La Luna è l’unico satellite naturale della Terra. È quattro volte più piccola del nostro pianeta ed è nata circa 4,6 miliardi di anni fa. Il primo sbarco sulla Luna avvenne il 21 Luglio 1969 e consentì di conoscere in modo più accurato la struttura e i movimenti del satellite. 

La Luna influenza in diversi modi i cicli biologici della Terra e la misurazione del tempo: la sua attrazione gravitazionale, ad esempio, permette un rallentamento della rotazione terrestre di 6 ore. Senza la Luna, infatti, un giorno durerebbe 18 ore.

Ma questo non è l’unico modo in cui la Luna ci ha influenzato nel corso dei secoli: è stata anche fonte di ispirazione, fin dall’antichità, di artisti e letterati. Numerosi occhi si sono rivolti al cielo verso di lei, in contemplazione, ispirati da quel disco luminoso. Sono infatti numerose le melodie, i dipinti, le opere letterarie di cui la Luna è protagonista.

Le venivano attribuiti inoltre i cambiamenti meteorologici improvvisi e connessioni con il mondo animale e vegetale, con il raccolto e la semina. Inoltre, il suo comparire e scomparire assumeva significati simbolici, alla base di leggende e credenze popolari.

Già a Babilonia e nell’antico Egitto, Il culto lunare rappresentava una delle più importanti manifestazioni religiose: i Babilonesi la identificavano con il dio Sin, mentre per gli Egiziani la Luna era vista come compagna e rivale del Sole e, come quest’ultimo, veniva antropomorfizzata e identificata come divinità, collegata al dio Thot e Iside. 

Ma non soltanto gli Egiziani e i Babilonesi identificarono la Luna con una divinità: per i Greci era la Dea Selene. Sorella di Helios, il Sole, e di Eos, l’Aurora, veniva raffigurata in modo analogo al dio del Sole, Apollo: così come Apollo guidava un carro con il quale faceva sorgere e tramontare il sole, allo stesso modo la dea Selene aveva un carro argentato trainato da cavalli o cervi, con il quale regolava i movimenti della Luna. In un secondo momento la Luna fu associata ad Artemide, sorella di Apollo, e ad Ecate, dea della magia. Selene, la Luna, partecipando all’alternanza tra luce e tenebre, offriva spunti per la composizione di numerose storie d’amore, la più celebre delle quali è quella di Endimione. Questa storia è ambientata in una grotta, dove si favoleggiava, in una mitizzazione del fenomeno dell’eclissi, che la dea Selene, quando scompariva dietro la cresta, si recasse a trovare il suo amato Endimione.

Endimione e Selene

Anche se la Luna, nell’antica Grecia, veniva rappresentata in chiave di personaggio mitologico, di divinità, spesso è anche presente come elemento paesaggistico, come dettaglio fondamentale o come soggetto principale di dipinti e opere letterarie, oltre a venir utilizzata in metafore e similitudini, e contribuisce a creare atmosfere misteriose e oniriche.

La ritroviamo sotto queste forme nell’Iliade e nell’Odissea di Omero. Nell’Iliade, l’assenza della Luna fa smarrire i guerrieri greci, rendendo la lotta contro i troiani ancora più cruenta. È presente invece nella sua luce rassicurante nella descrizione dello scintillante scudo di Achille. Nell’Odissea la mancanza della Luna invece determina lo sfortunato e inconsapevole arrivo di Odisseo alla terra dei Ciclopi. 

 La struttura stessa della Luna viene interpretata in modi diversi dalla mente umana nel corso dei secoli: Beatrice, nel Paradiso di Dante, afferma che sono le intelligenze divine a creare quelle macchie che si scorgono dalla terra. Le spiegazioni di Beatrice sono derivate da ideologie di Aristotele, le quali idee sono state, nel corso del medioevo, alla base dell’idea dominante sulla cosmologia: la natura della Luna e delle stelle era considerata completamente diversa da quella della Terra. La Luna era considerata incontaminata, immutabile e pura. 

Sarà Galileo a riportare l’osservazione della Luna su un piano più scientifico e pratico, dimostrando che la Luna non è una sfera brillante, pura, divina, ma è fatta di rocce, valli e monti esattamente come la Terra.

Successivamente, la Luna sarà protagonista dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, in cui il cavaliere Astolfo, in sella al’Ippogrifo, dovrà volare sul satellite in cerca del senno perduto da Orlando. Qui vengono raccolte tutte le cose perse dagli uomini sulla Terra, beni materiali ma soprattutto morali, che non possono essere recuperati.

Sulla Luna Astolfo trova le lacrime e i sospiri d’amore, l’ozio, il tempo perso nel gioco, i desideri irrealizzati, i doni fatti con speranza di ricompensa, il denaro dato in beneficenza e la corruzione della Chiesa, prima di riuscire a recuperare il senno. Sulla Luna descritta da Ariosto ci sono fiumi, laghi, campagne, valli e montagne, diverse da quelli terrestri, ma anche città e villaggi. La Luna rappresenta in quest’opera un rovesciamento della Terra.

La Luna nell’Orlando Furioso assume inoltre un significato simbolico particolare: è un “magazzino” di tutti i desideri, la follia, i vizi dell’umanità. Inoltre, è un luogo filosofico in cui Ariosto invita i lettori a riflettere sulla vita umana cogliendo l’occasione per ricordare che il destino dell’uomo è basato sulla follia.

Anche Leopardi farà della Luna la sua musa: con l’opera che ne porta il nome Alla Luna, descriverà come, dopo essere tornato su un colle sul quale era salito un anno prima, guarda la luna pensando a come, nonostante il tempo passato, il suo stato d’animo sia rimasto lo stesso: in passato, così come in quel momento, è pieno d’angoscia. La Luna viene descritta attraverso il velo di lacrime sugli occhi del poeta, deformata, ma non per questo meno affascinante. Il ritorno del poeta sul colle segna infatti il rinnovarsi di un dolore del quale non è dato conoscere le cause. Un dolore sempre uguale nonostante il tempo passato, del quale la Luna è stata ed è la testimone. 

Il manoscritto

Ancora una volta la Luna viene umanizzata: il poeta infatti si riferisce a lei come se fosse una fanciulla, e sembra trovare conforto nella sua muta presenza. In questa poesia la Luna ha il potere di ridare la vita a ciò che è finito, riportare alla mente un passato che si credeva dimenticato. È un antidoto contro la malinconia e la nostalgia, e allo stesso tempo ne è la causa.

Le diverse prospettive e i molteplici significati della luna ispirano anche il celebre autore Italo Calvino: in Marcovaldo il satellite terrestre diviene testimone della volontà del protagonista di recuperare il contatto con la natura; diviene testimone di sofferenze e amori non ricambiati nelle pagine delle Cosmicomiche oltre ad essere, con Palomar, metafora delle nostre disattenzione, del nostro trascurare ciò che è veramente importante, per poi rendersi conto della propria superficialità solo quando ormai è troppo tardi: “La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ma è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse. È un’ombra biancastra che affiora dall’azzurro intenso del cielo, carico di luce solare; chi ci assicura che ce la farà anche stavolta a prendere forma e lucentezza?”

Concludendo, La Luna nel corso dei millenni assume diverse sfaccettature, ma sempre viene presentata come una sfera lucente e pura, fonte di ispirazione, testimone silenziosa della vita, perfetta nonostante la struttura irregolare e l’orbita inclinata.

La Luna, indipendentemente dal periodo storico, dall’età o dall’estrazione sociale, ha da sempre scatenato nell’uomo forti emozioni. Rimane memorabile una scena immaginata da Pirandello nella novella di Ciaula, che vede per la prima volta la Luna dopo una vita passata in miniera: “…e Ciaula di mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva nel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore”.

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