L’Infanzia
La nostra storia inizia in un oratorio, è il 1946 e ci troviamo nel quartiere della Kalsa a Palermo. La Kalsa è il quartiere arabo del porto, nonché uno dei più antichi e ricchi di storia, dove ancora crescono palme da dattero e l’aria sa di salsedine. Dopo la guerra in pochi ricordano i suoi antichi fasti e diventa uno dei quartieri più poveri della città. L’oratorio della chiesa di Santa Teresa è l’unico luogo in cui i bambini e i ragazzi della zona si possono incontrare per giocare, stare all’aria aperta e provare nuovi sport. Avvicinandoci allo steccato che delimita il campetto, notiamo tre ragazzi. Due di loro hanno la stessa età, i capelli castani e a colpo d’occhio sembrano molto simili, ma le loro personalità non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Paolo, infatti, è il chierichetto della parrocchia: un bambino perennemente distratto e con la testa fra le nuvole. Giovanni, più grande di appena sei mesi, è taciturno e introverso. Con loro sta giocando anche un ragazzo più grande, Tommaso, conosciuto nel quartiere per essere prepotente e scontroso. I tre cresceranno insieme, condividendo paure, gioie e obiettivi, tutti racchiusi in questi momenti di svago.

L’adolescenza
Terminate le scuole medie, però, prendono vie separate. Tommaso si sposa all’età di sedici anni e già in questo periodo si macchia di alcuni piccoli furti, per poi lasciare definitivamente il paese e trasferirsi in Brasile con la sua famiglia. Nel frattempo gli altri due continuano il loro percorso di studi al liceo. Proprio qui Giovanni entra in contatto con la filosofia marxista che presto abbraccia e, al contempo il compagno di giochi sviluppa un ideologia diametralmente opposta. Paolo, infatti, inizia a frequentare circoli di veterani di destra. Nel 1957 Giovanni si diploma, e decide di iscriversi all’Accademia navale con l’intento di diventare ingegnere, ma dopo soli quattro mesi, nel gennaio 1958 abbandona l’Accademia per tornare a Palermo e iscriversi alla facoltà di Legge dell’Università degli studi di Palermo, già frequentata da Paolo. In questo stesso anno Tommaso, tornato in Italia dopo non avere trovato fortuna in America meridionale, viene arrestato per associazione a delinquere e contrabbando di sigarette.
Arriviamo al 1961: nonostante Giovanni abbia intrapreso gli studi più tardi del suo amico d’infanzia, si laurea con un anno di anticipo rispetto a Paolo, che ha mantenuto la spensieratezza che lo caratterizzava da bambino e spesso mette gli studi in secondo piano.

La carriera
Negli anni a seguire i due entrano nella Magistratura, proprio all’esordio della prima guerra alla mafia, e presto diventano familiari con i meccanismi di questa organizzazione criminale e con i suoi mezzi violenti. Chiaramente Tommaso ne è coinvolto fin da ragazzo, e a questo punto conduce una vita sregolata che ripercorre sempre le stesse tappe, in un circolo vizioso di illegalità. Giovanni e Paolo si ritrovano solo quando tornano nella loro Palermo, per lavorare insieme, emettendo mandati di cattura e scoprendo le relazioni personali tra gli affiliati alla mafia. Questo, ai membri più in vista di Cosa Nostra non piace, e presto i due magistrati cominciano a ricevere minacce di ogni tipo. Alcune arrivano addirittura da dirette televisive. Questi fatti costringono i due a farsi accompagnare da una scorta.
L’incontro
Il cambio di traiettoria nella vita di Tommaso arriva quando iniziano i contrasti tra i clan mafiosi della seconda guerra alla mafia e i Corleonesi, guidati da Totò Riina, decidono di eliminarlo a causa della sua affiliazione con i palermitani Badalamenti. Non riuscendoci, siccome Buscetta si trovava nuovamente in Brasile, mettono in atto un piano efferato, che puntava a portarlo allo scoperto, uccidendo undici dei suoi parenti più stretti. La copertura di Tommaso, però, non dura molto. Le forze dell’ordine locali lo riconoscono e lo fanno arrestare nell’ottobre dell’83, mentre in Italia gli inquirenti si mobilitano per estradarlo. Nel 1984 Giovanni, seguito da Vincenzo Geraci, lo raggiunge a Brasilia per cercare di convincerlo a collaborare con la giustizia e lui fa intendere di essere disposto a farlo. Una volta estradato non risponde alle domande degli inquirenti. Passano le settimane e da lui non riescono a tirar fuori nemmeno una parola. Sarà solo quando si troverà di fronte il ragazzo con cui giocava a pallone fuori dalla parrocchia del suo quartiere, che deciderà di rompere il silenzio. Infrangendo anche il codice d’onore mafioso per cui la collaborazione con le forze dell’ordine e la più alta forma di tradimento.

L’interrogatorio
Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta per noi sono due magistrati e un mafioso: due eroi e un cattivo. Ma la realtà e molto più complessa. La realtà è quel gomitolo di ricordi di due vite vissute parallelamente che si srotolano intorno al tavolo a cui sono seduti Giovanni e Tommaso.
Buscetta :“Ho finito le sigarette”.
Falcone : “Tieni, prendi il mio pacchetto”
È così che si conclude il primo giorno di interrogatorio tra i due. Il giorno seguente il dialogo tra i due ricomincia cosi:
Buscetta: “Io il pacchetto l’ho preso solo perché era già aperto “
Falcone: “Proprio per quello te l’ho dato”
A uno sguardo esterno questi scambi tra i due possono sembrare totalmente insensati, ma per loro è chiaro il significato che si cela in essi. Se il magistrato avesse offerto a Buscetta un pacco chiuso probabilmente lui non avrebbe accettato. Falcone, invece gli ha porto il suo pacchetto, come farebbe un amico, senza trattarlo con sufficienza come si fa con un pregiudicato. Forse è proprio grazie a questo comportamento che, durante quell’interrogatorio, Tommaso farà alcune delle dichiarazioni più importanti per la lotta alla mafia, e che faranno emergere per la prima volta i meccanismi con cui operava Cosa Nostra.
Questa storia ci dà un punto di vista diverso sulle biografie di due personaggi come Falcone e Borsellino attraverso il loro rapporto con un amico di infanzia, ritrovato dopo decenni, ma dalla parte opposta della legalità. Spesso vengono ricordati come modelli di comportamento ed esempi di coraggio fuori dall’ordinario. Guardando più attentamente le loro vite, capiamo di trovarci di fronte a due persone normali, che di straordinario avevano solo l’amore per una città e per la sua gente.
– Paolo Borsellino
“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.”

