A San Valentino i riflettori sono tutti per l’amore. Il 14 febbraio, infatti, ogni coppia festeggia il proprio amore, regalandosi mazzi di rose – quali fiori se non quelli nati dal sangue della stessa Afrodite? -, cioccolatini e biglietti d’auguri a forma di cuore e con Cupido stampato sopra. Ma forse ormai tutto è diventato troppo commerciale.

Questa festività venne inaugurata da papa Gelasio I nel 496 in sostituzione dei Lupercali pagani e il nome elogia il martire protettore degli innamorati. Si racconta, infatti, che san Valentino riappacificò una coppia o donò a una fanciulla la dote necessaria per il matrimonio.

Eros e Psiche

Il simbolo di questa festa è Cupido, il dispettoso bambino alato. In origine, però, si chiamava Eros, dio dell’amore e figlio di Afrodite, ed era rappresentato come un giovane dal bell’aspetto come nelle Metamorfosi di Apuleio.
Psiche era così bella da far invidia alla stessa Afrodite. La dea, gelosa, mandò il figlio Eros a far innamorare la fanciulla dell’uomo più brutto sulla terra, ma egli ne fu conquistato. Il vento Zefiro portò Psiche in un lussuoso palazzo, dove fu sposa di qualcuno di cui non poteva conoscere l’aspetto. Un giorno la fanciulla gli chiese di far visita alle sorelle, che, gelose, cercarono di farle dubitare del marito. Una notte Psiche scoprì che il marito era proprio Eros che, però, volò via. Per scusarsi Psiche provò a conquistare la grazia di Afrodite con quattro difficili prove. Nell’ultima dovette scendere negli Inferi per recuperare la boccetta di bellezza di Persefone, ma, ingannata, cadde in un sonno profondo. Eros la soccorse e alla fine Zeus acconsentì al loro matrimonio.

“Amore e Psiche” di Canova (da Wikipedia)

Piramo e Tisbe

Come si può parlare d’amore senza citare Romeo e Giulietta? Ebbene, forse non tutti sanno che il celebre dramma shakespeariano è, in realtà, ispirato a un mito greco.
Mentre Piramo e Tisbe si amavano, le loro famiglie si odiavano. Un giorno, quindi, la coppia decise di incontrarsi sotto a un gelso per fuggire insieme. Tisbe arrivò per prima, ma dovette allontanarsi a causa di una leonessa. Quando arrivò anche Piramo la fanciulla era sparita e l’animale aveva insanguinato il velo della ragazza. Credendola morta, Piramo si uccise con la spada e, così, anche Tisbe. Ecco spiegato il motivo per cui i frutti del gelso sono di colore rosso sangue.

Orfeo ed Euridice

Orfeo era un incredibile musicista che si innamorò della ninfa Euridice. Un giorno, però, la ninfa venne uccisa da un serpente, mentre cercava di scappare da Aristeo. Sopraffatto dal dolore, Orfeo decise di salvare la sposa, scendendo negli Inferi. Dopo essere giunto al cospetto di Ade e Persefone, incantò tutto l’Oltretomba con la propria musica. Ade, allora, decise che Euridice sarebbe tornata in vita solo se Orfeo non si fosse voltato a guardarla prima di uscire dagli Inferi. Poco prima di riuscirci, però, il musicista si voltò e l’anima della fanciulla tornò nell’Ade. Ancora una volta Orfeo pianse la morte dell’amata e decise di non amare più nessun’altra donna, anche a costo della morte.

Admeto e Alcesti

Il re Admeto divenne così amico di Apollo che questi prima lo aiutò a conquistare la principessa Alcesti e, poi, a rimandare il giorno della sua morte. Il dio del sole, infatti, fece ubriacare le Moire, che acconsentirono all’accordo nel caso in cui il re avesse trovato un’altra anima da sacrificare. Tra tutti, però, solo Alcesti fu pronta a morire per amore del marito. Admeto, sopraffatto dal dolore, quindi, chiese aiuto ad Eracle, che riportò la regina tra i vivi.

L’addio di Ademto ed Alcesti di Dennis (da Wikipedia)

Il mito dell’androgino

Oggi neanche i “single” devono disperare, perché il 15 febbraio si festeggia San Faustino e perché Aristofane, nel Simposio di Platone, spiega che esiste una persona speciale per ognuno di noi.
In origine gli esseri umani avevano entrambi i sessi, due facce, quattro braccia e quattro gambe. Gli dei, però, iniziarono a preoccuparsi per la loro forza e arroganza, così Zeus separò l’uomo e la donna. Da quel giorno, quindi, ognuno cerca ancora la propria anima gemella.

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