al progetto LIBRIAMOCI, cui la nostra scuola, il liceo Sandro Pertini di Ladispoli, ha aderito.
“Il romanzo che ho scritto non è autobiografico. La settimana di TSO? Me la sono inventata.”
Questa è stata una delle rivelazioni più sconvolgenti dello scrittore, sorta durante il prezioso evento, in cui quei temi importanti e attuali che rendono Tutto chiede salvezza un romanzo affascinante e coinvolgente, sono stati trattati con emozione e sensibilità da Daniele.

Tutto chiede salvezza, ma che significa? Cosa vuol dire “salvezza”?
Nel romanzo essa è il “desiderio patologico” del protagonista. La speranza di salvezza è così viva nel ragazzo, che lo definisce il sintomo più evidente della sua malattia. Ma se ci pensiamo, come ci ha spiegato l’autore, il desiderio di salvezza è presente in tutti noi. Gli essere umani, infatti, tendono per natura a volere salvare ciò a cui tengono di più, spesso non rendendosi conto dell’impotenza umana, e continuando a nutrire questa speranza cercando di raggiungerla.
Il protagonista brama salvezza anche per i suoi compagni di stanza, a cui, inizialmente, guarda con distacco, accorgendosi soltanto in seguito che “Quei cinque pazzi sono la cosa più simile all’amicizia che abbia mai incontrato”. Ecco che esce fuori il tema fondamentale dell’amicizia.
Nel romanzo Daniele ricorda i sabato sera, pieni di divertimento, passati con gli amici in discoteca prima di iniziare il percorso di TSO. Tuttavia, gli amici veri, quelli con cui confessarsi senza vergogna, li trova proprio nella stanza d’ospedale, da lui tanto disprezzata.
Per questo, durante l’incontro, Mencarelli ha approfondito il tema dell’amicizia, mettendo in risalto soprattutto la necessità del rapporto di fiducia, di apertura e di sincerità, che supera l’aspetto legato al divertimento. Gli amici, infatti, sono quelle persone con cui non dobbiamo avere vergogna di manifestare i nostri problemi, i nostri turbamenti, le nostre insicurezze, che tutti abbiamo dentro e che possono diventare ancora più incombenti senza il confronto e l’aiuto di qualcuno che ci voglia bene per quello che siamo.
I veri amici di Daniele sono dei “pazzi”, dei malati di mente, diversi dai cosiddetti “normali”, che guardano ai pazzi con timore e distacco. Il romanzo è proprio incentrato su questo dualismo pazzi-normali. Lo stesso Daniele si sente appartenere alla categoria dei pazzi, e sottolinea come lui e i suoi compagni vengano trattati dai medici, “i normali”, con superiorità: “Per loro non eravamo degni di essere ascoltati”, dichiara in un passo del libro.
Leggendo il romanzo, ci si rende conto di come questa “grande differenza” fra pazzi e normali in realtà non esista. Ma, purtroppo, la paura per il diverso è piuttosto attuale e ordinaria ai giorni nostri.
Daniele Mencarelli, invece, nel corso dell’evento, ha enfatizzato la ricerca e l’apertura nei confronti dell’alterità, di ciò che è sconosciuto e diverso, invitando noi stessi a scoprire, indagare, ad andare oltre, proprio come ha fatto lui: “A me i recinti sono sempre stati stretti” ha affermato rispondendo ad una delle nostre domande.
Ricollegandoci al rapporto fra Daniele e i suoi amici, emerge chiaramente un altro tema seggestivo: quello della poesia. Il ragazzo, infatti, nonostante si senta inadeguato e si vergogni, trova il coraggio di leggere la sua poesia soltanto ai suoi compagni di stanza.
La scrittura rappresenta l’unico rifugio per Daniele, il quale riesce a scappare dalla triste realtà che lo sconvolge costantemente e dai pensieri negativi che lo devastano, grazie al conforto che unicamente la poesia gli conferisce.
L’intervista a Mencarelli ha posto l’occasione di affrontare anche tale argomento. L’autore ha dunque illustrato l’arte della scrittura come un bisogno che nasce dalla sensibilità dello scrittore per l’immensità della realtà in cui siamo immersi, che lo induce a tradurre in parole ciò che vive e ciò che prova. Proprio questo, infatti, è il motore che ha spinto Mencarelli a comporre le sue poesie, operazione in cui ha un ruolo fondamentale anche il senso di inadeguatezza. Citando infatti il poeta Luzi, ci ha invitati a “difendere la nostra inadeguatezza”, elemento che fa parte di noi e che delinea la nostra personale identità.
Un solo progetto ci ha regalato tre importanti occasioni: la lettura del romanzo, il dialogo con l’autore, e anche, come già accennato, la visione della serie Netflix. Tutte e tre esperienze formative, che ci hanno emozionato, divertito e soprattutto lanciato importanti spunti di riflessione.
Interessante notare come, all’interno dei due lavori di Daniele Mencarelli, vengano trattati i medesimi temi, in alcuni casi in maniera del tutto differente.
Salta subito all’occhio la difformità circa l’ambientazione: vediamo in relazione gli anni ’90 – del romanzo- con il giorno d’oggi –della serie-, fra cui, in realtà, quando si parla di disagi universali e patologie, le differenze si assottigliano fino a scomparire.
Il regista, con tale scelta, ha voluto rendere ancor più attuale e vicina la vicenda raccontata all’interno del romanzo, inserendo, inoltre, con lo stesso fine, alcuni nuovi aspetti.
Un esempio lampante è quello del personaggio di Nina, introdotto per la prima volta nella serie Netflix. La ragazza, divenuta una famosa attrice, soprattutto fra i giovani, è coetanea del protagonista, e possiede una vita movimentata ed estenuante, caratterizzata da forti pressioni, da problemi di dipendenza e di autolesionismo.
Attorno alla sua figura, con cui il ragazzo entra in contatto durante la settimana di TSO, nasce una storia d’amore, che vede i due giovani legati da un sentimento forte, talvolta contrastante, dettato da pura irrazionalità, che li accomuna. Daniele sembra trovare in lei quel senso di salvezza, ciò che basti a riaccendere in lui quella vitalità di cui ha bisogno: una personae umana fino all’osso con cui condividere tutto, anche i pensieri più reconditi, che spesso si esprimono anche senza parlare.

Ulteriore notevole differenza è quella riguardante la descrizione fisica e psicologica dei personaggi, principalmente quello di Gianluca – che nel romanzo è nettamente più anziano rispetto alla serie – e di Madonnina, i cui occhi neri quanto irrequieti e la scarsa loquela, vengono trasformati, da elementi di forte drammaticità e malessere interiore, a caratteristiche quasi grotteschi del personaggio stesso.
Per chi, inoltre, osserva a confronto carta scritta e serie televisiva, risulterà nuova la conclusione della seconda, in cui ha luogo l’inaspettata morte di un personaggio chiave, che lascia un sapore amaro e un profondo segno nei personaggi e negli spettatori.
Entrambi i lavori possono considerarsi ben riusciti, in quanto restituiscono fedelmente le emozioni e la drammaticità che possono essere respirate in un ospedale psichiatrico, in cui la vita scorre più lentamente perché più densa, e in cui non risiedono solo dei “pazzi”, ma degli esseri umani dalle storie affascinanti e toccanti e dalla sensibilità superiore alla norma.
Scopriamo, attraverso le opere di Daniele Mencarelli, la vera realtà, quella che non è mai come la si aspetta, ma quella che arriva e ti travolge, lasciandoti insicuro sul da farsi e disarmato di fronte alla vita. Emergono i valori più disparati, come solidarietà e comprensione, fratellanza e rinascita.
Scopriamo che l’uomo non è la sua “malattia”, ma un immenso mosaico di vita, che difficilmente può essere compreso a fondo, spesso solo fra i simili, perché, tra “pazzi”, non c’è giudizio che tenga.
