Era l’11 febbraio 2012 quando scompariva una delle voci più straordinarie del panorama musicale, Whitney Houston.
A soli 48 anni, l’artista fu trovata morta in una stanza del Beverly Hilton Hotel a Beverly Hills. La causa del decesso fu un annegamento accidentale nella vasca da bagno a seguito dell’assunzione di un’eccessiva quantità di droghe che, combinata all’aterosclerosi, avrebbero provocato una perdita di coscienza mentre si trovava in acqua.

“Dio mi ha dato una voce per cantare con Lui, e quando hai questo, quale altro trucco ti serve?” W.H.
Che Whitney Houston sarebbe diventata una cantante era già scritto. Il talento era infatti già presente nella sua famiglia: la mamma, la zia e i cugini erano cantanti e la sua madrina di battesimo era Aretha Franklin, leggenda della musica soul.
Whitney, nata il 9 agosto del 1963, è stata cantautrice, attrice, modella e produttrice cinematografica statunitense. Soprannominata “The Voice”, la Houston ancora oggi è considerata una delle artiste più poliedriche al mondo. A 15 anni amava esibirsi con sua mamma, fino a quando non venne notata da un fotografo che la volle con sé come modella: fu infatti una delle prime afroamericane a posare per la copertina della rivista Seventeen.
A 19 anni tutto cambiò. Venne notata da Clive Davis della Arista Records che la mise sotto contratto e le stravolse la carriera. Dopo gli inizi come cantante nei cori della chiesa del New Jersey, Whitney si preparava a diventare una vera e propria stella del pop.
Impegnata a partecipare ad ogni tipo di show televisivo, finalmente nel 1985 arrivò il suo album di debutto: brani come How Will I Know o Greatest Love of All fanno del suo esordio un esordio da brividi.

Whitney cresce e con lei la sua musica. In meno di dieci anni supera ogni record: 411 premi tra cui 6 Grammy Awards, 170 milioni di album, 55 milioni di singoli venduti.
Una canzone in particolare, I Will always love you, è ancora oggi la più venduta della storia.
La canzone è tratta da The Bodyguard, film che lei stessa ha interpretato al fianco di Kevin Costner nel 1992. Qualche giorno fa, in occasione del gala pre-Grammy svoltosi al Beverly Hilton, l’attore ha voluto omaggiare la sua amica e collega Whitney nel discorso per Clive Davis. Parole commoventi quelle di Costner, che in primo luogo ha ricordato la lunga carriera del produttore e poi ha voluto ricordare Whitney: “Nessuno di noi alla fine ha potuto proteggere la tua amata Whitney, ma le tue impronte sulla sua vita sono limpide amico mio (…) Sei stato un miracolo nella sua vita, grazie per averle fatto da guardia del corpo.”

Nessuno era come lei. Tecnica sovrannaturale, pienezza e potenza vocale inarrivabili, grande presenza scenica, carisma, interpretazione e soprattutto emozione. Lei, incomparabile.
Nonostante ciò, Whitney era estremamente fragile. Si trovò troppo presto a scontrarsi con demoni più grandi di lei. La solitudine, l’alcol, l’uso di sostanze stupefacenti e la relazione complicata con l’ex marito Bobby Brown. Non sorrideva più come quando cantava “I wanna dance with somebody” o scambiava sguardi sinceri con i suoi fan, che tanto amava.
Whitney aveva veramente tutto, tranne la felicità. Quella bambina solare che sognava di cantare per sempre era ormai sola, e la sua tragica scomparsa in quella camera d’hotel non fu altro che l’ultimo capitolo di una vita fatta di fragilità.

