Antigone è il simbolo di ogni rivolta contro le ingiustizie di un potere autoritario. Alla sua figura di “donna fiera” è legata quella delle donne che lottano in molti Paesi per conquistare il loro diritto di essere e di agire liberamente. Studenti e docenti della IV E hanno compreso il valore estremamente attuale dei versi di Sofocle: per questo hanno scelto proprio L’Antigone di Sofocle per la IX edizione del Festival THAUMA – Teatro Antico in Scena, promosso e organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore attraverso il CIT – Centro di Cultura e Iniziativa Teatrale “Mario Apollonio” e l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo – ALMED, in collaborazione con l’Associazione Kerkìs e con Out of Chaos.

Mettendo in gara spettacoli e saggi laboratoriali del repertorio classico greco e latino, il Festival ha lo scopo di promuovere la sensibilità e l’interesse dei giovani verso i grandi classici del teatro, che sono le fondamenta della nostra civiltà occidentale e che tuttora rappresentano per noi dei punti di riferimento imprescindibili, con cui è essenziale confrontarsi.

I docenti e gli studenti del liceo “Sandro Pertini”, aderendo all’iniziativa, hanno portato in scena la loro personale rilettura dell’Antigone attraverso due cortometraggi, realizzati dalla V E e dalla IV E, insieme a un ex studente della scuola.

 Così come Antigone si oppone con fermezza e coraggio al nomos (legge) ingiusto del re Creonte, decidendo di dare degna sepoltura al corpo morto del fratello Polinice, allo stesso modo le donne dell’Iran si ribellano alla legge dello Stato, che nonostante si dichiari divina, è un giogo soffocante che le priva dei loro diritti e della loro libertà individuale. Da questo accostamento deriva la scelta di accompagnare i versi della tragedia di Sofocle alle immagini, alle canzoni e ai video delle proteste antigovernative in Iran.

La mano pia di Antigone che ricopre di terra il corpo senza vita del fratello, disobbedendo alla decisione del re, è la stessa mano che successivamente libera il capo di una donna iraniana dal velo, emblema della forza opprimente della legge. In questa immagine metaforica si racchiude così il significativo messaggio del lavoro, incentrato sul tema della ribellione nei confronti di un potere dispotico.

Le donne iraniane protestano e lottano con coraggio contro lo Stato in nome della loro libertà, così come Antigone, con “audacia”, trasgredisce il nomos di Creonte, per onorare suo fratello, essendo ella consapevole del primato che le leggi intime e morali hanno su ogni tipo di potere politico (“e tuttavia fu giusto l’onore che ti resi”).

Antigone è pronta ad affrontare le conseguenze delle sue scelte. Ciò emerge soprattutto nelle parole che la ragazza rivolge a Creonte, in un confronto dove i due personaggi sono portatori di visioni totalmente opposte e tra loro inconciliabili. In seguito al discorso della ragazza agli abitanti di Tebe, in cui lei stessa dichiara di essere condannata per aver “onorato la pietà”, Antigone viene arrestata.

A suggellare il significato profondo del cortometraggio è la canzone iraniana Baraye di Shervin Hajipour, che accompagna le immagini e i video delle proteste antigovernative. Il titolo della canzone significa letteralmente per, a causa di, essa infatti è un inno alla libertà in cui vengono elencati i motivi della rivolta contro la Repubblica islamica.

Immagine tratta da Il velo di Antigone

Riportiamo il giudizio del cortometraggio.

“Il video si segnala come originale rappresentazione di un mito antico. Abbiamo apprezzato l’originalità di integrare i vv. 872- 943 e 1347-1353 dell’Antigone di Sofocle con video delle proteste femminili contro l’uso del velo in Iran: questa scelta fa risuonare il testo antico sofocleo di echi affascinanti. Buone le interpretazioni delle due Antigoni. Osserviamo però alcune ingenuità nell’uso dei filmati tratti da piattaforme online: le fonti non sono dichiarate e il loro uso in rapporto al testo antico avrebbe potuto essere più equilibrato. Pur con diverse ingenuità, il video propone dunque un’interpretazione originale e non solo una riproposizione dell’Antigone di Sofocle, a partire da una selezione di alcuni versi importanti della sezione finale del dramma. Nell’insieme un ottimo lavoro di classe, che potrebbe crescere sul versante della tecnica di recitazione degli studenti guidati da una figura professionista.”

COMMENTO AL CORTOMETRAGGIO DELLA V E

Gli alunni della VE, attraverso tale progetto, hanno voluto valorizzare l’importanza della comunicazione mediante la parola (logos), che non rimane fine a sé stessa ma ha lo scopo di conciliare visioni e sentimenti antitetici, che spesso tra loro trovano, invece, solo un’assordante incomunicabilità.

Lo stesso tema principale, quello dell’autonomos, quindi della legge naturale, dettata dall’istinto benevolo anziché dall’autorità politica, emerge grazie al costante dialogo che Antigone cerca con l’altro. Ella, infatti, non tiene dentro di sé il proprio nobile – anche se legalmente scorretto- proposito, ma lo condivide con il prossimo senza temerne le conseguenze, a insegna di grande coraggio e determinazione.

Durante il dialogo con la sorella Ismene, infatti, Antigone dichiara che non saranno le leggi di Creonte a separarla “dai suoi” e, vedendola esitante (Ismene afferma difatti che “violare le leggi non ha senso” e di non saper “agire contro la città”), al contrario rifiuta l’idea di rimanere immobile innanzi a un’ingiustizia che sente nel cuore, a costo di subire una punizione.

Successivamente viene riportato il colloquio con il re Creonte, durante il quale la donna conferisce ulteriore dignità e un valore universale alla propria causa, affermando: “tutti mi approverebbero se a tutti non chiudesse bocca la paura”. Con tali parole Antigone affronta il nodo della questione, ovvero il timore dettato da una forza superiore e opprimente, lo Stato, che impone le proprie leggi assolute e che non sempre trova lo spazio per quelle leggi che, invece, caratterizzano l’intimità dell’essere umano, come il fatto naturale di poter dare sepoltura al proprio fratello.

È proprio nella frase “la pietà mi ha fruttato una macchia di empietà” – pronunciata nel medesimo dialogo- che la donna esprime il netto contrasto fra lo stato e l’oikos, in cui il primo sottomette le necessità della seconda e quest’ultima è costretta costantemente a compiere una scelta tra ciò che è giusto secondo la legge e ciò che è giusto dentro di sé.

Creonte ed Emone, anche se sono padre e figlio, non riescono a dialogare, infatti ognuno dei due preferisce imporre la propria visione sull’altro, piuttosto che cercare di capirsi a vicenda. Creonte decide di giustiziare Antigone in nome dello Stato, poiché ritiene che se così non facesse, regnerebbe l’anarchia. Secondo Emone la donna più innocente di tutte, è destinata ad una fine malevola a causa di un gesto nobile, il suo punto di vista è quindi mosso da una voce interiore che impone la celebrazione dell’oikos; della stessa opinione è il popolo di Tebe, di cui Creonte si sente però il totale proprietario. Il re incarna il proprio ruolo di rappresentante dello Stato, rispondendo solo alle leggi con un atteggiamento totalmente razionale.

Antigone non accetta di disobbedire a ciò che la coscienza le autoimpone: “Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”

Immagine tratta dall’Autonomos

Riportiamo il giudizio del cortometraggio.

“Il video si segnala come la rappresentazione più ancorata al testo di partenza. Il video ripercorre, tramite una selezione di versi di tutta la tragedia presentati a “quadri”, l’intera trama dell’Antigone. La scelta di una traduzione molto antica e di costumi volutamente d’epoca e l’interpretazione attoriale creano un prodotto altamente tradizionale che dimostra una lettura integrale del testo da parte degli allievi e un buon lavoro corale. I quadri sono ispirati da diverse sezioni dell’Antigone sofoclea, ambientate in una casa di campagna di oggi con un camino in cui il fuoco è acceso (che rappresenta l’archetipo dell’oikos) e in suggestivi ambienti naturali (una foresta, una spiaggia) che cercano di comunicare i messaggi universali del testo. L’intenzione dichiarata di far emergere dall’Antigone l’idea di “autonomia” non emerge purtroppo con evidenza, mentre il video riesce sicuramente a comunicare i tratti salienti della trama sofoclea. La recitazione manca di tecnica attoriale ed è viziata da una forte inflessione dialettale (che può essere corretta); il supporto musicale a tratti copre le voci degli attori. Nell’insieme, un buon lavoro di classe, che ha potenzialità per crescere con un approfondimento tecnico delle arti messe in gioco.”

Qui di seguito, riportiamo i link dei due cortometraggi:

In conclusione, è interessante notare come dalla medesima tragedia emergano numerose chiavi di lettura che permettono di riflettere su temi di grande importanza e attualità; ciò è reso possibile grazie al valore eterno delle opere antiche, che, nonostante appartengano a un passato lontanissimo, non cessano di stupirci, di commuoverci, di farci riflettere. In questo senso, le scelte sofferte, i sentimenti e le peripezie dell’eroe tragico non sono affatto estranei all’uomo moderno e alle sue battaglie.

Attraverso quindi lo studio, il dialogo e il confronto con il testo greco, i docenti e gli alunni del Pertini, hanno saputo elaborare una loro personale interpretazione dell’Antigone, consapevoli del significato e dell’importanza di una tragedia antica che è per noi è ancora viva e ancora ci parla.

 

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